Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Crediti commerciali oltre l’anno, interessi e ricavi con distinguo

Scorporo degli interessi attivi nei crediti a medio/lungo termine e procedimento di svalutazione dei diritti in essere al termine dell’esercizio: sono queste, in estrema sintesi, le principali aree interessate del restyling dell’Oic 15. La bozza del nuovo documento, in consultazione fino al prossimo 31 ottobre 2012, è stata pubblicata la scorsa settimana nell’ambito del progetto di aggiornamento dei principi contabili nazionali.

I crediti di natura commerciale. Il credito commerciale rappresenta la naturale contropartita del ricavo originato dalla cessione di beni oppure dalla prestazione di servizi. La piena corrispondenza fra il valore finanziario e quello economico vacilla, però, in conseguenza del fattore tempo: se la dilazione concessa supera il breve termine, è necessario verificare l’esistenza e la congruità degli interessi attivi che da essa debbono derivare in modo da farli partecipare al reddito d’esercizio in base al principio di competenza economica. La disposizione, già contenuta nell’attuale Oic 15, viene rafforzata e chiarita nella bozza del suo successore: secondo il paragrafo 29, infatti, «i crediti commerciali con scadenza oltre i 12 mesi dal momento della rilevazione iniziale, senza corresponsione di interessi, o con interessi irragionevolmente bassi, si rilevano inizialmente al valore nominale e cioè in base all’effettivo diritto di credito che essi rappresentano. In contropartita la componente reddituale è rilevata distintamente tra: il ricavo relativo alla vendita del bene a pronti o alla prestazione di servizi; gli interessi attivi impliciti relativi alla dilazione di pagamento».

Differentemente da quanto previsto dallo Ias 39, non si chiede di attualizzare direttamente il credito commerciale bensì, quale conseguenza di una visione giuridico-formale che prevale sulla sostanza economica dell’operazione rappresentata, di esprimere il ricavo al suo valore attuale: la differenza fra il valore finanziario e quello economico misurerà, appunto, la componente finanziaria positiva che dovrà essere distribuita (ricorrendo a un risconto passivo) nell’intervallo temporale della dilazione concessa in modo tale, citiamo ancora il paragrafo 29, «che l’interesse venga riconosciuto a un tasso costante sul credito residuo finché non sia interamente incassato».

Il tasso d’attualizzazione. Da un punto di vista operativo, però, due problemi hanno sempre frenato la concreta diffusione della pratica appena descritta: le conseguenze tributarie da essa derivanti (si veda altro articolo nella pagina seguente); le criticità legate alla determinazione del tasso d’interesse da utilizzare per l’attualizzazione del ricavo.

Secondo il documento in bozza, la percentuale da impiegare, determinata con riferimento al momento in cui è sorto il credito, dovrebbe approssimare, da un punto di vista teorico, «il tasso che sarebbe risultato se due parti indipendenti avessero negoziato un’operazione similare con termini e condizioni comparabili con l’opzione di pagare un prezzo a pronti o un prezzo a termine e tale ultimo prezzo avesse tenuto conto di un appropriato tasso d’interesse di mercato per il tempo della dilazione». Una soluzione certamente corretta, ma di difficile e pericolosa applicazione considerando soprattutto che, vista la natura esponenziale della funzione d’attualizzazione, piccole variazioni di percentuale potrebbero condurre a differenze significative di reddito e capitale. Il paragrafo 32 dell’Oic 15 propone allora diverse strade da seguire: il tasso «può corrispondere al saggio d’interesse di mercato prevalente per il finanziamento di crediti con dilazione ed altri termini e caratteristiche similari» (una sorta di saggio «ideale»); in caso di sua indisponibilità si potrà allora impiegare quello «per l’approvvigionamento di fondi esterni per il finanziamento della gestione tipica o caratteristica dell’impresa (esclusi quindi i prestiti per il finanziamento di immobilizzazioni tecniche), come ad esempio scoperti bancari, anticipazioni finanziarie ecc.» (un saggio «marginale»); si prevede, infine, che il tasso ricercato può «rappresentare il costo medio dei finanziamenti utilizzati per finanziare la produzione» (un saggio «medio»).

I crediti di natura finanziaria. Le disposizioni commentate fino a questo punto riguardano i crediti di natura commerciale a medio/lungo termine. Cosa è previsto, invece, per i diritti di pari durata che traggono origine da un rapporto di provvista di natura finanziaria e non prevedono corresponsione di interessi o con interessi irragionevolmente bassi? La bozza del futuro standard dedicato alla rappresentazione in bilancio dei crediti prevede una soluzione completamente diversa: secondo il paragrafo 35 «tali crediti, non derivando da operazioni di scambio di beni e servizi, non richiedono al momento della rilevazione iniziale la scissione tra il valore del bene/servizio e la componente finanziaria».

Non esistendo, quindi, un ricavo da attualizzare non si procederà con lo scorporo dell’interesse attivo implicito; tuttavia, prosegue il successivo paragrafo 36, «ove rilevante, la componente finanziaria, determinata come differenza tra il valore nominale del credito e il valore attuale dei flussi finanziari derivanti dal credito, è indicata nella nota integrativa».

L’attualizzazione, questa volta del credito, dovrà essere quindi compiuta, con lo stesso tasso visto, in mancanza di diverse previsioni, per i diritti commerciali, non per la contabilizzazione bensì a fini meramente illustrativi in nota integrativa.

Gli interessi passivi debbono essere scorporati al momento della rilevazione iniziale del debito per poi essere ripartiti, attraverso un risconto attivo, lungo la durata del debito commerciale che, in ogni caso, deve superare l’esercizio successivo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Cinque nomi nuovi, a partire da Andrea Orcel, cinque conferme (più Pier Carlo Padoan, cooptato da p...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Francesco Gaetano Caltagirone segue le orme di Leonardo Del Vecchio e, dopo anni passati ad arrotond...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Zero profitto, zero dividendo: così la Bundesbank ha chiuso il bilancio 2020, un bilancio pandemico...

Oggi sulla stampa