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Credito alle Pmi in taglia small

di Enrico Netti

Un clima di incertezza, segnato da una prudenza che porta a temporeggiare, gela gli investimenti e fa guardare al breve periodo, alla gestione ordinaria dell'impresa. E un ricorso al credito il minimo indispensabile, con importi più small possibili. Anche meno di 75mila euro.

Ed è proprio in questa fascia che si registra l'unico incremento nelle domande delle imprese italiane nei primi tre mesi del 2011. A dirlo è l'ultima edizione del «Barometro Crif della domanda di credito da parte delle imprese» che lo scorso trimestre ha visto la crescita zero rispetto lo stesso periodo dell'anno scorso.

Questi due trend si possono sommare e "leggere", in maniera empirica, come un minore flusso di risorse finanziarie richiesto da imprese e ditte individuali italiane.

Il punto cruciale è il travaso delle richieste verso la base della piramide del credito, dove confluiscono le operazioni di importo inferiore ai 75mila euro. Ora questa soglia rappresenta il 45,4% delle domande contro il quasi 40% del 1° trimestre 2010. A calare sono le richieste di oltre 300mila euro, importo che spesso prefigura un investimento in beni strumentali.

«Lo spostamento delle preferenze delle imprese verso la fascia di importo più bassa può essere interpretata in due modi – spiega Enrico Lodi, direttore generale Credit Bureau Services di Crif –. In una chiave opportunistica e prudenziale, legata alla maggior facilità di accedere al credito per importi più contenuti, in attesa che i segnali di ripresa degli ordinativi si consolidino». L'altra chiave di lettura è invece gestionale. «Può essere un effetto dell'ottimizzazione e innovazione dei processi produttivi – aggiunge – che ha ridotto la necessità di integrare le risorse proprie, con l'accensione di nuovi finanziamenti a supporto dell'attività aziendale».

Attività su cui pesa il clima congiunturale incerto, che vede muoversi con una certa tranquillità solo le imprese la cui attività è legata a doppio filo con l'export, mentre non si vede un ritorno della domanda interna. Quasi un navigare a vista che si presenta ancora più impegnativo dopo il ritocco all'insù, giovedì scorso, della Bce dei tassi.

«L'andamento della domanda di credito serve per valutare il livello di fiducia delle imprese nei confronti del futuro e la loro propensione ad investire – continua Lodi –. Il trend che abbiamo registrato sulle richieste dal momento in cui la crisi economica, a fine 2008, ha cominciato a farsi sentire mette in evidenza come le imprese italiane, dopo avere avuto una reazione quasi "di pancia", con un picco di domande che ha avuto il suo culmine nel primo trimestre del 2009 (quando di registrò una impennata delle richieste di un quarto rispetto all'anno precedente ndr), si siano via via riposizionate su livelli di domanda commisurati alle reali esigenze».

La crescita zero delle domande in Italia viene invece interpretata da Ambra Redaelli, vice presidente Confindustria Lombardia con delega per il credito e presidente del Comitato Piccola, con il segno del «raffreddamento degli investimenti da parte delle imprese». Dalla regione arriva una domanda su cinque e l'aumento delle microrichieste è letto come un bisogno di credito, di qualità e strutturato, da parte delle aziende.

«Gli imprenditori sanno che la gestione finanziaria è parte integrante della competitività dell'impresa – rimarca – e chiedono il necessario per le specifiche operazioni: per gli investimenti, per lo smobilizzo del portafoglio o per anticipare una linea di export».

Dall'osservatorio di Federconfidi Francesco Bellotti presidente della federazione che associa 60 consorzi di garanzia collettiva fidi, conferma la maggiore prudenza verso i nuovi investimenti e la cautela con cui alcuni istituti concedono il credito. «Nel Mezzogiorno l'operatività dei Confidi è in aumento – aggiunge –. C'è una minore fiducia del sistema bancario, con alcune banche che cercano di rientrare, il che porta a un aumento del costo del credito per le aziende».

Un Mezzogiorno in retroguardia nella classifica per regioni elaborata da Crif. Al terz'ultimo posto la Basilicata dove «c'è un clima di grande diffidenza rispetto a una effettiva ripresa, elemento che lascia percepire il pessimismo di chi fa impresa – conferma Pasquale Carrano, presidente di Confindustria Basilicata -, mentre l'aumento delle richieste nella soglia più bassa indica l'estrema prudenza delle nostre imprese».

Terra di distretti (mobili, scarpe, nautica) le Marche «dove c'è una grande richiesta di credito – aggiunge Paolo Andreani, presidente della territoriale – con le banche che stanno intensificando la raccolta di fondi mentre gli istituti del territorio hanno incrementato l'attività verso le Pmi».

 

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