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Crediti Iva, sanzioni senza rimborsi

Uffici in confusione sulle sanzioni da applicare a seguito del riconoscimento dei crediti da dichiarazioni omesse. Le sanzioni sono calcolate in maniera diverso con il rischio concreto, per il contribuente che paga di più, di non ottenere poi il rimborso delle somme eccedenti.
Al riguardo, le Entrate, nella circolare 21/E del 25 giugno 2013, hanno precisato che, a seguito del riconoscimento del credito, il contribuente deve comunque «gli interessi e la sanzione contestata ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 471 del 1997, sulla parte di credito effettivamente utilizzata». Ma, al momento, sono tre le modalità di applicazione della sanzione (del 30%, riducibile al 10% se pagata entro 30 giorni) sulla comunicazione dell’ufficio:
– alcuni uffici applicano la sanzione solo sull’importo usato in compensazione, di cui alla dichiarazione “omessa”;
– altri uffici applicano la sanzione sia sull’importo usato in compensazione, di cui alla dichiarazione “omessa”, sia sugli altri importi usati in compensazione fino al giorno in cui l’ufficio riconosce l’esistenza del credito. In pratica, la sanzione viene chiesta sull’intero credito usato anche negli anni successivi perché riportato come eccedenza nelle dichiarazioni regolarmente presentate;
– altri uffici ancora applicano la sanzione sull’intero credito della dichiarazione omessa, anche se il credito non è stato mai usato.
Ad esempio, ad un contribuente che ha “omesso” la dichiarazione Iva 2009, relativa al 2008, con un credito di 146.313,00 euro, l’ufficio, dopo averlo riconosciuto interamente spettante, chiede le sanzioni del 10% sull’importo usato fino al giorno del riconoscimento del credito, cioè su 45.154,66 euro, di cui 1.330 relativi al credito da dichiarazione omessa e 43.824,66 relativi a dichiarazioni regolarmente presentate in anni successivi. Al contribuente, l’ufficio chiede sanzioni per 4.515 euro (il 10% di 45.154,66, con arrotondamento all’unità di euro), da pagare entro 30 giorni dalla comunicazione. Dopo i 30 giorni, le sanzioni sono dovute nella misura piena del 30%, per 13.546,50 euro (30% di 45.154,66). Il contribuente, per ottenere la convalida del credito di 146.313, ha quindi pagato 4.515 euro. Si noti che, probabilmente per dimenticanza, l’ufficio non ha chiesto gli interessi.
In tema di sanzioni si ricorda che, come detto, se il contribuente paga quanto chiesto è difficile che poi possa ottenere il rimborso delle somme pagate in più, anche se scaturenti da errore d’interpretazione dell’ufficio. Sul punto si applica, infatti, l’articolo 3, comma 2, del Dlgs 472/97, che ha per titolo “principio di legalità”, il quale dispone che se la sanzione è già stata irrogata con provvedimento definitivo il debito residuo si estingue, ma non è ammessa ripetizione di quanto pagato.
Al riguardo, sono perciò urgenti i chiarimenti dell’Agenzia, che, per evitare disparità di trattamento, deve indicare qual sia la corretta applicazione delle sanzioni. Per scongiurare ulteriore confusione potrebbe essere utile un ritorno al passato, cioè alla circolare 222/E del 30 novembre 2000, alla risoluzione 74/E del 19 aprile 2007 o alla circolare 54/E del 2002, con il riconoscimento in autotutela del credito, se effettivamente spettante. D’altra parte, si tratta di applicare la norma di legge, che esiste dal 1° aprile 1998, ed è contenuta, per l’Iva, nell’articolo 5 del Dlgs 471/97, il quale dispone che nel caso di omessa presentazione della dichiarazione annuale dell’Iva, se non sono dovute imposte, si applica la sanzione di 258 euro.

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