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Crediti a rischio, l’allarme Bce «Saliranno a 1.400 miliardi»

Sul rischio sistemico per le banche che nasce dalla crisi della pandemia da Covid-19 è intervenuto ieri Andrea Enria, presidente del consiglio di vigilanza bancaria della Bce. Le banche «devono prepararsi all’impatto» delle conseguenze economiche della pandemia «ora», anche perché il rischio, in uno scenario «grave ma verosimile», è che i crediti deteriorati degli istituti di credito dell’eurozona raggiungano un livello di 1.400 miliardi di euro, «ben al di sopra dei livelli della crisi finanziaria e del debito sovrano». Il presidente della Vigilanza ha rilanciato l’allarme in un discorso tenuto alla conferenza europea sulla regolamentazione bancaria dell’Handelsblatt.

Enria nel pomeriggio è intervenuto anche all’Eurogruppo, dove in un intervento introduttivo la presidente della commissione Problemi economici del Parlamento Ue, Irene Tinagli, ha a sua volta sollecitato gli Stati membri ad attrezzarsi: «Dobbiamo evitare di ripetere gli errori del passato — ha detto — e affrontare i problemi prima che si verifichino. L’aumento dei prestiti in sofferenza sarà un fenomeno di vasta portata e gli strumenti che abbiamo messo in atto negli ultimi anni sono chiaramente inadeguati per affrontare un problema potenzialmente sistemico». C’è cautela tra i ministri finanziari dell’Eurozona, che ieri non hanno discusso di Npl. Il tema sarà oggi sul tavolo dell’Ecofin. Per alcuni Paesi, come la Francia, è ancora presto per parlare dell’ampiezza del fenomeno degli Npl. Mentre per il titolare dell’Economia Roberto Gualtieri, bisogna agire in fretta. L’idea diffusa, ma non unanime, è che gli Npl da Covid siano diversi da quelli prodotti dalla crisi finanziaria. Almeno per quest’anno sarà facile la loro identificazione — spiegava una fonte Ue — perché sono quelli a partire da marzo. Ma già dal prossimo anno sarà più complicato distinguerli da quelli ereditati dalla crisi finanziaria del 2008.

Secondo Enria le banche «devono distinguere in modo proattivo i clienti in difficoltà sostenibili, da quelli non redditizi utilizzando pratiche di ristrutturazione del debito specifiche» e «devono allineare le loro proiezioni di capitale a scenari sufficientemente prudenti». Enria è tornato sulla necessità di costruire una rete di «bad bank» nazionali in Europa allo scopo di accelerare lo smaltimento dei crediti deteriorati. Enria insiste sul tasto delle bad bank nazionali perché le considera uno strumento e un argine necessario prima che arrivi l’ondata dei nuovi crediti deteriorati per effetto delle conseguenze economiche della pandemia. E tra i favorevoli a questo progetto c’è anche il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

Creare un network europeo di bad bank «non ha nulla a che fare con l’aiutare le banche che hanno assunto rischi eccessivi — ha concluso Enria — e non hanno saputo gestirli ma si tratta di consentire alle banche di tutta Europa di continuare a sostenere famiglie, piccole imprese e imprese solvibili». Nelle scorse settimane l’ipotesi di una bad bank europea è stata accolta con freddezza in Europa, mentre comincia a vedersi un’apertura sull’ipotesi di un network di bad bank.

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