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Credito Borsa e fondi, possibili vie per la ripresa

Cala l’accesso al credito bancario e salgono fondi e private equity. Sembra consolidarsi nel 2014 una tendenza iniziata nel 2013. Questo per le Pmi sarà un anno discriminante: per le più virtuose potrebbe davvero ripartire la crescita. Per farlo servono progetti ambiziosi e spiccate capacità imprenditoriali. Ma non basta. Serviranno anche capitali per aumentare la competitività e sostenere il peso economico di progetti in espansione.

Per riuscirci le aziende potranno percorrere due strade (relativamente) nuove: la quotazione in borsa e l’ingresso di un fondo nel capitale sociale. Si tratta di soluzioni note ma che negli ultimi tempi (complice la stretta creditizia) stanno entrando sempre di più nelle corde delle piccole e medie imprese italiane.
Le potenzialità
Conosce bene il fenomeno Enrico Ceccato, partner fondatore del fondo Orlando Italy che, dopo essere diventato azionista di Limoni spa, ha preso il controllo della catena La Gardenia Beauty spa, creando il Leading Luxury Group, un polo del Beauty Luxury che si colloca al vertice del mercato nazionale e tra i primi 5 player mondiali.
«Servono progetti ambiziosi e di respiro globale — afferma Ceccato — . Il contesto internazionale è sempre più selettivo e anche le Pmi devono ragionare in grande. Questo sarà un anno molto particolare per le nostre aziende: la crisi ha depauperato la media impresa italiana,i livelli di indebitamento, le insolvenze e i protesti aumenteranno. Le aziende con queste difficoltà potranno attirare l’attenzione solo da fondi come il nostro e non certo dai fondi buyout che guardano solo ad aziende in salute».
L’attenzione però non sarà indiscriminata: per attrarre capitali, in questa fase, servono precise prerogative. «Ci vuole un brand forte — spiega il manager di Orlando — una chiara volontà di crescita internazionale e un settore di business con evidenti potenzialità di crescita. La “perla” la si può scovare in qualsiasi comparto. ma attualmente in Italia ci sono alcune aree particolarmente appetiti dai fondi grandi e piccoli: il tessile-abbigliamento, l’alimentare, la meccanica e in generale il lusso. Un discorso a parte lo meriterebbe il turismo, la vera miniera dell’Italia che per esprimere realtà davvero importanti a livello internazionale avrebbe bisogno del sostegno del sistema paese».
La terza via si chiama quotazione in Borsa. Un altro «strumento» a lungo ignorato o temuto da gran parte delle piccole e medie imprese italiane. Adesso però il vento sembra cambiato, forse grazie all’effetto traino di esperimenti felici come le recenti quotazioni di Brunello Cucinelli e Moncler.
Le sinergie
Una tendenza confermata da operatori del settore come Methorios Capital, advisor che lo scorso anno ha condotto alla quotazione 8 società tra cui Italian Indipendent di Lapo Elkann o Leone Group (la società cinematografica dei figli di Sergio Leone). «Questo sarà un anno fantastico per il mercato Aim — prevede Fabio Palumbo, presidente di Methorios Capital — ancora meglio del già soddisfacente 2013 appena concluso. La crisi ha accelerato un cambio culturale nelle nostre piccole e medie imprese ormai costrette a cercare vie alternative al credito bancario per poter finanziare la crescita. Inoltre l’arrivo di uno strumento virtuoso come i minibond finirà per rafforzare ancora di più le sinergie con il mercato azionario. Ormai ci siamo aperti ai sistemi di capital market e abbiamo aperto al canale Aim. Questo, insieme alla defiscalizzazione dei minibond e all’alleggerimento dei costi per l’accesso in Borsa, provocherà un’impennata di quotazioni».
Una previsione «interessata» che sa tanto di auspicio. Ma qual è l’identikit della Pmi adatta alla quotazione? «È sempre molto più semplice riuscire a quotare un brand affermato su mercati internazionali — afferma Palumbo — perché viene recepito meglio dagli investitori stranieri. I settori? quelli noti: alimentare, l’information technology e il lusso».
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