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Crediti Iva cedibili

Il credito Iva può essere ceduto a terzi anche prima di essere chiesto a rimborso con la dichiarazione annuale; ai fini della cessione di un credito Iva, infatti, non rileva tanto che esso sia esposto nella dichiarazione annuale già presentata, quanto l’esistenza di uno specifico rapporto giuridico fiscale. Così la sentenza n. 26/2017 della sezione trentesima della Ctr Lombardia su rinvio della Cassazione, depositata in segreteria il 13 gennaio scorso. La vicenda tratta di una cessione di credito Iva che una Banca aveva rilevato da una società in fallimento. Poiché la cessione del credito risaliva ad una data anteriore rispetto alla richiesta di rimborso, le Entrate di Milano avevano ritenuto che tale cessione non producesse effetti ai fini fiscali. L’art. 5, comma 4-ter, del dl 70/88 dispone che, «agli effetti dell’articolo 38-bis del decreto del presidente della repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, in caso di cessione del credito risultante dalla dichiarazione annuale deve intendersi che l’ufficio dell’imposta sul valore aggiunto possa ripetere anche dal cessionario le somme rimborsate, salvo che questi non presti la garanzia prevista nel secondo comma del suddetto articolo fino a quando l’accertamento sia diventato definitivo». Come già chiarito con la circolare n. 6 del 13 febbraio 2006 (risposta 12.4), per «credito risultante dalla dichiarazione annuale» si deve intendere soltanto quello indicato nella dichiarazione annuale Iva e, pertanto, solo tali crediti sono suscettibili di cessione. La Ctp Milano, tuttavia, aveva accolto il ricorso riconoscendo la deducibilità del credito ceduto; la decisione veniva riformata dalla Ctr. Il ricorso per Cassazione presentato dalla Banca veniva accolto con l’enunciazione di un principio di diritto recepito dai giudici regionali nella sentenza di cui al commento: «Le dichiarazioni fiscali non costituiscono il titolo giuridico dell’obbligazione tributaria, ma sono esternazioni di scienza e di giudizio e comunque, ai fini della cessione di un credito Iva, non rileva tanto che esso sia esposto nella dichiarazione annuale già presentata, quanto l’esistenza di uno specifico rapporto giuridico fiscale. Esso è nella fattispecie riconducibile alla posizione di soggetto d’imposta, pacificamente rivestita ai fini dell’Iva dalla società di capitali cedente, rientrando il relativo credito fiscale futuro o semplicemente sperato nella relativa dinamica contrattuale. In siffatta prospettiva, la cessione del credito Iva vantato dalla curatela fallimentare, ma non ancora esposto in dichiarazione, non può che seguire le ordinarie regole del codice civile». L’Agenzia delle entrate di Milano ha provveduto a dare disposizioni di rimborso all’ufficio territoriale competente chiedendo l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere.

Benito Fuoco e Nicola Fuoco

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