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Crediti deteriorati, il piano Sga per allargare l’offerta alla banca

Si amplia l’offerta di Sga per gli Npe di Carige . La società del Mef è pronta ad allargare il perimetro di acquisizione da 1,8 miliardi a ben 3,36 miliardi. È quanto emerge da un documento di aggiornamento della Npe strategy della banca genovese, che Il Sole 24 Ore ha avuto la possibilità di visionare.

Nel piano industriale del febbraio 2019, i commissari di Carige, Pietro Modiano, Fabio Innocenzi e Raffaele Lener avevano previsto che lo stock lordo di Npe raggiungesse, entro la fine del 2019, un valore di 800 milioni corrispondente un ratio lordo pari a circa 6,3%. Per raggiungere questo obiettivo, nel piano industriale venivano identificate due operazioni straordinarie di cessione Npe per un importo lordo complessivo di circa 2,1 miliardi di euro; operazioni denominate Project Hydra (circa 1,8 miliardi) e Project Cuvée (circa 300 milioni).

All’interno di Hydra, Sga aveva messo sul piatto, a febbraio 2019, un impegno vincolante ad acquisire un portafoglio di importo complessivo lordo pari a circa 1,8 miliardi di Npe a un prezzo complessivo di 640 milioni da corrispondersi al closing. A maggio 2019, però, Sga «ha chiesto alla banca di poter accedere ai dati» e alla documentazione «relativa al perimetro di Npe» del gruppo genovese non rientrante nella proposta di febbraio.

Infine, il 21 giugno scorso, a quanto emerge dal documento, «la precedente offerta di Sga è stata integrata con un riferimento a un perimetro ampliato pari a circa 3,36 miliardi con espressione di un prezzo formulato in maniera “modulare”, con impegno vincolante fino al 30/09/2019».

In particolare, oltre a rimodulare il corrispettivo per Hydra (a 605,7 milioni), Sga offre 305,8 milioni quale corrispettivo per la cessione delle posizioni facenti capo al gruppo Messina (un credito il cui valore lordo a bilancio è di 515 milioni e quello netto di 348); 105,3 milioni (contro un lordo di 282 milioni e un netto di 126) per la cessione delle posizioni del gruppo Abitcoop; 138,9 milioni (contro un valore lordo di 219 milioni e netto di 154) per il portafoglio di esposizioni del gruppo Genova High Tech; nonché 136,7 milioni (contro un valore lordo di 243 milioni e netto di 179) per la cessione del portafoglio di esposizioni oggetto del Project Cuvée.

Una simile Npe strategy conduce a una pulizia di crediti deteriorati che porterebbe il ratio Npe tra 1,4% e 0,9% (percentuali straordinarie). Ma comporta anche l’scrizione di perdite a bilancio che, conteggiando solo Messina, Abitcoop, Genova High Tech e Cuvée, al netto degli attivi ponderati per il rischio, ammontano a circa 70-80 milioni. Cifra che corrisponde, di fatto, al gap tra l’aumento di capitale annunciato a dicembre (630 milioni) e quello di 700 previsto ora (al quale si aggiungono 200 milioni di bond tier 2). Occorre anche rilevare, però l’anomalia dell’inserimento, tra gli Npe, del credito di Messina, di cui la banca aveva annunciato (a dicembre 2018) la ristrutturazione, grazie all’intervento del gruppo Msc con le sue risorse finanziarie. Se infatti questo accordo, come sottolineato a suo tempo da Innocenzi, ha contribuito «all’opera di derisking» di Carige, secondo le regole di Bce, dovrebbe passare a breve in bonis; quindi la banca potrebbe arrivare a recuperare, sui 515 milioni a bilancio per Messina, circa 200 milioni rispetto all’offerta di Sga di 305,8.

Raoul de Forcade

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