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Crediti, no a smobilizzo facile

La cancellazione dei crediti dal bilancio richiede il completo trasferimento dei relativi rischi: la versione definitiva del nuovo Oic 15, applicabile ai conti chiusi a partire dal 31 dicembre 2014, rivoluziona le regole per il loro smobilizzo. La nuova impostazione ha effetto, inoltre, anche sul piano tributario visto che il quinto comma dell’art. 101 del Tuir riconosce, nella cancellazione operata in applicazione dei principi contabili, quegli elementi certi e precisi necessari richiesti per dedurre l’eventuale perdita su crediti.

La prassi attuale. Il vecchio Oic 15, seguendo una logica giuridico-formale, suggeriva la rimozione dallo stato patrimoniale del credito ceduto a prescindere dall’esistenza o meno dell’azione di regresso: il diritto veniva quindi rimpiazzato da un nuovo credito (per la parte non anticipata), questa volta verso il cessionario, imputando la differenza a conto economico. Del rischio di regresso si sarebbe dovuto dar conto, in primis, attraverso l’uso dei conti d’ordine e, solo in caso di timori relativi al suo effettivo esercizio, mediante un’adeguata informativa nella nota integrativa oppure, al limite, stanziando uno specifico fondo rischi (di natura non rettificativa, mancando l’asset di riferimento) nel passivo dello stato patrimoniale.

Tale modalità di contabilizzazione poteva favorire comportamenti disinvolti, grazie al massiccio uso di strumenti di smobilizzo e cartolarizzazione, allo scopo di ripulire il bilancio d’esercizio dai crediti «scomodi», ossia di problematico realizzo, minando nei terzi la percezione della reale situazione patrimoniale, economica e finanziaria aziendale. Una situazione davvero delicata, soprattutto in un contesto economico come l’attuale che ha amplificato le problematiche di pagamento e, quindi, il rischio d’insolvenza.

 

Il pro-solvendo. Il nuovo Oic 15 cambia completamente le carte in tavola. Diversa è la filosofia: lo standard setter abbandona, infatti, la logica giuridico-formale per sposare, avvicinandosi a quanto previsto dai principi contabili internazionali, quella della sostanza economico-aziendale dell’operazione. Il migliore indicatore della presenza del rischio di credito, nell’ipotesi di smobilizzo pro-solvendo, è quindi proprio il suo stesso mantenimento in bilancio. Diverso è il risultato: il credito non può quindi essere più depennato per il solo fatto di non esserne più titolari; se si continua a essere esposti a rischi, infatti, l’attività dovrà rimanere in contabilità e dovrà essere assoggettata alle normali regole valutative. L’eventuale anticipazione ricevuta dal cessionario sarà allora iscritta fra i debiti di finanziamento, con rilevazione in conto economico degli interessi passivi e delle commissioni secondo il principio di competenza. L’uso dei conti d’ordine, dell’adeguata informativa in nota integrativa e, al limite, dello specifico fondo rischi nel passivo dello stato patrimoniale viene confinata all’ipotesi residuale ed eccezionale della cancellazione per trasferimento pressoché totale dei rischi relativi al credito: l’utilizzo di questi strumenti viene quindi confinata, nel rispetto dell’Oic 31, a esposizioni minimali in capo al cedente.

Il pro-soluto. Nulla cambia, invece, nel caso di un’operazione di cessione che comporta il trasferimento sostanziale di tutti i rischi, ossia per i trasferimenti pro-soluto o a questi assimilabili. La corrispondenza tra forma (mancanza di titolarità) e sostanza (assenza di rischi) imporrà la cancellazione del credito dall’attivo dello stato patrimoniale: la differenza tra il corrispettivo ricevuto e il valore contabile dell’attività trasferita, ossia il valore nominale al netto delle perdite accantonate, sarà addebitata, come perdita da cessione, alla voce b.14 del conto economico salvo che gli accordi fra le parti non consentano d’individuare oneri di diversa natura, in particolare finanziaria.

È l’avvenuto trasferimento dei rischi, dicevamo, l’elemento chiave del nuovo approccio unitario alla cancellazione dei crediti dall’attivo dello stato patrimoniale: il verificarsi di tale condizione richiede, come evidenziato dal paragrafo 58 del nuovo documento, un’attenta valutazione di tutte le clausole contrattuali, in particolare quelle relative a eventuali obblighi di riacquisto o alla previsione di commissioni, franchigie e penali per mancato pagamento.

Il restyling del principio contabile offre, infine, un’apposita appendice dedicata proprio alle più diffuse fattispecie di smobilizzo, specificandone le relative modalità di contabilizzazione, che abbiamo cercato di riassumere nella tabella presente in questa pagina.

Le conseguenze tributarie. La legge di stabilità 2014 ha rafforzato, in tema di perdite su crediti, il principio di derivazione del reddito imponibile da quello di bilancio.

L’art. 101 del Tuir subordina la loro deducibilità, salvo quanto previsto in tema di svalutazione dal successivo art. 106, all’esistenza di elementi certi e precisi che siano in grado di darne riscontro: il nuovo comma 5 prevede che questi sussistano ex lege qualora lo stralcio dei crediti sia avvenuto in applicazione dei principi contabili.

È quindi essenziale anche sul piano tributario, qualora non si ricada in altre ipotesi semplificatrici (procedure concorsuali, accordo di ristrutturazione del debito, diritti di modesta entità oppure prescritti), vagliare con attenzione l’esistenza dei presupposti giustificanti la cancellazione del credito ai sensi del paragrafo 57 dell’Oic 15: l’estinzione dei diritti contrattuali sui flussi finanziari derivanti dal credito oppure il loro trasferimento, insieme a tutti i rischi inerenti, a terzi.

Il disconoscimento della deduzione della perdita da parte dell’amministrazione finanziaria, in conseguenza della recente modifica normativa, non potrà quindi che passare attraverso la prova di una scorretta applicazione dei principi contabili nazionali.

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