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Crediti, perdite senza punti fermi

Perdite su crediti, nemmeno il fallimento del debitore dà certezze sulla loro deducibilità fiscale. Quando il cliente è, infatti, assoggettato a una delle procedure concorsuali previste dalla legge, pur non essendo in discussione il diritto alla deducibilità della perdita, è l’esatta determinazione dell’esercizio nel quale imputare tale perdita l’elemento di maggiore difficoltà interpretativa.

Nella tabella sono riepilogate le più recenti sentenze della giurisprudenza di legittimità e di merito in materia di deducibilità delle perdite su crediti per clienti dichiarati falliti o assoggettati ad altra procedura concorsuale. In alcune sentenze si evidenzia, infatti, come l’esercizio nel quale la perdita su crediti debba essere dedotta può divergere da quello nel quale è stato dichiarato il fallimento o nel quale il debitore ha ottenuto l’ammissione alla procedura di concordato preventivo.

Il vero problema che sembra assillare la giurisprudenza non è dunque tanto il diritto del contribuente a dedurre la perdita su crediti quando il cliente è dichiarato fallito, bensì l’esercizio nel quale tale deduzione deve essere in concreto operata.

Sono dunque i principi generali della formazione del reddito d’impresa, quale appunto la competenza temporale degli elementi positivi e negativi di reddito, a venire in gioco in questa delicata materia ed a mettere in discussione il contenuto del quinto comma dell’articolo 101 del Tuir.

Secondo quest’ultima disposizione infatti le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi e, in ogni caso, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali. Il debitore deve considerarsi assoggettato ad una procedura concorsuale, continua la disposizione in oggetto, dalla data della sentenza dichiarativa del fallimento o del provvedimento che ordina la liquidazione coatta amministrativa o del decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo o del decreto che dispone la procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi.

Ciò premesso vediamo in sintesi il contenuto delle sentenze in rassegna.

Cassazione sent.9218/2011

Secondo la suprema corte il contribuente non è libero di scegliere l’esercizio più vantaggioso nel quale dedurre la perdita su crediti. Esse devono infatti essere integralmente dedotte nell’esercizio di competenza, intendendosi per tale quello in cui si manifestano per la prima volta quelli elementi certi e precisi dell’irrecuperabilità del credito. Si tratta di un principio che può dirsi ormai consolidato nella giurisprudenza dei giudici di legittimità.

Il fatto che il contribuente sia stato assoggettato ad una delle procedure concorsuali elencate nell’articolo 101 del Tuir, in maniera peraltro non esaustiva alla luce anche delle recenti riforme del diritto fallimentare, costituisce unicamente una causa esimente circa la dimostrazione degli elementi certi e precisi per tale deduzione richiesta dalla stessa norma di legge, ma non che la perdita debba essere imputata, per intero, in tale periodo d’imposta.

In altre pronunce della suprema corte (in particolare n.12831/2002 e n.22135/2010) è stato infatti chiarito che il periodo d’imposta di competenza per operare la deduzione della perdita su crediti per clienti dichiarati falliti o assoggettati ad altra procedura concorsuale, deve comunque coincidere con quello in cui si acquista la certezza che il credito non può essere soddisfatto che potrebbe anche divergere da quello nel quale il fallimento è stato dichiarato o il debitore è stato ammesso al concordato preventivo.

Ctr Lazio, sent.549/2011

Molto più aperto e permissivo invece il giudizio contenuto nella sentenza emessa dai giudici della regionale del Lazio per i quali, partendo dal presupposto che il fallimento del debitore costituisce elemento in base al quale si acquista la certezza della deducibilità fiscale della perdita su crediti, a nulla rileva il fatto che l’imprenditore abbia imputato tale perdita ad un esercizio diverso da quello in cui era stato dichiarato il fallimento del debitore.

Ctp Milano, sent.118/2011

Anche per la commissione tributaria provinciale di Milano non è detto che sia proprio l’esercizio nel quale è dichiarato il fallimento del debitore a costituire il periodo d’imposta di deducibilità fiscale della perdita su crediti. In presenza di altre circostanze, nel caso specifico la remissione del debito risultante dal bilancio chiuso dalla società creditrice, la perdita su crediti può essere validamente imputata anche ad un periodo d’imposta antecedente a quello in cui è stato dichiarato il fallimento della società debitrice.

Ctp Firenze, sent.16/2011

Di opinione diversa sono invece i giudici del capoluogo toscano. Secondo questi ultimi infatti la disposizione del Tuir che prevede la deduzione delle perdite su crediti quando il debitore è assoggettato a procedure concorsuali, deve essere interpretato nel senso che l’anno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto perché è in quel momento che si materializzano gli elementi certi e precisi della sua irrecuperabilità. Nel caso del fallimento del debitore la perdita è deducibile, si legge nella massima della sentenza, nell’esercizio in cui è stata emessa la sentenza dichiarativa del fallimento o nel quale è stato emesso il provvedimento che dispone l’assoggettamento ad altre procedure concorsuali.

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