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Credito al consumo in chiaro

Il cliente ha diritto di accesso tempestivo e senza ostacoli alla propria posizione negli archivi informatici delle società finanziarie operative nel settore del credito al consumo. Se c’è una segnalazione negativa, e cioè la previsione di un rischio inadempimento, inoltrata dalla società finanziaria, il consumatore ha diritto di accesso agli atti e ai dati che lo riguardano.

Massima deve essere la trasparenza e la chiarezza nei contratti di credito al consumo e, più in generale, nei finanziamenti di tipo personale. Questo è quanto stabilito dalla Corte di cassazione, (sezione I civile), con la sentenza 9 gennaio 2013 n. 349.

I giudici, con la sentenza in commento, hanno, infatti, condannato una società finanziaria che aveva indicato un cliente a sua insaputa come «a rischio inadempimento». I gestori di banche dati o gli intermediari sono obbligati a mostrare, e a stampare se necessario, il dossier (o rating personale) a richiesta del cliente. In quanto essere considerati «cattivi pagatori» a causa di condotte non corrette può avere effetti negativi sull’accesso al credito, sull’iniziativa privata, sulle proprie relazioni sociali e professionali. La referenza creditizia rappresenta, infatti la reputazione che il cliente ha presso le banche e gli intermediari finanziari e riflette la correttezza dei suoi comportamenti nell’ambito dei rapporti di finanziamento. Quindi d’ora in poi non basta la risposta affermativa o negativa da parte di intermediari o gestori di banche dati circa la presenza del dossier o di una procedura di contenzioso, ma il consumatore ha un accesso tempestivo e diretto agli atti. Possiamo affermare che la sentenza della cassazione è un articolato storico pro consumatori, dal quale discende una tutela rafforzata per il consumatore che accede al credito.

Il caso. Il fatto che ha originato la sentenza riguarda un cittadino lombardo che aveva scoperto l’esistenza di una «segnalazione negativa» a suo carico risalente a un finanziamento stipulato nell’anno 2003. L’uomo aveva inoltrava alla società per azioni (una finanziaria) un’istanza via fax di richiesta accesso ai propri dati personali per conoscere il contenuto della segnalazione effettuata sul suo conto, ma non aveva ricevuto risposta alcuna. Vista la situazione aveva presentato ricorso al Tribunale di Milano per esperire l’esercizio giudiziale del diritto di accesso ai propri dati personali ex articolo 7 del dlgs 196/2003, Codice della privacy, nonché ex articolo 8, comma 4, del 16 novembre 2004 n. 8, Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti.

La società per azioni costituitasi in giudizio aveva eccepito: di non aver mai ricevuto il fax della controparte; di aver sempre trasmesso al ricorrente in corso di rapporto ogni notizia; di aver comunque allegato alla comparsa di risposta le informazioni richieste dalla controparte.

Avendo la società presentato nel corso del procedimento le note informative richieste dal cliente il tribunale aveva dichiarato cessata la materia del contendere condannando la società finanziaria al pagamento delle spese processuali.

La posizione della Cassazione. Arrivati in Cassazione gli Ermellini pur dichiarando il ricorso inammissibile per un difetto di notifica (in quanto lo stesso era stato notificato a mezzo posta e mancava la prova della ricezione della raccomandata, non avendo la parte ricorrente, prima della discussione, prodotto l’avviso di ricevimento del plico raccomandato) ne hanno approfittato per pronunciarsi su alcuni importanti diritti del consumatore e, in particolare, quello di accesso tempestivo e senza ostacoli a conoscere la propria posizione negli archivi informatici delle società finanziarie.

L’articolo 7, 1 comma, del dlgs 196/2003, prevede, infatti, il diritto dell’interessato di ottenere la conferma dell’esistenza o meno dei dati personali che lo riguardano, anche se ancora non registrati e contemporaneamente la loro comunicazione in forma intellegibile. Il diritto di accesso ai dati personali è esercitato con richiesta rivolta senza alcuna formalità al titolare o al responsabile, anche tramite un incaricato, alla quale è fornito riscontro entro 15 giorni (termine pari a quello previsto per l’interpello del garante). Lo scopo della norma ricordano i giudici (confermando quanto dichiarato dal giudice di merito) è quella di garantire, a tutela della dignità e della riservatezza del soggetto interessato, la verifica ratione temporis dell’avvenuto inserimento, della permanenza, ovvero della rimozione di dati (indipendentemente dalla circostanza che tali eventi fossero già stati portati per altra via a conoscenza dell’interessato). Verifica attuabile solo attraverso l’accesso ai dati raccolti sulla propria persona in ogni e qualsiasi momento della vita relazionale. Continuano i giudici di piazza Cavour, in caso di esercizio del diritto di accesso previsto dalla normativa sul trattamento dei dati personali il titolare del trattamento non può limitarsi a dare una mera conferma dei dati, ma devono estrarli dai documenti in loro possesso ponendoli a disposizione dell’interessato. In particolare il titolare del trattamento è tenuto a estrarre i dati detenuti e a comunicarli all’interessato. Curandone l’agevole comprensione e, ove richiesto, a trasporli su supporto cartaceo o, se necessario su quello informatico. Al contrario, non fornisce adeguata risposta alla richiesta dell’interessato di conoscere i dati che lo riguardano la sola conferma da parte del titolare del trattamento dell’esistenza, nei propri archivi, di informazioni relative agli intercorsi rapporti contrattuali e ai contenziosi che ne erano scaturiti, senza comunicazione, nel dettaglio di tutti i dati detenuti. L’articolo 10 del dlgs 196/2003 dispone che, per garantire l’effettivo esercizio dei diritti di accesso ai dati personali, il titolare del trattamento è tenuto ad adottare idonee misure volte ad agevolare l’accesso ai dati personali da parte dell’interessato, anche attraverso l’impiego di appositi programmi per elaboratore finalizzati a un’accurata selezione dei dati che riguardano singoli interessati.

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