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I crediti deteriorati bancari in Italia si sono ridotti in pochi mesi del 25%. Ma la Bce continua a sfornare norme

Con riferimento all’articolo del professor Marcello Gualtieri pubblicato su ItaliaOggi il 7 ottobre scorso in tema di crediti deteriorati, ci preme sottolineare che le regole su questa materia e sulle banche non mancano e non appaiono necessari frettolosi e tardivi addendum. Nel 2016 sono state emanate ben cinque fonti normative ogni giorno lavorativo con impatto sulle banche e sui loro clienti. I primi dati per il 2017 confermano tale trend.

Questo diluvio normativo trova fonte in diversi rivoli. Direttive e regolamenti comunitari, decreti legislativi di recepimento, leggi ordinarie, decreti ministeriali, disposizioni di vigilanza. A queste vere e proprie norme si vanno aggiungendo documenti di raccomandazione e di indirizzo quali, ad esempio, le linee guida emanate dalle Autorità di vigilanza. In alcuni casi tali linee guide forniscono informazioni sulle condotte adottate dalle Autorità, accrescono la trasparenza, in altri invece in via surrettizia si sostituiscono o intendono integrare le norme.

La differenza non è di poco conto. L’emanazione delle norme in tutta Europa deve seguire rigidi criteri. Quando si propongono nuove norme occorre chiarirne precisamente le finalità, devono essere corredate da studi di impatto, sono soggette a consultazioni. Sono emanate da chi ha un potere legislativo o da chi ha ricevuto delega dallo stesso potere legislativo. In questo caso debbono essere rispettati precisamente i contenuti della delega.

Cioè il processo di creazione di regole deve essere chiaro, comprensibile e non ambiguo. Le regole devono perseguire il loro fine senza imporre oneri aggiuntivi, non necessari e non previsti su imprese, cittadini e istituzioni. Comunque ne deve essere valutato preventivamente il loro impatto sull’economia. Questi elementi spesso non sono adeguatamente considerati nel processo di regolamentazione bancaria, che continua infatti a caratterizzarsi per una persistente instabilità e incertezza e per la scarsa trasparenza e proporzionalità nella sua implementazione.

L’addendum pubblicato recentissimamente dalla Bce, nel suo ruolo di Autorità di vigilanza bancaria (Ssm), appare in netto contrasto con tutti questi principi. Tale contrasto attiene sia ad aspetti di metodo sia ad aspetti di contenuto delle indicazioni fornite dal Ssm. Solo alcuni esempi, non esaustivi. Le indicazioni contenute nell’addendum non appaiono recepire le indicazioni fornite dall’Ecofin dello scorso mese di giugno. Gli automatismi che ne discendono, appaiono non coerenti con i principi contabili che le banche debbono applicare.

Nessuna indicazione è fornita per giustificare i limiti temporali proposti. Due anni e sette anni, appaiono l’ennesimo numero «magico» proposto dal regolamentatore bancario. Nessuna indicazione è fornita sui maggiori accantonamenti necessari e sulla conseguente minore disponibilità di nuovi finanziamenti all’economia, soprattutto nei confronti delle piccole e medie imprese. Il tutto in una fase in cui la crescita economica sta riprendendo vigore in Italia e in Europa e, dunque, necessiterebbe non già di vincoli ma di nuovi stimoli.

Quindi, non sembrano proprio indispensabili nuove regole o indicazioni vincolanti, tenuto anche conto che in Italia, a normativa attuale, i crediti deteriorati in pochi mesi si sono ridotti del 25%.

Gianfranco Torriero* *Vice Direttore Generale dell’Abi

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