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I crediti erariali sono contestabili senza limiti

In tema rimborso di imposte, relativamente a crediti erariali esposti sulla dichiarazione dei redditi dal contribuente, l’Amministrazione può contestare tali crediti, anche se siano scaduti i termini di decadenza per l’esercizio del potere di accertamento; tali termini decadenziali, infatti, operano limitatamente al riscontro dei crediti dell’Amministrazione finanziaria (dunque, debiti per il contribuente) e non anche dei suoi debiti (crediti, per il contribuente).

Lo ha stabilito la Sezione sesta della Corte di cassazione nell’Ordinanza n. 19322/2017.
La decisione del Giudice di Piazza Cavour, capovolge una sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio che aveva ritenuto che i termini per rettificare un credito dichiarato dal contribuente fossero decaduti, ritenendo applicabili i medesimi termini concessi per l’accertamento dei redditi.

I termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sono stati oggetto di recenti modifiche, apportate dalla legge n. 208/2015. A seguito di tali novazioni, l’articolo 43 del dpr 600/73 prevede attualmente che gli avvisi di accertamento debbano essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, oppure, nei casi di omessa presentazione della dichiarazione o di presentazione di dichiarazione nulla, entro il 31 dicembre del settimo anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Tali termini, v’è da precisare, si applicano agli avvisi relativi al periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2016 e ai periodi successivi (per i precedenti, invece, entro il 31 dicembre del quarto anno, o quinto in caso di omessa dichiarazione, con possibilità di raddoppio degli stessi con denuncia penale).

Queste scadenze, tuttavia, come precisato nella pronuncia in commento, valgono soltanto per accertare maggiori redditi a favore dell’erario (dunque per accertare debiti del contribuente), mentre non vincolano affatto l’azione dell’amministrazione per quanto riguarda la negazione di debiti gravanti sull’erario (dunque, crediti del contribuente).

La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell’Agenzia delle entrate, con rinvio alla Ctr del Lazio, in diversa composizione, affinché si attenga ai principi di cui sopra, anche per le spese del giudizio di legittimità.

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