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Crediti, niente «bad bank» La formula di Padoan: «Una soluzione leggera»

Potrebbe essere solo una battuta d’arresto nella definizione del progetto in sede europea. Oppure invece, semplicemente, un cambio di rotta. Fatto sta che per risolvere il problema dei troppi crediti deteriorati accumulati dalle banche nel corso degli anni di crisi e recessione, circa 187 miliardi di euro, il governo sembra aver accantonato l’ipotesi di una bad bank o comunque di un intervento di sistema. Partecipando al comitato esecutivo dell’Abi, alla presenza quindi degli amministratori dei principali istituti di credito italiani, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, infatti, ha per la prima volta parlato di una «soluzione leggera». Di quelle, tanto per intenderci, che non devono passare per il via libera della Commissione europea con il superamento dei veti agli aiuti di Stato e che non hanno bisogno neanche di una nuova legge.
«Cerchiamo misure specifiche di tipo regolatorio che possano facilitare la cessione dei crediti in sofferenza» ha spiegato Padoan nel breve scambio di battute con i giornalisti al termine della riunione Abi. E quindi «puntiamo a una iniziativa da realizzare in tempi rapidissimi» ha aggiunto, senza fornire altri particolari.
Nel corso della riunione a Palazzo Altieri il ministro ha spiegato che al dicastero di via XX settembre gli esperti stanno valutando una serie di nuove misure in grado di accelerare le procedure esecutive di recupero dei crediti che attualmente, secondo i calcoli della stessa associazione dei banchieri, richiedono sette anni con punte fino a vent’anni a fronte dei tre anni e cinque mesi che occorrono per le esecuzioni immobiliari.
Padoan ha anche accennato alla possibilità di incentivi fiscali o comunque di interventi volti a «sollecitare fiscalmente il mercato delle sofferenze», magari cartolarizzate, dove sono già attive le banche più grandi.
Lasciando comunque sullo sfondo la possibilità di interventi più articolati da studiare in collaborazione con gli esperti di Bruxelles, il ministro ha mostrato disponibilità rispetto alla richiesta formulata dai banchieri e dallo stesso presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, di ottenere una nuova riduzione dei tempi – da 5 anni ad un anno – per la deducibilità delle perdite su crediti, dopo il grande passo (da 18 a 5 anni) fatto con la legge di Stabilità, per mettersi al pari con le banche degli altri Paesi. Una disponibilità peraltro mitigata dai «vincoli di finanza pubblica» che il ministro ha comunque premesso.
Grande attenzione, infine, di Padoan alle critiche esposte da quasi tutti i banchieri nei confronti dell’eccesso di regole da parte delle autorità bancarie, dall’Eba al comitato di Basilea alla stessa Bce che ha preso in mano la vigilanza da novembre dopo gli stress test. «C’è confusione regolatoria» ha riconosciuto Padoan.

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