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Credit Suisse, va in porto il maxi-aumento di capitale

Credit Suisse mette fieno in cascina per quel che riguarda i mezzi propri con cui affrontare le sfide della prossima fase. La banca elvetica ha infatti raccolto 4,1 miliardi di franchi in quello che è il suo secondo aumento di capitale in circa un anno e mezzo. L’istituto zurighese ha reso noto che al termine dell’operazione è stato esercitato il 99,2% dei diritti di sottoscrizione, percentuale che rappresenta oltre 390 milioni di nuove azioni. I titoli invenduti sono circa 3 milioni e saranno messi a disposizione per l’acquisto sul mercato.
Gli azionisti di Credit Suisse avevano approvato questo secondo aumento di capitale durante l’assemblea straordinaria del mese scorso. Nel 2015 la banca rossocrociata aveva annunciato l’esigenza di incrementare i fondi propri per 9-11 miliardi di franchi. Gli strumenti individuati all’epoca erano due: un aumento di capitale di 6 miliardi di franchi, poi effettivamente varato; la quotazione in Borsa nel corso del 2017 del ramo svizzero del gruppo, che invece non è poi stata attuata. Alla fine dello scorso mese di aprile il vertice ha infatti annunciato che al posto della quotazione ci sarebbe stato un secondo aumento di capitale.
Quest’ultima operazione sarebbe stata preferibile, avevano spiegato il presidente svizzero del cda Urs Rohner e il ceo franco-ivoriano Tidjane Thiam, perché avrebbe consentito di mantenere il controllo completo delle attività svizzere, soluzione migliore per gli azionisti. Rohner e Thiam, nel mirino delle critiche di una parte degli azionisti sia per via della politica dei bonus (poi modificata) sia per via delle incertezze sul completamento dell’incremento dei fondi propri, avevano così superato un paio di ostacoli consistenti sul loro cammino.
Nel primo trimestre di quest’anno Credit Suisse ha registrato un utile netto di 596 milioni di franchi. Si è trattato di un ritorno al profitto per il gruppo, reduce da due esercizi in rosso con perdite causate in gran parte da un riassetto di bilancio e dalla maxi multa subita negli Stati Uniti nell’ambito della vicenda dei mutui subprime. Il ceo Thiam, ex Prudential, sta giocando la partita del rilancio attraverso il taglio di costi e strutture ma anche attraverso una linea che ridà maggiore centralità alla gestione di patrimoni e che snellisce l’investment banking.
Intanto, da Londra riemerge la voce secondo cui Credit Suisse avrebbe intenzione di sopprimere nella City circa 1.500 impieghi entro fine 2018. Ad affermarlo è una fonte vicina al dossier, citata dall’agenzia Reuters. Dopo questo eventuale taglio, Credit Suisse avrebbe ancora circa 5 mila addetti nella capitale britannica. L’altra grande banca elvetica, Ubs, dovrebbe decidere entro fine 2017 se trasferire alcune attività da Londra a un’altra città europea, in relazione a Brexit.

Lino Terlizzi

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