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Crediti Iva, recupero agevolato

Sul recupero dei crediti Iva «orfani» della dichiarazione, si torna (quasi) al passato: ridiventa possibile ottenerne il riconoscimento, da parte dell’ufficio, in sede di verifica della comunicazione di irregolarità della dichiarazione nella quale il credito è stato indebitamente dedotto. Non sarà pertanto necessario attendere la notifica della cartella, presentare il reclamo o il ricorso, indi attivare la mediazione o la conciliazione giudiziale per arrivare alla compensazione. Rimangono però dovuti gli interessi e la sanzione per l’indebito riporto. Queste le indicazioni che l’Agenzia delle entrate ha fornito con la circolare n. 21/E del 25 giugno 2013 (si veda ItaliaOggi del 26 giugno).

Ripercorriamo la vicenda, che ha preso le mosse dalla questione dei crediti Iva «dimenticati» o «non dichiarati», ma si è poi sviluppata ricomprendendo le analoghe posizioni creditorie relative alle imposte dirette, cui sono estensibili i chiarimenti dell’Agenzia.

La risoluzione n. 74/2007. A proposito dei crediti Iva emergenti da periodi per i quali non sono state presentate le dichiarazioni annuali, nella risoluzione n. 74/2007 l’Agenzia delle entrate aveva assunto una posizione di grande apertura, ammettendo il diritto alla detrazione purché l’esistenza del credito fosse accertata dall’ufficio a seguito dell’attività di controllo dell’annualità per la quale la dichiarazione è stata omessa. Più precisamente, la risoluzione diceva che «l’eccedenza di credito Iva maturata in un anno in cui la dichiarazione annuale risulta omessa potrà essere computata in detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto – fermo restando il potere/dovere dell’ufficio, nell’ambito del programma annuale dell’attività di controllo, di accertare l’esistenza del credito medesimo maturato nell’anno in cui la dichiarazione annuale è stata omessa, a norma del richiamato articolo 55 del dpr n. 633 del 1972. Il contribuente avrà, comunque, sempre la possibilità di richiedere la restituzione del credito Iva attraverso la procedura di rimborso di cui all’articolo 21 del dlgs n. 546 del 1992, entro i termini ivi previsti».

Il revirement del 2012. La situazione è completamente cambiata con la circolare n. 34/2012, nella quale l’Agenzia, uniformandosi a un orientamento della Corte di cassazione, ha invece affermato che, in caso di omissione della dichiarazione annuale, l’eccedenza d’imposta a credito non può essere riportata nel periodo d’imposta successivo, ma può essere recuperata soltanto attraverso un’istanza di rimborso ai sensi dell’art. 21 del dlgs n. 546/92 (c.d. «rimborso anomalo»). Qualora il credito sia stato scomputato nella dichiarazione successiva, l’amministrazione, nell’ambito della procedura di liquidazione automatica di cui all’art. 54-bis del dpr 633/72, lo disconosce e provvede al recupero della conseguente maggiore imposta, insieme ai relativi interessi e alla sanzione del 30%. In questo caso, in sede di eventuale mediazione pre-contenziosa oppure di conciliazione giudiziale, l’ufficio, su istanza del contribuente, potrà, previo accertamento del credito, ammettere la compensazione dell’imposta, fermo restando il pagamento degli interessi e della predetta sanzione, ridotta al 40% come previsto dalle disposizioni che regolano i suddetti istituti deflativi.

In conseguenza della circolare n. 34 del 2012, pertanto, il contribuente che veniva a trovarsi nella situazione considerata, ossia avere maturato, in un determinato anno, un’eccedenza detraibile Iva, senza avere però presentato la corrispondente dichiarazione (e quindi senza avere enunciato il credito d’imposta), aveva davanti a sé le seguenti possibilità:

1) adeguarsi alla circolare, evitando di riportare il credito nel periodo d’imposta successivo (e naturalmente di utilizzarlo a scomputo dell’Iva dovuta o in pagamento di altri tributi, contributi ecc). Per recuperare il credito, avrebbe presentato istanza di rimborso c.d. «anomalo» al competente ufficio, nel termine di decadenza biennale previsto dall’art. 21 del dlgs n. 546/92 (termine che dovrebbe decorrere dalla scadenza del termine entro il quale avrebbe dovuto essere presentata la dichiarazione);

2) disattendere la circolare e computare in detrazione il credito nella dichiarazione dell’anno successivo; in questo caso l’amministrazione, nell’ambito della procedura di liquidazione della dichiarazione, avrebbe inviato la comunicazione di irregolarità, con l’invito a pagare l’importo del credito, gli interessi e la sanzione del 30%, riducibile a un terzo in caso di definizione bonaria entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione; dopo di che, in caso di mancato pagamento, l’amministrazione avrebbe proceduto all’iscrizione a ruolo delle somme dovute (con la sanzione intera). A questo punto, il contribuente avrebbe potuto:

– aderire all’invito bonario, pagando le somme richieste e presentando l’istanza di rimborso del credito nel termine biennale dell’art. 21 citato, decorrente dal giorno del pagamento;

– non aderire all’invito, attendere la notifica della cartella di pagamento, impugnare l’atto e, in sede di mediazione ex art. 17-bis, dlgs n. 546/92, oppure di conciliazione giudiziale ex art. 48, raggiungere con l’ufficio un accordo che prevedesse «di scomputare dalla somma originariamente richiesta in pagamento al contribuente, l’eccedenza di Iva detraibile riconosciuta spettante» (fermo restando la debenza degli interessi e della sanzione ridotta al 40% come previsto dalle disposizioni che regolano gli istituti deflativi della mediazione e della conciliazione). Ciò sul presupposto che il pagamento dell’imposta liquidata dà diritto al contribuente di presentare l’istanza di rimborso «anomalo» di cui all’articolo 21 del dlgs n. 546/92. Poiché il diritto di credito emerge solo in fase di mediazione, non possono essere riconosciuti interessi a favore del contribuente.

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