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Crediti a rischio, scontro con Nouy Padoan: no alle forzature della Bce

L’Italia continua a opporsi alla «stretta» nella copertura dei crediti deteriorati proposta dalla responsabile della vigilanza Ssm della Bce, la francese Daniele Nouy e che vede il suo presidente Mario Draghi esortare a «uno sforzo congiunto da parte delle banche, dei supervisori, dei regolatori e delle autorità nazionali per affrontare tale questione in maniera ordinata».

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, al termine dell’Ecofin a Bruxelles, ha confermato di aver espresso riserve «di metodo e di merito» alla Nouy, ascoltata il giorno prima nell’Eurogruppo. Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, che aveva sollevato dubbi con una lettera a Draghi, attende per oggi una risposta del servizio legale dell’Europarlamento e si è detto convinto «che c’è un limite oltre il quale la vigilanza della Banca centrale non può andare: faccia il suo lavoro, ma lasci fare il suo al Parlamento».

Padoan ha precisato di essere stato l’unico ministro a replicare a Nouy perché l’iniziativa Bce – 100% di accantonamenti entro due anni per i prestiti non performanti (Npl) senza copertura ed entro sette anni per quelli con garanzie – «va oltre i limiti istituzionalmente definiti» e costituisce una «forzatura legale» in quanto introdurrebbe «un vincolo generalizzato, mentre il mandato del Ssm riguarda casi singoli». Padoan ritiene «fonte di preoccupazione» includere nel provvedimento «stock di sofferenze e non solo la gestione di nuovi crediti che possono trasformarsi in sofferenze».

Ha aggiunto che «l’Italia è il primo interessato a ridurre gli stock», ma chiede «tempi ragionevoli».

Ha poi detto di aver criticato l’attenzione solo sugli Npl, stimati circa 800 miliardi (con la parte più ingente nelle banche italiane), rispetto ai circa 450 mila miliardi di esposizioni su derivati di «banche di altri Paesi Ue». Rientrato a Roma, il ministro ha detto al Senato che nel bilancio 2018 «una restrizione fiscale eccessiva metterebbe a rischio la ripresa e la coesione sociale», nonostante l’accelerazione della crescita nel terzo trimestre «che si può stimare a +0,5%». E ha aggiunto: «Nelle attuali condizioni il Paese può puntare a una crescita stabilmente più elevata, prossima al 2%», sottolineando che «raggiungere questo obiettivo» permetterebbe di ridurre la disoccupazione «agevolando la discesa del rapporto debito/Pil».

L’Ecofin, sull’onda dello scandalo Paradise Papers, ha promesso per il mese prossimo la «lista nera Ue» dei paradisi fiscali, che non appare però risolutiva contro la grande evasione delle tasse. Il ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire ha proposto di escludere le piazze offshore «dal sostegno finanziario della Banca mondiale o del Fmi».

Ivo Caizzi

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