Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Crediti contributivi: prescrizione breve

di Alessandro Galimberti

Diventa più difficile per la Cassa forense stanare e perseguire i "furbetti" dei contributi.Il recupero dei maggiori crediti vantati nei confronti degli iscritti che avevano dichiarato all'istituto redditi inferiori al reale deve avvenire entro dieci anni, senza alcuna estensione o deroga. A fissare la decorrenza del computo dei due lustri – che coincide sempre con la data d'invio della comunicazione obbligatoria e non, invece, col giorno della scoperta dell'indebito "sconto" – è la Corte di cassazione con la sentenza 4107/12 della Quinta sezione civile, depositata ieri.
I giudici hanno respinto il ricorso dell'istituto previdenziale degli avvocati, che aveva impugnato la decisione della Corte d'appello di Milano sulla controversia con un iscritto, "reo" di aver defalcato una quota del suo reddito fiscale nella comunicazione alla Cassa. L'istituto sosteneva che la prescrizione dei crediti contributivi inizia a decorrere solo quando la Cassa stessa, creditrice, viene a conoscenza della parte di reddito non dichiarato. A questa conclusione porterebbe anche il tenore letterale dell'articolo 2941 del codice civile, che prevede la sospensione della prescrizione tra le parti quando il debitore «ha dolosamente occultato l'esistenza del debito (…) finché il dolo non sia stato scoperto».
Tra i motivi per avallare una simile impostazione, la Cassa aggiungeva la difficoltà – o quasi impossibilità materiale – di verificare la congruità di tutte le comunicazioni incrociandole coi documenti fiscali, anche alla luce del numero enorme di iscritti alla previdenza di categoria. Argomentazioni che non hanno fatto breccia nella Suprema corte, che richiamando la normativa di riferimento (legge 576/1980, articoli 17 e 23) fissa il termine di decorrenza sempre e inevitabilmente alla data di invio della comunicazione annuale. «Fissarla dal diverso termine in cui la Cassa viene a conoscenza dei maggiori redditi – scrive il relatore nella motivazione – introdurrebbe nell'ordinamento una pericolosa incertezza ed un indubbio margine di arbitrio sui tempi dei controlli».
La prescrizione "allungata" vale sempre, invece, nel caso di omessa comunicazione, cioè nell'ipotesi in cui l'avvocato non abbia del tutto informato l'istituto sulla sua posizione reddituale dell'anno (Cassazione 9113/2007).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa