Rassegna stampa per le imprese

Crediti semideteriorati, l’ecosistema è pronto a gestire la nuova ondata

Il mercato degli Utp in Italia è in forte crescita. Di fronte, in prospettiva, c’è da sciogliere il nodo degli Stage 2, che sono crediti ancora in bonis ma che rischiano di finire negli incagli delle banche. È stato questo il tema dell’Utp Summit che si è svolto ieri, organizzato dal Sole 24 Ore e aperto dal direttore Fabio Tamburini, con la presenza di un parterre di ospiti e operatori del settore di primo piano. 

Il convegno è stata l’occasione per approfondire l’attuale situazione economica e le conseguenze sui portafogli di crediti delle banche. «C’è una forte correlazione – spiega Riccardo Serrini, amministratore delegato di Prelios – tra andamento del Pil e stock dei crediti, oltre che una correlazione inversa tra andamento del Pil e default aziendali. Quest’ultimo ha avuto un picco con la crisi del 2007 e la crisi del debito sovrano: attualmente è sotto l’1%, ma ci sono aspettative per una crescita doppia, avvalorata da una montagna di crediti che sono in fase in stage 2, pari a volumi per oltre 200 miliardi nei bilanci delle banche. Queste ultime sono al lavoro per il deleveraging, ma ormai il 14% dei crediti performing sono entrati in stage 2. È lì che bisogna cercare di prevenire».

Si tratta di una partita aperta per il futuro delle aziende e, quindi, del tessuto economico del Paese. La specializzazione degli operatori è importante per rendere più trasparente il mercato. GeneralFinance, società attiva nei finanziamenti alle imprese sotto stress finanziario, prossima alla quotazione a Piazza Affari, è uno degli operatori storici. «La nostra è una attività anticlica – spiega Massimo Gianolli, amministratore delegato di GeneralFinance – con un trend in fortissima crescita: si parla di volumi fino a 30 miliardi euro. La lezione che abbiamo avuto dal passato è che le imprese sotto stress vanno trattate per tempo con strumenti adatti, la situazione va affrontata prima che peggiori. Il mercato sta diventando molto piu pro attivo. Occorrono interventi rapidi senza perdere tempo». 

«Bisogna affrontare gli Utp il prima possibile – continua Serrini – possibilmente già nella fase di stage 2, per fare un esempio è meglio entrare in pronto soccorso da codice verde e non rosso. Se si interviene sugli stage 2, le società hanno ancora accesso al credito. Quando il credito diventa Utp, è invece molto più difficile per la banca concedere nuovo credito». Il settore è di fronte a un’importante evoluzione: come ricorda Federico Bonanni, partner di Kpmg ed head of restructuring, negli ultimi anni si sono visti due fenomeni importanti: «A partire dal 2014-2015 la cessione di portafogli di Npl e successivamente, dal 2018, la vendita di Utp. Allo stesso tempo si sono sviluppati diversi operatori specializzati, che si sono anche evoluti come tipologia nel corso del tempo». 

I due cigni neri, prima il Covid e poi la guerra in Ucraina, hanno colpito pesantemente il settore. La fotografia del futuro potrebbe essere a tinte un po’ fosche, ma al momento il sistema ha sempre superato le difficoltà. «Oggi il sistema finanziario è forte ed è in grado di digerire un aumento dei crediti problematici» indica Giovanni Gilli, presidente di Intrum. 

Il focus è soprattutto sul mondo bancario, che deve affrontare una nuova crisi. «Io suggerirei di non cadere nello stesso errore fatto a inizio pandemia – spiega Giuseppe Castagna, Ad di BancoBpm – A quel tempo si parlava di previsioni catastrofiche con una massa di Npl non più gestibili: 1400 miliardi in Europa, dei quali la maggioranza in Italia. Abbiamo visto che non è andata così. I rimedi e le misure messe in atto dal governo e dalle banche hanno evitato una moria di imprese. Ora c’è un nuovo cigno nero, la guerra in Ucraina, ma anche qui sono stati effettuati interventi. La durata della guerra è fondamentale per capire come l’ondata dei prezzi e l’inflazione saranno sopportabili anche prospetticamente dalle imprese. In questo momento sicuramente sono sopportabili». 

Per Saverio Continella, direttore generale della Banca Agricola Popolare di Ragusa «la qualità del credito rimane stabile ma serve fare i conti con l’impennata dei prezzi e delle materie prime». Per affrontare questa situazione, a detta di Mirko Briozzo, Ceo di Gardant, «bisogna intervenire velocemente per riportare i crediti a una situazione performing. La tendenza è quella di stringere partnership con le banche». E per risanare i crediti, nota Francesca Giani, head of Utp Neprix di illimity, serve «una cura sartoriale e una visione a 360 gradi dell’impresa». Per Gregorio Consoli, managing partner di Chiomenti, «nel recente passato la pressione del mercato e regolatoria ha portato a cessioni massicce di portafogli di crediti. Mentre le sofferenze sono crediti non più attivi, per cui la cessione non ha alcuna controindicazione, gli Utp sono crediti relativi a imprese ancora vive. Per questo motivo le esigenze regolatorie e di mercato si devono conciliare con l’esigenza di preservare il valore residuo dell’attivo della banca, anche in ottica di liberazione del valore sul costo complessivo del credito».

In questo contesto gli operatori si stanno specializzando sempre di più. «La sfida – dice Leonardo Tidone, Cfo di Axis – è riuscire a costruire risposte adatte per le Pmi. Essenziale adottare un approccio industrializzato basato anche sull’utilizzo di algoritmi per la definizione di strategie finalizzate al recupero e rimessa in bonis». «Abbiamo adottato un approccio industrializzato, investendo su persone, processi e sistemi» afferma ad esempio Fabio Panzeri, Dg Servicing and Operation di Prelios. 

Altro strumento decisivo promosso recentemente dal legislatore che potrebbe aiutare ad evitare un peggioramento della qualità del credito «è quello della composizione negoziata, modalità che però va attentamente monitorata per evitare possibili abusi», spiega l’avvocato Carlo Giovanardi, dell’omonimo studio legale. La tecnologia, e la gestione dei dati, tuttavia saranno sempre più rilevanti. «Stiamo lavorando su modelli di analisi predittiva che abbinano dati storici e informazioni ufficiose» afferma Alessandro Marzo, business relationship manager di Abbrevia.

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