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Crediti prescritti sempre deducibili

Le nuove regole fiscali che riguardano la deduzione delle perdite su crediti (articolo 101, comma 5 del Tuir) sono già in vigore per il periodo di imposta 2012. Quindi molte imprese stanno iniziando a prendere importanti decisioni che riguardano sia la politica di bilancio sia, come conseguenza, il calcolo dell’imponibile fiscale. Vediamo di presentare un quadro riassuntivo delle novità che però possa fungere anche da memorandum operativo per chi sta per affrontare concretamente il problema. Possiamo anche immaginare di organizzare il lavoro in una sequenza di tre flussi: prima dobbiamo considerare le perdite su crediti che risultano da elementi certi e precisi; in seconda battuta vanno esaminati i crediti di importo modesto; come fase finale dobbiamo considerare i crediti di maggior valore.
Perdite certe e precise
Se in bilancio ci sono crediti per i quali l’impresa è in possesso di elementi che danno certezza alla perdita, la loro gestione è semplice: occorre rilevare la perdita in conto economico, e nessuna variazione andrà effettuata nella dichiarazione dei redditi, dato che la perdita è integralmente deducibile. Questa conclusione vale indipendentemente da ammontare e scadenza del credito: in sostanza, qualunque sia l’importo o la scadenza, la presenza di elementi certi e precisi predomina su ogni altra considerazione e rende sempre deducibile la perdita. Sono elementi certi, ad esempio, gli esiti negativi di pignoramenti o sequestri presso il debitore. Precisiamo che la nostra analisi prescinde dall’esistenza in bilancio di un fondo di svalutazione costituito in passato, altrimenti i calcoli da fare dovranno tenere conto anche di questo elemento.
Crediti modesti
Il secondo passaggio riguarda i crediti che rimangono, che sono evidentemente quelli per cui non esiste nessuna “pezza giustificativa” della perdita. Dobbiamo isolare i crediti che non superano i 2.500 euro (5.000 se il volume d’affari o di ricavi nel 2012 ha superato i 100 milioni di euro). Esistono purtroppo ancora diversi dubbi operativi su questo aspetto: in particolare, l’agenzia delle Entrate dovrebbe confermare che si tratta del valore di iscrizione originaria in bilancio del credito e che in caso di compresenza di più crediti verso lo stesso debitore si deve ragionare sui singoli valori anziché sulla loro somma.
I crediti che alla fine del periodo risultano scaduti da oltre sei mesi (per semplicità, potremmo definirli come quelli che sono nati entro il 30 giugno 2012) possono generare perdite deducibili senza nessun onere ulteriore di dimostrazione. Anche in questo caso si registrerà la perdita a conto economico con immediata valenza fiscale; non è ancora chiaro se la stessa conclusione possa valere nel caso in cui anziché una perdita si imputi al conto economico un svalutazione con corrispondente accantonamento al fondo.
Crediti rilevanti
A questo punto, sono rimaste escluse solo due categorie di crediti: la prima riguarda quelli di importo modesto ma scaduti da meno di sei mesi, per i quali non esiste possibilità di deduzione della perdita (ovviamente se non ci sono elementi precisi, altrimenti torniamo comunque al primo caso). La categoria finale che dobbiamo considerare è quindi quella che comprende tutti i crediti di importo superiore a 2.500 euro. Per questi ultimi esiste ancora una possibilità: se risultano prescritti alla chiusura del periodo di imposta, possono essere portati a perdita con piena valenza ai fini fiscali.
Occorre quindi verificare per quali crediti sono maturati nel 2012 i termini di prescrizione previsti dal Codice civile in assenza di qualsiasi comportamento attivo per la loro riscossione da parte dell’impresa. Per essi, la perdita rilevata a conto economico come contropartita dello “stralcio” del credito dall’attivo patrimoniale ha tutti i requisiti per essere dedotta dall’imponibile fiscale. Questa nuova regola vale sicuramente per le perdite sui crediti che si sono prescritti nel 2012; non è ancora confermato che, come sembrerebbe però ragionevole, anche i crediti prescritti in anni precedenti, mantenuti nell’attivo dello stato patrimoniale in passato ma portati a perdita solo quest’anno, possano generare componenti negative deducibili.

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