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Crediti erariali a lunga gittata

I crediti vantati dall’Erario inerenti a periodi d’imposta anteriori al fallimento ed emersi solo in sede di reclamo, sono idonei a qualificare l’insolvenza della società anche se accertati dopo la pronuncia della sentenza dichiarativa del fallimento.

E’ il principio espresso dalla Corte di cassazione, con la sentenza 26 novembre 2015 n. 24182.

La Corte territoriale quantificava il debito della società in otto milioni, risalenti al 2010, cui dovevano aggiungersi ulteriori quaranta milioni, a seguito di accertamenti tributari che erano stati notificati nel luglio del 2013 al curatore.

A parere dei giudici lo stato di insolvenza non era escluso dall’asserita esistenza di un attivo patrimoniale di circa quattordici milioni di euro, rappresentato prevalentemente da opere d’arte di difficile liquidazione.

In primis, la società affermava che erroneamente la Corte territoriale aveva considerato indicativi dell’insolvenza i due avvisi di accertamento tributario che, essendo stati notificati al curatore solo nel corso del reclamo, costituivano elementi non valutabili.

La Corte di cassazione ritenendo che, in sede di reclamo, l’accertamento dello stato di insolvenza, pur dovendo essere compiuto con riferimento alla data di emissione della sentenza dichiarativa, ben poteva fondarsi su fatti diversi da quelli sulla base dei quali il fallimento era stato dichiarato, anche se successivamente conosciuti e desunti dal fascicolo fallimentare, condannava la società.

A parere dei massimi giudici, i crediti vantati dall’Erario, inerenti a periodi d’imposta anteriori al fallimento avevano sicura natura concorsuale, ancorchè la loro sussistenza sia emersa solo a seguito degli avvisi di accertamento notificati al curatore in sede di reclamo.

Il discrimen, secondo i giudici, ai fini dell’attrazione nella massa debitoria, è dato non dal momento di notifica degli atti impositivi incorporanti il debito, ma dal periodo di imposta (anteriore) cui la pretesa fa riferimento.

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