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Crediti inesistenti, arriva la stretta

Nei casi di indebite compensazioni di crediti inesistenti, in futuro potrà scattare la custodia cautelare e saranno consentite le intercettazioni telefoniche. Queste ultime inoltre potranno riguardare anche il reato di occultamento o distruzione delle scritture contabili. Saranno invece possibili gli arresti domiciliari e le altre misure coercitive, evidentemente in presenza anche delle altre condizioni previste dal codice, per le omesse presentazioni delle dichiarazioni. Sono queste alcune delle conseguenze derivanti dalle modifiche apportate dal decreto legislativo ad alcuni delitti tributari. 
Intercettazioni
In base all’articolo 266 del Codice di procedura penale le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione sono consentite, tra l’altro, nei procedimenti relativi ai delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell’ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni. In precedenza il reato di occultamento e distruzione delle scritture contabili (articolo 10 del Dlgs 74/2000) era sanzionato con la reclusione fino a 5 anni con la conseguenza che tale attività investigativa non poteva essere svolta. Il decreto provvede ad aumentare la pena massima da 5 a 6 anni con la conseguenza che in futuro sarà possibile svolgere tali intercettazioni.
Analogo discorso vale per le indebite compensazioni di crediti inesistenti superiori a 50mila euro. Finora la fattispecie (articolo 10 quater) non distingueva tra crediti non spettanti e inesistenti. Erano entrambe sanzionate con la reclusione da 6 mesi a 2 anni.
Ora il legislatore delegato ha separato le due condotte: mentre è rimasta inalterata la sanzione per coloro che compensano crediti non spettanti, in presenza di crediti inesistenti (se di importo superiore a 50mila euro) scatterà la reclusione da un anno e 6 mesi a 6 anni.
Pertanto anche per questo delitto sarà possibile svolgere intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche.
Custodia cautelare
La custodia cautelare in carcere (articolo 280 Cpp) può essere disposta solo per delitti, consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 5 anni e per il delitto di finanziamento illecito dei partiti. Ne consegue che, in passato, tale misura non poteva essere adottata per le indebite compensazioni di crediti inesistenti. Ora invece, prevedendo per tale condotta la reclusione fino a 6 anni, potrà essere eseguita questa misura, ricorrendo ovviamente anche le altre condizioni previste dal codice di rito.
Altre misure coercitive
Le altre misure coercitive, differenti dalla custodia cautelare in carcere (divieto di espatrio, obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, arresti domiciliari, eccetera) possono essere applicate (articolo 280 Cpp) solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a 3 anni. Non potevano così essere applicate né alle omesse prestazioni delle dichiarazioni dei redditi e/o dell’Iva, né alle dichiarazioni infedeli.
Ora invece, il decreto aumenta la pena massima per l’omessa presentazione (da 3 a 4 anni di reclusione) e introduce anche il delitto di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta. Per queste fattispecie, ricorrendo anche le altre condizioni previste dagli articoli 281 e seguenti del Cpp, sarà in futuro possibile per il Pm richiedere al Gip una di tali misure coercitive.
Prescrizione 
La prescrizione per i reati tributari commessi dal 17 settembre 2011 è di:
6 anni (che diventano 7 anni e sei mesi in caso di interruzione) per i delitti di omesso versamento, indebite compensazioni e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte;
8 anni (che diventano 10 in caso di interruzione) per tutte le altre condotte illecite.
Da notare che nonostante il delitto di indebite compensazioni sia stato decisamente aggravato per le ipotesi di crediti inesistenti (la reclusione massima da 2 anni è stata innalzata a 6 anni) la prescrizione resta quella originariamente prevista di 6 anni (7 anni e sei mesi in ipotesi di interruzione).

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