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Crediti, i soci cedono il passo. Postergazione del finanziamento rilevabile d’ufficio

La postergazione del finanziamento dei soci opera sempre ed è rilevabile d’ufficio. Lo afferma la Corte di cassazione civile sez. I, con la sentenza 15/5/2019, n.12994, chiarendo i contorni applicativi dell’istituto della postergazione dei finanziamenti dei soci ai sensi dell’art. 2467 c.c.La questione trae origine da una sentenza della Corte d’appello di Napoli di rigetto della domanda di impugnazione della sentenza con cui il tribunale aveva negato la richiesta da parte di una società nei confronti della partecipata di restituzione dell’importo di 190.482,25, versato a titolo di finanziamento soci.

La Corte territoriale, a fondamento del diniego, in particolare aveva considerato: la rilevabilità d’ufficio dell’eccezione di postergazione al finanziamento dei soci in quanto eccezione in senso lato; la sussistenza, nei casi di operatività della norma, di una condizione di temporanea inesigibilità del credito, in presenza dei presupposti di cui al comma 2 della disposizione, laddove al momento della richiesta di rimborso esistano altri debiti ordinari sia pure non scaduti.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per Cassazione la società, sulla base di due motivi: violazione e falsa applicazione dell’art. 2467 c.c., il cui dettato riguarda i rapporti tra il socio finanziatore e gli altri creditori, ritenendo che la norma debba applicarsi soltanto in presenza di procedimenti esecutivi a carico del soggetto finanziato; violazione e falsa applicazione dell’art. 2467 c.c., e art. 112 c.p.c., per avere la Corte d’appello ritenuto rilevabile d’ufficio l’inesigibilità del credito derivante dalla postergazione.

A chiarire cosa debba intendersi per finanziamenti dei soci è il secondo comma dell’art. 2467 c.c., il quale definisce quali finanziamenti soggetti a postergazione quelli erogati dai soci a favore della società in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata, risultava un eccessivo squilibrio dell’indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione finanziaria nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento di capitale.

Tale disciplina trova il proprio fondamento nell’esigenza di limitare i fenomeni di spostamento del rischio di impresa dai soci ai creditori sociali.

La postergazione dei crediti dei soci, infatti, opera in caso di quei finanziamenti definiti «anomali», ossia erogati alla società in una situazione di crisi economica.

Questi ultimi si verificano ogni qualvolta venga in essere un comportamento del socio che, conoscendo o potendo conoscere lo stato di crisi finanziaria della società, scelga di sostenere comunque la stessa con mezzi non adeguati e, quindi, non con conferimenti, ma con ulteriore indebitamento della società, determinando un aggravio dello squilibrio patrimoniale.

La Suprema corte, con il provvedimento in commento, dopo aver passato in rassegna i precedenti interventi sul tema, compie un deciso passo in avanti in merito alla disciplina in esame e, accogliendo l’indirizzo espresso dalla Corte d’appello di Napoli, giunge a una interpretazione estensiva dell’ambito di applicazione dell’istituto. In particolare, la pronuncia slega l’operatività della norma ex art. 2467 c.c. dall’esistenza di un «effettivo concorso procedimentalizzato delle pretese creditorie» anche in considerazione della invariata allocazione codicistica della previsione normativa, nonostante l’intervento del dlgs 12 gennaio 2019, n. 14 (cosiddetto Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza).

L’intervento della Corte di legittimità pone inoltre l’accento sugli effetti della postergazione qualificandola come «legale», poiché operante di diritto in presenza dei relativi presupposti.

Secondo la Cassazione sarà compito del giudice adito rilevare d’ufficio, e dunque anche in assenza di eccezione di parte, la sussistenza della sottocapitalizzazione della società al momento della concessione del prestito e della richiesta del suo rimborso sulla base degli elementi introdotti in giudizio e presenti agli atti.

La principale portata della sentenza in commento, in conclusione, consiste nel considerare la postergazione disposta dall’art. 2467 c.c. applicabile durante la vita della società e non solo nel momento in cui si apra un concorso formale tra i creditori sociali, unitamente al fatto che l’applicazione dell’istituto potrà essere disposta d’ufficio dal giudice ove rinvenga ex actis la sussistenza dei presupposti di legge.

Alessandro Pellegrino e Antonio Passaro

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