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Credito alle imprese, Bce studia le mosse

Piuttosto che da Fitch, di recente la descrizione più efficace dell’Italia di oggi è venuta forse da Campari. Ventiquattr’ore prima del declassamento sul debito da parte dell’agenzia di rating, il gruppo milanese di bevande alcoliche aveva presentato i suoi conti. Scoppiano di salute: nel 2012 margini di utile in doppia cifra, crescita di quasi il 20% nei nuovi mercati.
L’Italia però fa eccezione: è il solo grande mercato in netto arretramento. Quando un investitore ne ha chiesto conto in teleconferenza, i manager di Campari hanno offerto informazioni sul tessuto del Paese che di solito le agenzie di rating ignorano: in Italia due anni fa 11 mila ristoranti hanno chiuso, nel 2012 la stessa sorte è toccata ad altri 20 mila, e in questi mesi l’erosione continua. Il Paese sta perdendo le sue imprese piccole e legate ai consumi delle famiglie, mentre grandi marchi come Campari prosperano nel resto del mondo.
Rimpiazzare ognuna delle aziende che gettano la spugna non sarà facile come ricomprare un Btp appena venduto. Ma, salvo sorprese, un’economia così non darà grandi segni di cedimento stamattina sui mercati solo perché Fitch venerdì ne ha declassato il debito a due gradini sopra il livello «spazzatura». Non che i prossimi giorni si presentino semplici. Senza un governo dotato di pieni poteri, senza maggioranza in Parlamento, in settimana il Tesoro offre agli investitori 15 miliardi di titoli anche con scadenze lunghissime. Tuttavia esistono due ragioni e mezza per cui l’ultimo declassamento non dovrebbe produrre tensioni immediate. La prima è che con la decisione di venerdì Fitch si limita ad allinearsi al giudizio di Standard & Poor’s mentre Moody’s, la terza grande agenzia di rating, è ancora più negativa: nessun grande investitore sarà obbligato a vendere l’Italia da stamattina come invece accade quando i rating scendono troppo. Un secondo fattore di (relativa) stabilità sta nella metamorfosi della struttura del debito pubblico. Molti fra coloro che potevano vendere in fretta, lo hanno già fatto. Sostituiti dagli italiani, gli investitori esteri in parte se ne sono già andati: detenevano oltre il 55% dell’esposizione sovrana del Paese nel 2010 e oggi sono sotto al 40% (se si escludono i cento miliardi di Btp acquistati dalla Bce).
L’esistenza dell’Omt, il programma di interventi della Banca centrale europea, è poi la terza ragione che questa mattina dovrebbe indurre il mercato a una reazione composta. La Bce potrebbe sempre comprare altri Btp senza limiti, ma la sua forza di dissuasione in questa fase è dimezzata. «Gli investitori la stanno mettendo in discussione — osserva Alberto Gallo di Rbs —. Per chiedere eventualmente aiuto serve un governo nel pieno dei poteri, capace di produrre politiche credibili in risposta al sostegno della Bce».
Niente di tutto questo oggi è a portata di mano. Sempre di più, nella City di Londra e a Wall Street cresce il sospetto che le strade della Spagna e dell’Italia si stiano divaricando. Molti pensano che il governo di Madrid possa chiedere aiuto alla Bce in qualunque momento e rispettarne le condizioni, senza che il trauma nel Paese sia eccessivo. Per l’Italia post elezioni la stessa certezza si sta sgretolando e alla lunga rischia di pesare sugli spread.
È su questo sfondo che da stamani nel Paese migliaia di piccole imprese continueranno a capitolare anche se la mossa di Fitch non avesse alcun impatto subito. Per loro il credito è in calo costante e la loro asfissia finanziaria è sempre più al centro del confronto anche nella Bce. Di recente all’Eurotower se ne è parlato al «Money Market Contact Group», un club che l’istituto guidato da Mario Draghi riunisce per confrontarsi con le grandi banche private (per l’Italia, partecipano Marco Antonio Bertotti di Intesa Sanpaolo e Pier Mario Satta di Unicredit). Nell’ultima seduta, la Bce stessa ha chiesto che si riflettesse a nuovi modi di incoraggiare i prestiti alle imprese. I documenti di lavoro mostrano che si sta studiando varie ipotesi: una prevede che le banche commerciali possano portare in garanzia a Francoforte, in cambio di liquidità, i prestiti che hanno esteso a famiglie e imprese. Di per sé, neanche questo cambierà in un colpo solo il quadro generale ma intanto il tempo passa, l’Italia resta senza governo e prima o poi Moody’s potrebbe far seguito a Fitch. Dovesse accadere, da quel giorno il ritmo di chiusura dei ristoranti in Italia non rallenterà di certo.

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