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Crediti, stop alla prescrizione

Qualunque procedimento esecutivo immobiliare, comporta l’eccezionale effetto dell’interruzione-sospensione dell’ordinario termine di prescrizione del credito azionato anche in ipotesi di declaratoria di estinzione, per qualunque causa questa fosse stata pronunciata.

Così la Cassazione con l’ordinanza 4366/2018, che si inscrive nel novero di una serie di recenti pronunce in tema di prescrizione.

Vediamole nel dettaglio.

DICHIARAZIONE DI RINUNCIA ALLA PRESCRIZIONE

La dichiarazione di rinuncia alla prescrizione va effettuata dall’imputato dopo che i termini massimi sono maturati (sez. 1, n. 18391 del 13/03/2007, Cariglia, Rv. 236576; sez. 5, n. 13300 del 20/10/1999, Araniti, Rv. 215560), ma prima che si giunga alla sentenza che conclude il giudizio in corso, così che il giudice, ormai esclusa per espressa volontà dell’imputato l’applicazione della prima parte dell’art. 129, comma 1, cod. proc. pen., possa pronunciarsi «liberamente» sul merito della contestazione con affermazione di assoluzione o di condanna dell’imputato stesso.

È quanto ribadito dai giudici della quinta sezione penale della Cassazione con la sentenza n. 8213 dello scorso 20 febbraio.

Tuttavia, nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici di piazza Cavour, l’imputato è stato privato della possibilità di esprimere la suddetta sua volontà abdicativa diretta ad ottenere una rivalutazione del materiale probatorio finalizzata alla dimostrazione della sua innocenza, con conseguente assoluzione nel merito, poiché, in grado di appello, la prescrizione del reato è stata dichiarata de plano in limine litis.

Inoltre nella sentenza in commento i giudici della suprema corte hanno evidenziato che la procura speciale rilasciata dall’imputato Tizio al suo difensore non può considerarsi valida rispetto allo specifico scopo di conferire il potere di rinunciare alla prescrizione del reato. In tal senso si è affermato, da parte della giurisprudenza della stessa Cassazione, che è inefficace la rinuncia alla prescrizione proveniente dal difensore non munito di apposita procura speciale, ancorché la relativa dichiarazione sia stata avanzata alla presenza dell’imputato (sez. 6, n. 12380 del 21/9/2004 – dep. 1/4/2005, Lucchesu e altri, Rv. 231030), quella di rinunciare agli effetti estintivi del reato per effetto della prescrizione essendo prerogativa che rientra nell’alveo dei diritti «personalissimi», esercitabili dall’interessato personalmente o, al più, con il ministero di un procuratore speciale dotato di mandato ad hoc, restando estranea alla sfera delle facoltà e dei diritti esercitabili dal difensore, ai sensi dell’art. 99, comma 1, cod. proc. pen., in nome e per conto del suo assistito (sez. 1, n. 21666 del 14/12/2012, dep. 2013, Gattuso, Rv. 256076; sez. 2, n. 23412 del 9/6/2005, Avallone, Rv. 231879). Conclusione che, nel caso censito, risulta corroborata dall’ulteriore enunciazione di principio, racchiusa nella pronuncia delle Sezioni unite n. 43055 del 30/09/2010, Dalla Serra, Rv. 248379 – sia pure in riferimento a diversa fattispecie processuale – secondo cui, poiché «la rinuncia alla prescrizione richiede una dichiarazione di volontà espressa e specifica che non ammette equipollenti», questa non si può desumere implicitamente dalla mera proposizione del ricorso per cassazione.

PROCEDIMENTO ESECUTIVO IMMOBILIARE E PRESCRIZIONE

Qualunque procedimento esecutivo immobiliare, comporta l’eccezionale effetto dell’interruzione-sospensione dell’ordinario termine di prescrizione del credito azionato anche in ipotesi di declaratoria di estinzione, per qualunque causa questa fosse stata pronunciata.

Ad affermarlo sono stati i giudici della sesta sezione civile-3 della Corte di cassazione con l’ordinanza n. 4366 dello scorso 22 febbraio.

Il thema decidendum sottoposto all’attenzione degli Ermellini vedeva Tizio e Caio che ricorrono, affidandosi ad un motivo e con atto notificato, per la cassazione della sentenza della corte di appello di reiezione dell’appello proposto da loro e da Sempronio avverso la reiezione, da parte del tribunale dell’opposizione da loro dispiegata contro il precetto notificato da Alfa spa e fondato su decreto ingiuntivo.

Per l’intimata – che nelle more del giudizio ha ceduto il credito a Beta srl – si costituisce la procuratrice della cessionaria, Gamma spa protestando l’irrilevanza della tardività della notifica del suo controricorso alla luce della nullità della notifica del ricorso, eseguita al domicilio indicato in precetto e quindi non a quello, unico ad essere corretto, del procuratore costituito in appello.

È formulata proposta di definizione – per manifesta infondatezza – in camera di consiglio ai sensi del primo comma dell’art. 380-bis cod. proc. civ., come modificato dal comma 1, lett. e), dell’art. 1-bis, dl 31 agosto 2016, n. 168, conv. con modif. dalla legge 25 ottobre 2016, n. 197;

La controricorrente deposita memoria ai sensi del secondo comma, ultima parte, del medesimo art. 380-bis.

L’ACCERTAMENTO DELLE CIRCOSTANZE NON INCIDE SULLA PRESCRIZIONE

E infine, sempre la Cassazione (sez. IV, penale, sentenza n. 5478/18; depositata il 6 febbraio), ha affermato che alla luce dell’attuale art. 157, secondo comma, cod. pen. che prevede che «per determinare il tempo necessario a prescrivere si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge per il reato consumato o tentato, senza tener conto della diminuzione per le circostanze attenuanti e dell’aumento per le circostanze aggravanti, salvo che per le aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella ordinaria e per quelle ad effetto speciale». Ne deriva che tendenzialmente l’accertamento delle circostanze (siano esse aggravanti o attenuanti) incide solo ed esclusivamente sul concreto trattamento sanzionatorio da irrogare, mentre non influisce sul tempo necessario alla prescrizione, la cui mancata maturazione resta oggetto del giudicato parziale formatosi all’esito dell’annullamento con rinvio, trattandosi di una parte che, al pari di quella relativa all’accertamento della penale responsabilità dell’imputato, si presenta pregiudiziale ed insieme autonoma rispetto alla mera quantificazione della pena, poiché la pena può concretamente essere applicata solo se non è maturato il tempo per la prescrizione del reato, che prescinde dall’esistenza delle circostanze comuni (in questo senso risulta orientata la giurisprudenza più recente – si riporta l’integrale excursus della Cassazione: sez. 1, n. 43710 del 24/9/2015 ud., dep. 29/10/2015, Rv. 264815, in caso di annullamento parziale della sentenza, qualora siano rimesse al giudice del rinvio questioni relative al riconoscimento di una circostanza aggravante, il giudicato formatosi sull’accertamento del reato e della responsabilità dell’imputato, impedisce la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione, sopravvenuta alla pronuncia di annullamento; v. anche sez. 2, n. 8039 del 9/2/2010 ud., dep. 1/3/2010, rv. 246806, secondo cui, in caso di annullamento parziale della sentenza, qualora siano rimesse al giudice del rinvio le questioni relative al riconoscimento delle attenuanti generiche e alla determinazione della pena, il giudicato formatosi sull’accertamento del reato e della responsabilità impedisce la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione sopravvenuta alla pronuncia d’annullamento; sez. 2, n. 12967 del 14/3/2007 ud., dep. 29/3/2007, rv. 236462, secondo cui l’annullamento parziale della sentenza di condanna, limitatamente all’esclusione di una circostanza aggravante, implica la formazione del giudicato relativamente alla parte della sentenza che concerne l’affermazione di responsabilità, in quanto quest’ultima non ha connessione essenziale con la parte oggetto dell’annullamento, sicché è impedita l’operatività nel giudizio di rinvio di una causa sopravvenuta di estinzione del reato, quale la prescrizione).

Angelo Costa

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