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Crediti a rischio, la Vigilanza Bce prepara una nuova stretta

Alcune banche europee, pochissime, hanno continuato a riclassificare i prestiti e a discriminare i clienti in base alla rischiosità pur sotto moratorie pandemiche, senza tener conto delle sospensioni dello scorso marzo introdotte dai supervisori per evitare un credit crunch provocato da interpretazioni eccessivamente pro-cicliche sull’aumento del rischio controparte. Altre banche hanno riclassificato poco le controparti su base individuale ma hanno fatto molti “overlays”, sovrapposizioni, e qualche accantonamento generale da essere usato quando le singole poste andranno a deteriorarsi. Altre banche ancora, decisamente non poche, non hanno fatto né riclassificazioni né overlays, congelando di fatto il portafoglio crediti sotto moratoria. Sono questi i comportamenti fortemente diversificati delle banche europee che preoccupano la Bce SSM. Le moratorie e le garanzie pubbliche non dovranno portare le banche a nascondere le sofferenze sotto il tappeto, a dare ossigeno a controparti zombie. Per questo il supervisore europeo aumenterà la pressione sulle banche per evitare che solo nel momento in cui le moratorie termineranno, scatteranno le riclassificazioni su una nuova valanga di crediti deteriorati. Il pressing della Bce arriverà anche alle banche che non hanno avuto seri problemi di NPLs in passato e che sono ora poco preparate a gestirne un’impennata con adeguati database per segmentare la clientela e la gestione degli arretrati.

In una lettera inviata ai ceo delle banche significative in luglio, e alla quale è stata data risposta entro il 15 di settembre, la Bce ha sollecitato l’avvio di un’operazione di verifica sotto moratoria, per iniziare a valutare il prima possibile i crediti caso per caso, per discriminare tra clienti buoni, clienti cattivi e già falliti, per ristrutturare sull’immediato i prestiti delle controparti per metterle in condizione di poter ripagare i debiti e di classificare come sofferenze chi andrà in bancarotta. L’SSM guidato da Andrea Enria sta valutando le risposte dei ceo: le banche che risulteranno indietro saranno spinte a fare di più. La pressione è destinata ad aumentare, se, come risulta dai NPLs ratios in calo o stabili del primo semestre dell’anno, le banche continueranno a far finta di nulla.

L’allentamento prima e la stretta ora fanno apparire la Bce/SSM ambivalente e aumentano la tensione in un sistema bancario già messo a dura prova dalla pandemia e dalla necessità di tenere aperti il più possibile i rubinetti del credito per evitare di aggravare la peggiore recessione a memoria d’uomo. Ma per la vigilanza bancaria europea il comportamento del supervisore è coerente in quanto non direbbe mai a una banca di non valutare il rischio di credito, di non fare il suo lavoro di erogare il credito in maniera selettiva. Per evitare il credit crunch quando ancora in marzo la pandemia poteva risolversi con una recessione violenta ma anche con un forte rimbalzo di ripresa a “V”, la Bce/SSM, l’Eba e gli Stati con le moratorie di legge, le garanzie pubbliche e l’Abi hanno incoraggiato le banche a non riclassificare subito i prestiti con una percezione del rischio di credito molto peggiorata all’istante ma di guardare alle controparti in un’ottica di medio periodo e di possibile uscita veloce dalla crisi. In luglio e ancor di più oggi, questo scenario non è più plausibile mentre è molto più probabile quello di una ripresa più lenta e più debole data dall’aumento dei contagi e dalla reintroduzione di misure importanti di contenimento. In questo contesto cambiato in peggio, le banche devono fare ora di più e meglio il loro lavoro di valutatori del rischio di credito delle controparti e capire da adesso chi può continuare a respirare e chi è fallito nella crisi pandemica. Tenendo conto tra l’altro di cambiamenti strutturali post-pandemia, che vedranno alcune controparti rafforzate altre tagliate fuori.

Ora che l’incertezza del quadro economico si sta diradando, nel senso che lo scenario migliore ipotizzato a marzo non si è concretizzato, le banche devono accelerare la riclassificazione dei crediti anche sotto moratoria, tra quelli unlikely to pay e quelli salvabili con forbearance. A prescindere dalla durata delle moratorie, che in alcuni Paesi europei sono già terminate. Riattivarsi per fare pulizia sui bilanci adesso significa tra l’altro fare più spazio per i clienti in bonis o che traballano ora ma che possono essere salvati con una ristrutturazione: i rubinetti del credito devono rimanere aperti per controparti sane, non per tenere in vita zombies.

Tanto prima le sofferenze provocate dalla recessione pandemica emergeranno, saranno contabilizzate, vendute o gestite con adeguati accantonamenti di capitale e uso dei buffer, tanto meglio sarà per le banche stesse, ne è convinta la vigilanza Ue: se i crediti deteriorati emergeranno tutti insieme, con un effetto “cliff edge”passati due tre mesi dalla fine delle moratorie, allora sì che diventeranno difficilmente gestibili. L’accelerazione sulla bad bank, europea o nazionale, e sul mercato secondario dei NPLs spetta ai legislatori: ma questi rimedi, che arriveranno con i loro tempi, non potranno sostituirsi al processo di pulizia del bilancio delle banche che deve iniziare ora, mentre la crisi Covid-19 è in corso ed entro i prossimi mesi sotto moratoria. L’aumento delle sofferenze arriverà nonostante il sostegno e le garanzie dello Stato e va evitato di pagarne il conto proprio quando la ripresa economica avrà bisogno di maggior credito erogato a chi ricostruirà il futuro.

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