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Crediti a rischio, la bomba atomica e le regole Bce da rivedere

«Una bomba atomica»: per Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, sarà questo l’impatto delle nuove regole sui crediti deteriorati combinato con la crisi economica causata dal Covid-19. Davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche presieduta da Carla Ruocco (M5S) ha detto che in 2-3 anni le banche italiane (ed europee, specie del Sud) rischiano di dover trovare nuovo capitale. La colpa della norma che impone di svalutare fino al 100% in via automatica di un terzo all’anno (fino a 9 anni se con garanzie) gli npl sorti dal 2019 in poi: «Norma sbagliata e meccanica» e da rivedere perché non distingue tra veri npl e quelli una volta detti «incagli». «Migliorare le procedure esecutive e fare una giusta revisione del calendar provisioning sono delle priorità», dice Nagel che si appella ad Andrea Enria, presidente della vigilanza Bce, con cui «ci sono le basi per poter dialogare su una sua riforma» anche se le regole generali furono fissate da norme europee proprio per non dare discrezionalità alla Bce nel giudicare le situazioni delle singole banche. Come uscirne? Per Ruocco serve una «bad bank nazionale» per gestire i 400 miliardi tra moratorie e finanziamenti nuovi che «con molta probabilità» diventeranno 130 miliardi di npl che, se in pancia alle banche, ostacoleranno i nuovi prestiti rallentando così la ripresa, come nel 2012-2013. Una lezione che si spera sia stata imparata.

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