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Crediti Iva, banche a rischio

Banche a rischio se non provano di essere all’oscuro della crisi d’impresa. La banca che ottiene la cessione del credito Iva durante il periodo sospetto dalla società poi fallita rischia, infatti, di subire la revocatoria della curatela se non prova che esistevano circostanze tali da far ritenere, a una persona di media diligenza, che l’imprenditore si trovasse invece in una situazione di normale esercizio dell’attività economica e non in crisi. E ciò perché una tale cessione integra sempre gli estremi di un mezzo anormale di pagamento, al di là della certezza di esazione del credito ceduto. È quanto emerge dalla sentenza 25284/13, pubblicata l’11 novembre dalla prima sezione civile della Cassazione.

Sbaglia la Corte d’appello quando sostiene che la cessione del credito Iva, se non è assimilabile al pagamento in denaro o in titoli, costituisce per prassi commerciale un pagamento paragonabile a quello con mezzi ordinari, visto che il fisco ottempererà comunque all’obbligo, e dunque sarebbe tale da escludere la presunzione di consapevolezza, in capo alla banca cessionaria, dello stato di insolvenza del cedente. In realtà la cessione integra sempre un mezzo anormale di pagamento quando non è prevista al sorgere dell’obbligazione oppure non risulta attuata nell’ambito della cessione dei crediti d’impresa di cui alla legge 52/1991. E dunque il giudice del merito non poteva rovesciare addosso alla curatela l’onere di provare che l’istituto cessionario fosse in realtà consapevole della crisi in cui si dibatteva l’impresa cedente, crisi che di lì a poco l’avrebbe indotta a portare i libri in Tribunale.

Il legislatore, infatti, non dà rilievo autonomo alla sussistenza dello stato di insolvenza, ma la ingloba nell’elemento soggettivo della relativa conoscenza. La banca, per superare la presunzione che opera contro di essa, non doveva provare a sua volta l’insussistenza dello stato di insolvenza del cedente, che rappresenta soltanto da un punto di vista logico il presupposto dell’azione revocatoria, laddove il requisito dal punto di vista giuridico è rappresentato dalla conoscenza dei segni esteriori. L’istituto, insomma, doveva documentare di non poter cogliere alcun segnale dell’imminente fallimento della cedente. Parola al giudice del rinvio.

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