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Crediti pubblici, proroga beffa

Ancora una beffa per gli enti locali e per gli altri enti creditori che riscuotono a mezzo ruolo. Nel decreto legge fiscale (n. 193/2016), in sede di conversione in legge (avvenuta il 24 novembre scorso), è stata introdotta una disposizione che proroga ancora una volta i termini per la presentazione delle domande d’inesigibilità. La proroga investe tutte le annualità a partire dal 2000 fino al 2015. Per il 2000 ci sarà tempo fino al 2033. È una storia infinita. Questa previsione crea sempre più ostacoli alle amministrazioni creditrici nella predisposizione dei bilanci, tenuto conto dei nuovi principi contabili.

Nel contesto dell’articolo 6 del dl «fiscale» viene inserito in sede di conversione, con una formulazione letterale non impeccabile, il comma 12-bis che apporta delle modifiche alla disposizione contenuta nell’articolo 1, comma 684, della legge di Stabilità 2015 (190/2014), prevedendo un’ulteriore proroga del termine per la presentazione delle domande d’inesigibilità dei ruoli. In particolare, la nuova norma stabilisce che le comunicazioni d’inesigibilità delle somme iscritte a ruolo affidate agli agenti della riscossione dal 2000 al 2015, anche da soggetti che hanno già chiuso il rapporto con Equitalia o che intendano porre fine ad esso prossimamente, devono essere presentate per quelle più recenti, relative alle annualità 2014 e 2015, entro il 31 dicembre 2019. Mentre per le vecchie quote affidate dal 2000 al 2013, per le quali i tempi fissati per la resa dei conti erano già a dir poco lunghi, il comma 12-bis dispone che le domande dovranno essere inviate «per singole annualità di consegna partendo dalla più recente, entro il 31 dicembre di ciascun anno successivo al 2019». Facendo dei semplici calcoli, per l’annualità meno recente, vale a dire il 2000, i tempi si allungano fino al 2033, con buona pace dei principi e delle regole contabili che funzionari e dirigenti degli enti sono tenuti a osservare in sede di redazione dei bilanci. Del resto, se si pensa che il termine ordinario per la trasmissione delle domande è 3 anni, per il 2000 il ritardo è «solo» di 30 anni. Sarebbe il caso di porre fine a questa telenovela che dura da tanto tempo. Probabilmente le domande non verranno mai presentate e le amministrazione creditrici non faranno i controlli, così come è accaduto di recente per i ruoli affidati fino al 1999, che sono stati annullati ex lege ed Equitalia è stata discaricata automaticamente. A ciò si aggiunge, inoltre, che con la legge di Stabilità 2015 sono stati ridotti anche i tempi, con effetto retroattivo, per esercitare i controlli sull’operato della società pubblica da parte delle amministrazioni che riscuotono a mezzo ruolo (agenzie fiscali, consorzi di bonifica, enti locali, casse previdenziali, ordini professionali e via dicendo).

Le regole. Va ricordato, infatti, che è passato da 3 a 2 anni il tempo a disposizione per le verifiche sull’attività dell’agente della riscossione, il quale è automaticamente discaricato decorso il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione della comunicazione d’inesigibilità dei crediti. Naturalmente, questo termine non è opponibile qualora l’ente abbia già avviato le procedure di controllo. L’articolo 1 della legge 190/2014 ha modificato gli articoli 19 e 20 del decreto legislativo 112/1999, che disciplinano diritti e obblighi dei creditori e dei concessionari della riscossione. Queste norme indicano la procedura che l’ente deve seguire per contestare l’attività svolta da Equitalia e per disconoscere il discarico per inesigibilità delle somme iscritte a ruolo. Nello specifico, tra le cause che possono comportare il disconoscimento figurano: la mancata comunicazione d’inesigibilità entro il terzo anno successivo alla consegna del ruolo, il ritardo nella notifica della cartella di pagamento, il mancato svolgimento delle azioni esecutive e cautelari sui beni del debitore o comunque la comprovata negligenza nello svolgimento dell’attività di riscossione. Per esempio, la cartella di pagamento deve essere notificata al debitore prima del decorso del nono mese successivo alla consegna del ruolo. Se non vengono rispettate queste regole si applicano le sanzioni.

Sergio Trovato

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