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Crediti imprese, sbloccati 40 miliardi ok del governo ma ora serve un decreto

Il governo Monti, in vita per la ordinaria amministrazione mentre si stanno svolgendo le consultazioni per la formazione del nuovo esecutivo, sblocca a futura memoria i crediti che le imprese vantano da parte della pubblica amministrazione, degli enti locali e delle Asl. In tutto 40 miliardi in due anni, 20 per il 2013 e altrettanti per l’anno seguente, sui circa 70 chiesti a viva voce dai creditori dello Stato negli ultimi mesi. Il percorso di restituzione avverrà in due tappe: la riunione del consiglio dei ministri di ieri, come ha spiegato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli, ha predisposto una relazione al Parlamento che dovrà approvare i nuovi saldi di finanza pubblica («Ora o con il prossimo governo», ha spiegato il ministro) e successivamente sarà varato un decreto con «forme e modalità» che regoleranno i pagamenti.
Caute le reazioni dei diretti interessati: «Giusta direzione ma ora fare presto», ha detto il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. «Male è l’ennesimo rinvio », sostiene invece Carlo Sangalli presidente di Confcommercio e Rete Imprese Italia.
Probabilmente si teme che in fase di attuazione si registrino gli stessi problemi tecnici che hanno provocato il flop dell’operazione messa in atto dal ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera che prevedeva la per le imprese di farsi «scontare» dalle banche i crediti. Lo stesso Grilli ha osservato ieri che le richieste di certificazione dei crediti da parte delle aziende creditrici (passo necessario per ottenere l’anticipo da parte delle banche) sono state dell’ordine di «poche decine di milioni».
La manovra tuttavia stavolta è predisposta per arrivare all’erogazione di denaro liquido alle aziende, tanto è vero che a farne le spese sono i saldi di finanza pubblica che ieri, anticipando di fatto il Documento di economia e finanza (che dovrà essere varato il 10 aprile), hanno subito un brusco appesantimento. Il ministro Grilli si è limitato ad annunciare che i 40 miliardi peseranno «potenzialmente » sul debito senza fornire le nuove cifre rispetto al Pil, ha invece specificato che il deficit di quest’anno salirà al 2,9 per cento. Di questo 2,9 per cenpossibilità to 0,5 punti di Pil sono da attribuire all’operazione restituzione crediti ma al netto dei rimborsi il deficit sale al 2,4 per cento ovvero 0,8 punti in più rispetto a quanto previsto nel settembre scorso dallo stesso governo Monti.
Quali le cause? In prima linea c’è la recessione che si aggrava sempre di più e che appesantisce il deficit ma non è escluso che esistano anche tensioni nascoste nella spesa. La nuova stima del governo sulla contrazione del Pil per quest’anno è di -1,3 per cento: si tratta di circa un punto in più rispetto alle previsioni del settembre scorso quando si contava di limitare la recessione al -0,2 per cento, ma il dato è più pesante delle previsioni più recenti di Fmi e Ue che calcolavano per l’Italia nel 2013 una caduta del Pil di circa un punto.
L’operazione con la regia di Mario Monti è scattata dopo l’ok della Commissione Ue: il premier uscente ha spiegato ieri che si tratta di una «lascito di credibilità ai nostri successori» ed in una nota ha osservato che la misura è frutto di «un’azione politica di negoziato a livello europeo». Il riferimento è al Consiglio europeo del 14 marzo scorso che ha aperto la strada a risanamenti di bilancio «differenziati» e «spazi di flessibilità controllata» quando c’è la necessità di rilanciare crescita e occupazione in presenza di conti in ordine. A pesare sul via libera di Bruxelles, come ha ricordato il ministro per i Rapporti con la Ue Moavero, anche il rapido recepimento da parte dell’Italia della direttiva europea che impone il pagamento dei crediti alle imprese da parte dello Stato entro un mese.
Il provvedimento avrebbe già una sponda in Parlamento: i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, avrebbero infatti dato la loro disponibilità a istituire una «commissione parlamentare speciale» che esamini il decreto per lo sblocco dei pagamenti e per la necessaria modifica del patto di stabilità per i Comuni. La sorte della misura è tuttavia appesa agli umori delle forze politiche: Pd e Pdl sono favorevoli, resta l’incognita M5S.

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