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Credito, banche sulla difensiva

Il rischio di insolvenza per i prestiti privati e gli interventi a sostegno delle imprese, coperti da garanzie pubbliche attivate a seguito dei decreti legge «Cura Italia» (n. 18/2020) e «liquidità» (n. 23/2020), «potrebbe superare il 10%». E questo a causa del fatto che la platea dei potenziali beneficiari è stata ampliata, includendo sotto l’ombrello pubblico, anche «le imprese con prestiti deteriorati». Non solo: a pesare saranno pure «le più elevate percentuali di copertura del credito» e «l’assenza di previsioni che limitino l’utilizzo delle garanzie ai soli nuovi finanziamenti o al rinnovo di quelli in scadenza contrattuale». A tracciare il quadro della situazione, ieri in audizione presso le commissioni riunite finanze e attività produttive della Camera dei deputati, è stato Fabrizio Balassone, capo del servizio struttura economica della Banca d’Italia. Sempre via Nazionale ha stimato in 450 mld di euro l’ammontare complessivo di credito con garanzie pubbliche, che i due provvedimenti dovrebbero mettere in campo: «Circa 5 volte il valore di quelle in essere a fine 2019». E ha confermato: «Nei 5 mesi che intercorrono tra marzo e luglio le imprese potrebbero cumulare un fabbisogno aggiuntivo di fondi esterni dell’ordine di 50 mld».

La trappola del merito creditizio. La relazione BankItalia tocca un punto nodale, che spiega la reticenza di diverse banche a erogare credito sul territorio. «Per ridurre i tempi necessari per la concessione dei finanziamenti», chiosa il capo della struttura economica di via Nazionale, «sono state sospese le procedure di valutazione del merito di credito dei debitori da parte del MedioCredito Centrale, che gestisce il fondo di garanzia pmi, e non ne sono state previste per la maggior parte delle garanzie concesse da Sace». Quindi l’affondo: «Questa scelta appare giustificabile in via temporanea ed eccezionale per evitare ritardi operativi dovuti all’elevato numero di pratiche da esaminare», ma «incide negativamente sulla capacità di utilizzare le garanzie in modo efficiente: in alcuni casi il credito potrebbe affluire a imprese comunque destinate a non superare la crisi». In sostanza, il sistema bancario è preoccupato che le imprese non rientrino dalle esposizioni. E questa annotazione riguarda soprattutto i prestiti fino a 25 mila euro; Balassone lo paventa nero su bianco in una noticina a margine della sua relazione a Montecitorio, quando rileva che l’alto numero di istanze da lavorare senza procedure valutative riguarda «soprattutto i prestiti di piccolo importo garantiti al 100%. In questi casi», sottolinea, «il decreto prevede che gli intermediari possano concedere i finanziamenti senza attendere la risposta del Fondo centrale di garanzia, una volta verificati i requisiti formali richiesti per l’ammissione alla garanzia».

I conti pubblici. A fronte di tutto ciò, Balassone sottolinea che «la sospensione temporanea dei versamenti fiscali ha accresciuto significativamente la necessità per il Tesoro di ricorrere al mercato» in aprile e la stessa cosa accadrà «nel mese prossimo»; in particolare, «le valutazioni ufficiali indicano in circa 16 mld l’entità dei versamenti che sarebbero differiti al secondo semestre 2020». Quindi, rileva: «I conti pubblici relativi a quest’anno potrebbero risentire dell’eventuale illiquidità dei contribuenti al momento di compensare quanto non versato in precedenza». Infine, rivela: «Le sospensioni per aprile e maggio di versamenti Iva, ritenute Irpef e contributi sociali andranno recuperate entro l’anno, in un’unica soluzione entro il 30 giugno, oppure con un massimo di cinque rate mensili a decorrere da tale data».

Patrimoniale e prelievi sui conti. BankItalia non sembra favorevole a nessuna delle due soluzioni per sostenere la spesa causata dalla crisi da coronavirus. «C’è molto risparmio degli italiani sui conti correnti, ma questo è la base della liquidità delle banche che consente loro di effettuare interventi. Se lo togliamo riduciamo la capacità delle banche di intervenire», rimarca Balassone.

Finanziamenti diretti dallo stato. Per mettere al riparo gli istituti di credito, il capo economista di BankItalia rilancia: «Per privilegiare la rapidità di erogazione il governo dovrebbe valutare il trasferimento diretto di prestiti alle imprese, volti a coprire, in misura da definire, le perdite di fatturato e le spese operative; operazioni condotte da veicoli finanziari pubblici costituiti per facilitare la ristrutturazione dei debiti delle aziende; incentivi fiscali miranti ad agevolarne la ricapitalizzazione». Il tutto prevedendo «esplicitamente che la valutazione del merito di credito sia assolta con la sola verifica formale della sussistenza dei requisiti previsti dal decreto, ed eventualmente anche disapplicando temporaneamente le norme penali rilevanti».

Facilitare le erogazioni. Per evidenziare i danni da Covid e facilitare il credito via Nazionale suggerisce «l’utilizzo esteso dell’autocertificazione della perdita di fatturato subita», come per «il reddito di ultima istanza» (art. 44, dl 18/2020) e la sospensione di versamenti tributari e contributivi (art. 18, dl 23/2020)». «L’operazione», chiosa Balassone, «accompagnata da controlli ex post disincentiva comportamenti opportunistici».

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