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Credito alle Pmi, flusso di erogazioni con il contagocce

Sempre più con il contagocce, selettivo e costoso. Così si presenta il credito per le imprese in Italia, dove le Pmi rappresentano l’anello più debole. A fine agosto, secondo l’ultima fotografia scattata dall’Abi, i finanziamenti sono diminuiti del 2,7 per cento. Una brusca frenata dopo la contrazione dell’1,8% a fine luglio e l’aumento del 5,1% di un anno prima. Il ritratto è quello di un sistema in stallo e non si intravede ancora la luce in fondo al tunnel, nonostante le massicce iniezioni di liquidità da parte della Bce, la riduzione del costo del denaro al minimo storico dello 0,75% e la discesa dello spread, ai minimi da sei mesi.
I criteri per la concessione del credito restano rigidi: nel secondo trimestre, secondo l’indagine Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore l’accesso al credito è peggiorato per un’impresa su tre. La stretta ha però avuto un’intensità inferiore rispetto al quarto trimestre 2011, quando avevano riguardato oltre il 49% delle imprese. Secondo le rilevazioni della Banca d’Italia riferite al secondo trimestre la domanda resta debole, soprattutto per i “piccoli” (si veda il grafico di fianco). Chi decide di bussare alla porta delle banche, secondo i sondaggi effettuati presso i principali istituti di credito, lo fa soprattutto per il risanamento e sempre meno per scorte o capitale circolante, segnali del dinamismo imprenditoriale in tempi di vento favorevole. «Non c’é domanda di credito per gli investimenti», ha chiarito il responsabile dell’ufficio studi dell’Associazione bancaria, Gianfranco Torriero. Nel secondo trimestre – si legge nell’Outlook mensile pubblicato la settimana scorsa – quelli fissi lordi sono diminuiti dell’8% rispetto all’anno precedente. Il crollo è stato pesante soprattutto nel comparto dei macchinari (-12,5%) e dei mezzi di trasporto (-11 per cento). Tanto che lo stock dei finanziamenti è sceso a 875 miliardi di euro, con un balzo indietro ai livelli del 2010, dopo un picco a 914 miliardi del novembre di un anno fa.
Ma soprattutto il credito resta ancora troppo costoso, in particolare per le Pmi, come dimostrano le elaborazioni del Centro Studi di Confindustria. Se da gennaio ad agosto l’Euribor si è ridotto dello 0,9% i tassi di interesse applicati alle grandi imprese per i prestiti oltre un milione di euro sono diminuiti dello 0,8%, mentre quelli per i “piccoli” si sono ridotti dello 0,4% appena. Tanto che per i prestiti di piccola taglia lo spread è triplicato rispetto alla media del 2007 e ha raggiunto il massimo storico del 4,2 per cento. Intanto le sofferenze aumentano. A fine agosto, secondo l’Abi hanno toccato quota 116 miliardi di euro, 1,6 miliardi in più rispetto a luglio, con un aumento a doppia cifra (+15,6%) rispetto a un anno prima.
Il tema del credito è stato al centro del Forum della Piccola Industria di Confindustria del 12 e 13 ottobre a Prato. «La mancanza di liquidità – ha detto in quell’occasione il Presidente della Piccola Industria, Vincenzo Boccia – è una vera emergenza per le nostre imprese e dobbiamo agire con assoluta determinazione sui nuovi criteri di Basilea 3 per la concessione del credito alle Pmi». Boccia ha poi auspicato «scelte radicali per riportare la finanza al servizio dell’economia reale: il rafforzamento delle banche – ha sottolineato – passa anche attraverso il rafforzamento delle imprese e la questione del credito si risolverà solo intervenendo su crescita e sviluppo».
L’emergenza si fa sentire in tutta la Penisola. «In questa situazione le imprese navigano a vista, ragionano nel breve termine e non chiedono finanziamenti superiori ai 36 mesi perché il credito diventerebbe troppo costoso», afferma Ambra Redaelli, presidente della Piccola Industria di Confindustria della Lombardia, che suggerisce di avviare una riflessione sui crediti deteriorati. «Una soluzione – sottolinea – potrebbe essere la creazione di un fondo che intervenga nelle imprese in difficoltà per sostenere la ristrutturazione. Una sorta di programma di protezione per non disperdere una parte importante della nostra industria che fatica a superare la crisi». Le fa eco Bruno Scuotto, presidente della Piccola Industria della Campania e vicepresidente della giunta nazionale: «In questo momento – spiega – il rating delle imprese è zavorrato da una situazione di bilancio non positiva. Chi riesce ad accedere al credito lo fa dunque a costi proibitivi. Ai piccoli imprenditori consiglio perciò di recuperare il rapporto diretto con le banche e avviare una contrattazione reale per valorizzare il proprio progetto senza però nascondere le difficoltà. Occorre lavorare insieme per ridare ossigeno al sistema».

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