Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Credito Allo sportello continua la cura dimagrante

Effetto tenaglia sulle imprese. Motore del credito quasi fermo e boom di sofferenze nei bilanci delle banche: negli ultimi 12 mesi, da giugno 2013 a giugno 2014, sono calati di oltre 20 miliardi i finanziamenti a imprese e famiglie, mentre le rate non pagate sono cresciute del 23% arrivando a oltre 170 miliardi di euro, in aumento di 32,1 miliardi. Il paradosso è evidenziato dal rapporto sul credito del Centro studi Unimpresa, secondo cui nell’ultimo anno le banche hanno tagliato i finanziamenti al settore privato per complessivi 20,3 miliardi (-1,41%). 
Rischio insolvenze
A soffrire di più sono le imprese (soprattutto le Pmi). E sono sempre loro a non rimborsare regolarmente agli istituti di credito i finanziamenti ricevuti. Le «rate non pagate» dalle aziende ammontano a un totale di 121 miliardi, quelle delle famiglie valgono più di 32 miliardi, mentre quelle delle aziende familiari ammontano a 14 miliardi. Ma di questi tempi le sofferenze non risparmiano nessuno e i ritardi toccano anche pubblica amministrazione, Onlus, assicurazioni e altre istituzioni finanziarie.
«Purtroppo si tratta di un malessere specchio della crisi profonda che attraversa il paese — osserva Sergio Battaglia, segretario generale di Unimpresa —. Non tutte le responsabilità, però, sono imputabili solo alla crisi. Le banche, per esempio, da tempo hanno assunto comportamenti diversi con soggetti diversi. È vero, ci sono le rigide regole di Basilea, la difficoltà di liquidità che riguarda anche gli istituti di credito, ma il loro atteggiamento cambia a seconda dei soggetti con cui hanno a che fare. Basta fare gli esempi di Sorgenia e Alitalia per capire che, se al posto di quelle imprese ci fossero state delle Pmi, sarebbero fallite da tempo».
Secondo lo studio dell’associazione, basato su dati della Banca d’Italia, in totale le sofferenze sono passate dai 138,1 miliardi di giugno 2013 ai 170,3 miliardi di giugno 2014, un aumento strettamente legato alle difficoltà delle piccole e medie imprese (soprattutto quelle dell’area del commercio). Nel dettaglio, la quota di sofferenza delle imprese è salita da 94,07 miliardi a 121,1 (+28,70%) in aumento di 27,3 miliardi. La fetta relativa alle famiglie è cresciuta da 29,9 a 32,6 miliardi (+9,12%) con un balzo di 2,7 miliardi. Per le imprese familiari c’è stato un aumento di 1,8 miliardi da 12,3 a 14,1 ( più 14,88% per cento).
Complessivamente le difficoltà a saldare i propri debiti sono più che raddoppiate in poco più di tre anni e ora valgono l’11,9% dei prestiti erogati dalle banche (rispetto a un anno fa l’aumento è stato del 9,5%). Da dicembre 2010 a giugno 2014, le sofferenze sono passate da 77,8 miliardi a 170,3 miliardi in salita di 93 miliardi (+120%).
Rubinetti (quasi) chiusi
Come se non bastasse, il credit crunch non è mai finito e da giugno 2013 a giugno 2014, il totale dei finanziamenti al settore privato è sceso da 1.446,4 miliardi a 1.426,08. Una riduzione che interessa sia le famiglie (-7,6 miliardi) sia le imprese (-12,7). Le erogazioni degli istituti di credito sono scese, complessivamente, solo dell’1,41% nell’ultimo anno.
A farne maggiormente le spese, naturalmente, sono state le imprese: nell’ultimo anno le aziende hanno assistito alla riduzione dei finanziamenti per tutti i tipi di durata.
Sono calati i prestiti a breve termine (fino a 1 anno) per 8,8 miliardi, quelli di medio periodo (fino a 5 anni) di 3,4 miliardi, mentre quelli di lungo periodo (oltre 5 anni) sono rimasti sostanzialmente stabili, in leggero calo di 437 milioni. In totale lo stock di finanziamenti alle imprese è sceso da 840,1 miliardi a 827,4 miliardi con una diminuzione di 12,7 miliardi (-1,52%).
Le banche però sostengono, quasi all’unanimità, che i rubinetti del credito non sono chiusi e che sono le aziende a chiederne meno un po’ per sfiducia nel futuro e un po’ per debolezza rispetto al mercato. Probabile che la verità (come sempre) stia nel mezzo.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa