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Credito al consumo in chiaro

Nel contratto di credito al consumo, il mancato inserimento da parte del creditore di determinate informazioni essenziali (come il Taeg), può essere sanzionato con la decadenza dal diritto agli interessi e alle spese. Una sanzione del genere è ammessa qualora la mancanza di tali informazioni non consenta al consumatore di valutare la portata del suo impegno contrattuale. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea (sentenza nella causa C-42/15), secondo cui la direttiva relativa ai contratti di credito ai consumatori non impone che i contratti di credito siano redatti in un unico documento. Tuttavia, nel caso in cui tale contratto rinvii a un altro documento, precisando al contempo che quest’ultimo ne è parte integrante, tale documento, al pari del contratto stesso, deve essere predisposto su supporto cartaceo o su altro supporto durevole e deve essere effettivamente consegnato al consumatore prima della conclusione del contratto, al fine di consentirgli di conoscere l’insieme dei suoi diritti e obblighi. La Corte di giustizia europea, adita dal giudice nazionale (slovacco), ha fornito dunque chiarimenti in merito alle questioni sollevate, alla luce della direttiva Ue relativa ai contratti di credito ai consumatori.

Il fatto. Nel giugno 2011, la banca Home Credit Slovakia ha concesso alla sig.ra Klára Bíróovà un finanziamento del valore di 700 euro senza tuttavia indicare con precisione, nel contratto di credito, talune informazioni relative al prestito, quali segnatamente il tasso annuo effettivo globale (Taeg).

Il contratto prevedeva che anche le condizioni generali del creditore fossero parte integrante del contratto.

Al momento della conclusione del contratto, la sig.ra Bíróová, firmando, ha dichiarato di aver letto e compreso le condizioni generali, senza averle però sottoscritte.

Dopo aver versato due rate, la sig.ra Bíróová ha cessato di rimborsare il credito sicché la Home Credit Slovakia ha proposto nei suoi confronti un ricorso dinanzi all’Okresn súd Dunajská Streda (tribunale distrettuale di Dunajská Streda, Slovacchia).

La Home Credit Slovakia le chiede il pagamento del capitale, degli interessi di mora e delle penali per il ritardo previste dal contratto.

Il giudice slovacco investito della controversia ha nutrito dubbi circa la validità del contratto di credito nei limiti in cui le condizioni generali non sono state sottoscritte dalle parti, dubitando anche della compatibilità con il diritto dell’Unione di determinate disposizioni del diritto slovacco in materia di tutela dei consumatori.

Fra tali disposizioni figura segnatamente quella che priva il creditore del diritto agli interessi e alle spese qualora non includa nel contratto determinate informazioni.

Il giudice slovacco ha chiesto dunque alla Corte di giustizia di fornirgli chiarimenti in merito a tali questioni alla luce della direttiva relativa ai contratti di credito ai consumatori (Direttiva 2008/48/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2008).

La Corte dell’Ue. La Corte ha inoltre rilevato che, sebbene la direttiva non richieda la firma dei contratti di credito redatti su supporto cartaceo, essa non osta tuttavia a una normativa nazionale che subordini la validità dei contratti di cui trattasi alla condizione che essi vengano firmati dalle parti e ciò anche se tale requisito della firma si applichi a tutti i documenti contenenti gli elementi essenziali del contratto.

Infine, la Corte dichiara che la mancata indicazione da parte del creditore, nel contratto di credito, di tutti gli elementi che, in forza della direttiva, devono essere obbligatoriamente inclusi nel contratto può essere sanzionata dagli Stati membri con la decadenza dal diritto agli interessi e alle spese qualora la mancata menzione di tali elementi possa rimettere in discussione la possibilità per il consumatore di valutare la portata del suo impegno. Ciò vale per gli elementi obbligatori quali il Taeg, il numero e la periodicità dei pagamenti che il consumatore deve effettuare, le spese notarili nonché le garanzie e le assicurazioni richieste dal creditore.

Conclusioni. Alla luce di tutte le considerazioni sollevate dall’Okresn súd (Tribunale distrettuale) Dunajská Streda, Slovacchia, la Corte di giustizia europea ha formulato le seguenti conclusioni:

– documenti separati: i termini «su supporto cartaceo o su altro supporto durevole» di cui all’articolo 10 della direttiva 2008/48/Ce del parlamento europeo e del consiglio, del 23 aprile 2008, relativa ai contratti di credito ai consumatori e che abroga la direttiva 87/102/Cee, si riferiscono al supporto sul quale il contratto di credito è redatto e viene consegnato al consumatore.

Tali termini riguardano sia le condizioni del contratto di credito concluso dalle parti, sia le informazioni elencate nell’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2008/48, che comprendono parti del contratto di credito. Non è obbligatorio, ai sensi dell’articolo 10, che il contratto sia firmato dalle parti o che le informazioni elencate dall’articolo 10, paragrafo 2, figurino su un unico documento. La direttiva 2008/48 non osta a una normativa nazionale, la quale richieda che tutte le informazioni obbligatorie siano riportate per iscritto in un unico documento firmato dalle parti. È altrettanto compatibile con la direttiva 2008/48 una normativa nazionale che consenta di fornire le informazioni obbligatorie su supporto cartaceo o su altro supporto durevole inserendole all’interno delle condizioni generali di contratto del creditore, piuttosto che nello stesso contratto di credito al consumatore (firmato dalle parti), sempreché sussistano quantomeno le seguenti condizioni:

I) i documenti separati contenenti le informazioni obbligatorie dovrebbero essere trasmessi al consumatore simultaneamente e prima della conclusione del contratto;

II) il contratto di credito dovrebbe contenere riferimenti chiari e precisi alle informazioni obbligatorie e indicare i punti delle condizioni generali di contratto del creditore in cui tali elementi possono essere trovati, e

III) il creditore dovrebbe essere in grado di dimostrare che ha fornito al consumatore tutte le informazioni obbligatorie prima della conclusione del contratto. Spetta al giudice nazionale valutare se le disposizioni nazionali soddisfino tali condizioni e, di conseguenza, non siano vietate dalla direttiva 2008/48;

– pagamento rate: la locuzione «periodicità dei pagamenti», contenuta nell’articolo 10, paragrafo 2, lettera h), della direttiva 2008/48, non implica l’obbligo del creditore di indicare le date precise in cui deve essere pagata ciascuna rata prevista dal contratto di credito;

– normativa nazionale: l’articolo 10, paragrafo 2, lettera i), della direttiva 2008/48 deve essere interpretato nel senso che una tabella di ammortamento deve essere fornita nel caso di ammortamento del capitale di un contratto di credito a durata fissa e se il consumatore ne abbia fatto richiesta. Tuttavia, la direttiva 2008/48 non osta a che gli Stati membri possano obbligare i creditori a fornire una tabella di ammortamento supplementare alla firma del contratto di credito;

– aspetti sanzionatori: compete al giudice nazionale valutare, caso per caso, se gli elementi delle informazioni obbligatorie elencati dall’articolo 10, paragrafo 2, della direttiva 2008/48 che siano stati omessi dal contratto di credito al consumatore fossero talmente rilevanti da compromettere la capacità del consumatore di valutare l’opportunità di realizzare l’operazione creditizia di cui trattasi, al fine di accertare se una sanzione per effetto della quale il creditore debba rinunciare a tutti gli interessi e sopportare interamente gli oneri connessi al contratto di credito risulti proporzionata, o se ritenga opportuno applicare una sanzione minore.

Bruno Pagamici

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