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Crediti d’impresa, scatta l’ora delle verifiche di fine anno

Al via le analisi di fine anno per verificare lo status dei crediti delle propria impresa. I risultati, considerata la situazione economica e finanziaria generale, non saranno positivi, ma dal fronte fiscale giunge qualche notizia positiva. Il dl 83 ha in parte riformulato l’art. 101 in tema di perdite su crediti considerando alcune esigenze dei contribuenti e prevedendo: l’esistenza della certezza e precisione necessaria per la deducibilità nel caso di crediti modesto importo caduti; l’esistenza della certezza e precisione nel caso di crediti prescritti; l’ampliamento della procedure che consentono la deducibilità della perdita a prescindere dalla dimostrazione della certezza e precisione.

La mancanza di una norma transitoria e l’assenza di istruzioni ufficiali stanno creando più di un problema ai contribuenti. La prima innovazione è contenuta nell’art. 101, comma 5 il quale prevede che «gli elementi certi e precisi sussistono in ogni caso quando il credito sia di modesta entità e sia decorso un periodo di sei mesi dalla scadenza di pagamento del credito stesso».

Quindi l’esistenza congiunta delle due condizioni (la modesta entità e il decorso del periodo minimo dopo la scadenza) sono condizioni sufficienti per considerare esistenti la certezza e la precisione e quindi la deducibilità della perdita. Già nel passato la prassi era giunta a conclusioni similari ma certo è benvenuta una norma che supera i dubbi operativi che si incontravano quando un credito è di modesto valore? Vale il valore in sé o occorre rapportarlo alle dimensioni dell’impresa?

Ricordiamo che nel passato era stato ritenuto possibile per il creditore dedurre la perdita dimostrando di aver tentato il recupero (esempio, inviando raccomandata di sollecito). Con risoluzione 9/124 del 6/8/76 si era affermato che con riferimento ai «crediti commerciali di modesto importo, e che siano tali anche in relazione all’entità del portafoglio_ per l’imputazione delle relative perdite agli accantonamenti o per la loro deduzione nel periodo in cui si verificano, possa prescindersi dalla ricerca di rigorose prove formali, nella considerazione che la lieve entità dei crediti può consigliare le aziende a non intraprendere azioni di recupero che comporterebbero il sostenimento di ulteriori oneri». La regola identifica quando la perdita può essere considerata di modesta entità:

  • il credito è di importo non superiore a 5.000 euro per le imprese di più rilevante dimensione che per il 2009 erano quelle con un volume d’affari o ricavi non inferiori a 300 milioni, per il 2010 a 200 milioni e per il 2011 a 150 milioni e per il 2012 a 100 milioni;
  • il credito è di importo non superiore a 2.500 euro per le altre imprese.Con riguardo all’individuazione del parametro quantitativo, i criteri per la sua applicazione sono previsti nel provvedimento delle Entrate 6 aprile 2009 in base al quale per gli imprenditori la misurazione dell’ampiezza dell’attività occorre assumere il valore più elevato tra i dati indicati nelle dichiarazioni fiscali:
  • ricavi di cui all’art. 85, comma 1, lettere a) e b), del Tuir;
  • volume d’affari ai sensi dell’art. 20 del dpr 26 ottobre 1972, n. 633.Si è già accennato al fatto che il legislatore non ha fissato una data di entrata in vigore della norma e nemmeno introdotto un regime transitorio. Per tale motivo si potrebbe ritenere applicabile in tal caso l’art. 3, comma 1, della legge n. 212/00 secondo cui «relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono» e quindi in al caso se ne riparlerebbe nel 2013. Ma tale tesi non è accettabile. La finalità della regola fissata dall’art. 3 è quella di offrire una tutela al contribuente rispetto a comportamenti del legislatore che potrebbero aggravare la sua posizione o comunque rendere difficile oltre modo la loro applicazione. Ma quella introdotta dal dl 83 è una norma di favore e quindi non vi è l’esigenza di tutelare il contribuente. Quindi la soluzione preferibile è quella per cui la nuova regola è applicabile dal periodo d’imposta in corso al 12 agosto 2012.
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