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Crediti su più anni, sentenze irrevocabili

Nel processo tributario non sussiste conflitto fra giudicati e quindi la sentenza successiva non può essere revocata se il giudice è stato chiamato a decidere su un credito di imposta relativo a diverse annualità.

È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 14719 dell’11 giugno 2013, ha accolto il ricorso dell’amministrazione finanziaria.

I Supremi giudici hanno motivato la decisione attingendo al principio generale secondo cui nel contenzioso tributario, ai fini dell’applicazione dell’art. 395 cpc, perché una sentenza possa considerarsi contraria ad altra precedente avente autorità di cosa giudicata, occorre che tra i due giudizi vi sia identità di soggetti e di oggetto, tale che l’oggetto del secondo giudizio sia costituito dal medesimo rapporto tributario definito irrevocabilmente nel primo, ovvero che in quest’ultimo sia stato definitivamente compiuto un accertamento radicalmente incompatibile con quello operante nel giudizio successivo. Da ciò deriva che, posto che, «ex» art. 7 Tuir, l’imposta sui redditi è dovuta per anni solari, a ciascuno dei quali corrisponde un’obbligazione tributaria autonoma, non è configurabile il detto motivo di revocazione allorché il precedente giudicato si riferisca a un’annualità di imposta sui redditi diversa dal periodo d’imposta considerato nella impugnata sentenza. Nel caso sottoposto all’esame del Supremo collegio, in cui si discute di crediti di imposta riferiti ad annualità diverse, (di cui in un caso è denegato il rimborso e nell’altro caso è preteso il recupero, con conseguente inflizione di sanzione) non è possibile ritenere che si tratti di cause con identità di soggetti e di oggetto, tale che tra le due vicende sussista una «ontologica e strutturale concordanza degli estremi». Infatti, si potrebbe, tutt’al più, individuare nella prima delle decisioni emesse la sussistenza di un possibile antecedente logico rispetto alla questione da risolvere nel giudizio successivo.

Ora la Suprema corte ha scritto la parola fine al caso. Infatti, accogliendo nel merito il ricorso dell’amministrazione finanziaria, ha respinto l’istanza iniziale del contribuente di revocare la seconda sentenza sul credito d’imposta perché contraria con la prima.

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