Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Crediti soci, rinuncia a due vie

L’Oic 28 nel disciplinare i criteri per la classificazione e rilevazione delle voci di Patrimonio Netto, dedica il paragrafo n. 36 al tema degli apporti patrimoniali provenienti dalla rinuncia dei soci ai crediti vantati verso la società. Il principio contabile evidenzia in maniera chiara due aspetti: il fine di patrimonializzazione della società deve emergere da qualche evidenza, e quindi senz’altro dai verbali di assemblea ovvero dall’espressa e documentabile volontà del socio, e la sua rinuncia al rimborso comporta da un punto di vista contabile la trasformazione di una posta debitoria del passivo in una posta di patrimonio netto. Nel momento in cui si procede all’iscrizione contabile del controvalore numerario della rinuncia occorre prestare attenzione al carattere di definitività che questa assume, potendo la rinuncia del socio sostanziarsi in un versamento in conto capitale, e come tale a fondo perduto, con conseguenze differenti rispetto alla rinuncia finalizzata a un futuro aumento di capitale per i profili, non trattati esplicitamente dall’OIC 28, che di seguito si espongono.

È la sostanza dell’operazione di patrimonializzazione che guida la natura degli apporti effettuati dai soci e lo scopo della rinuncia ha conseguenze civilistiche e fiscali differenti qualora sia finalizzata a futuri aumenti di capitale, modalità di rafforzamento patrimoniale questa, tra l’altro, tipica nei rapporti infragruppo come enunciato dall’OIC 21 in tema di Partecipazioni.

Da un punto di vista civilistico, a seguito della rinuncia del socio l’obbligazione di restituzione della società si modifica in obbligazione di patrimonializzazione e rafforzamento della sua struttura, e l’iscrizione delle risorse liberatesi a seguito della rinuncia deve avvenire in una riserva che dovrà essere individuata a seconda del fine che s’intende raggiungere, a fondo perduto o, in alternativa, con destinazione ad un aumento di capitale. Il mutamento di un’obbligazione da restitutoria a obbligazione di patrimonializzazione non rappresenta un’estinzione ma appunto una modifica della medesima: il socio rinunciando al rimborso di un precedente credito non effettua una rimessione del debito sociale, in quanto la rinuncia è un atto non recettizio che non estingue l’obbligazione ma solo il diritto alla restituzione del finanziamento. Diversa cosa è la rimessione ex art.1236 Cod. Civ., atto recettizio che estingue l’obbligazione senza finalizzarla ad altro scopo. Rinuncia e rimessione subiscono altresì trattamenti fiscali differenti, e la Cassazione con l’ordinanza n.20052/2020 ha chiuso l’annosa questione esplicitando gli effetti della rinuncia del socio e della rimessione del terzo, comportando quest’ultima l’emersione di reddito d’impresa a differenza della prima che non può mai essere considerata una sopravvenienza attiva tassabile.

Quando il socio rinuncia alla restituzione di un finanziamento in precedenza erogato effettua quindi un versamento in conto capitale che incrementa il patrimonio netto della società senza incidere, tuttavia, direttamente sul capitale sociale, che muterà solo a seguito del perfezionamento di un suo aumento.

Quali conseguenze allora tracciare in termini di rimborsabilità ai soci dei versamenti in conto futuro aumento di capitale, e nello specifico degli apporti finalizzati all’aumento di capitale derivanti dalla rinuncia a precedenti crediti, nell’ipotesi in cui tali aumenti di fatto poi non si perfezionino? Le rinunce dei soci non rappresentano liberalità: l’interesse del socio-creditore è connesso a quello della società-debitrice stante la particolarità del rapporto giuridico intercorrente tra le parti, ovvero il rapporto sociale. In tal senso appare ormai chiaro l’orientamento della Corte di Cassazione, la quale con l’ordinanza n.29330/2020 ha richiamato quanto già espresso con la sentenza n. 31186/2018 – orientamento che si auspica venga assunto in maniera esplicita nelle future revisioni dell’OIC: le erogazioni in conto di futuro aumento di capitale cui non segua l’effettivo aumento determinano a carico della società l’obbligo di restituzione di quanto erogato dal socio. In altre parole, tali versamenti devono intendersi come risolutivamente condizionati alla futura deliberazione di aumento di capitale sociale. Il sostegno finanziario alla società, che innegabilmente discende anche dalla rinuncia del socio al proprio credito, si caratterizza per il fatto di non presupporre necessariamente un definitivo incremento del capitale e quindi del patrimonio sociale, come invece accade nel caso dei versamenti in conto capitale a fondo perduto. Importante è pertanto tenere a mente la nomenclatura delle riserve del patrimonio netto e la corretta contabilizzazione del versamento in linea con la volontà sostanziale delle parti.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Ancora nulla di fatto nell’Ue sull’energia. Anche il Consiglio dei ministri per l’energia riu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I l rilancio di Mirafiori (con la relativa chiusura della Maserati di Grugliasco, alle porte di To...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La partita è cominciata. Si gioca tra Roma e Bruxelles, tra i negoziatori del Mef, che hanno il co...

Oggi sulla stampa