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Il Credit Suisse torna in utile. Ok all’aumento da 4 miliardi

Ritorno all’utile nel primo trimestre 2017, aumento di capitale di 4 miliardi di franchi, no alla quotazione del ramo svizzero. Due giorni prima di un’assemblea degli azionisti in cui saranno ancora sotto i riflettori i bonus ai top manager e la posizione del criticato presidente del cda Urs Rohner, ieri il vertice di Credit Suisse ha annunciato dati e passi importanti. La Borsa ha accolto bene le novità e ieri a Zurigo il titolo dell’istituto ha chiuso la seduta a 15,71 franchi, in rialzo del 2,68%.
Al mercato evidentemente sono piaciuti l’utile e la fine dell’incertezza sull’aumento di capitale.
La banca elvetica ha realizzato un utile netto di 596 milioni di franchi nei primi tre mesi di quest’anno, contro una perdita di 302 milioni nello stesso periodo del 2016. L’utile ante imposte è di 670 milioni, contro una perdita di 484 milioni. L’afflusso netto di fondi si è attestato a 24,4 miliardi, contro un deflusso di 6,7 miliardi nel quarto trimestre dell’anno scorso. I patrimoni gestiti sono cresciuti in tre mesi del 4,2% a 1,304,2 miliardi di franchi. «Abbiamo avuto un forte inizio del 2017, stiamo compiendo buoni progressi nella nostra strategia», ha affermato il chief executive officer Tidjane Thiam. Per l’intero 2017 il vertice di Credit Suisse preferisce però mantenere una certa prudenza. Sono stati registrati progressi nell’afflusso di denaro fresco, ma allo stesso tempo le varie incertezze politiche hanno frenato la clientela e ciò rende difficili fare previsioni per l’esercizio, ha spiegato la banca rossocrociata.
Nel 2015 l’istituto zurighese aveva annunciato l’intenzione di accrescere i propri fondi di 9-11 miliardi di franchi, attraverso un aumento di capitale da 6 miliardi in effetti poi varato e attraverso la quotazione del ramo Credit Suisse (Svizzera) nel 2017. Dubbi riguardo a questa quotazione sono però sorti nei mesi scorsi nel vertice e a quanto pare anche il terzo maggior azionista di Credit Suisse, Harris Associates, non sarebbe stato alla fine favorevole all’operazione. Anziché la quotazione ci sarà quindi un nuovo aumento di capitale di circa 4 miliardi di franchi. Per approvare quest’ultimo è stata convocata un’assemblea straordinaria per il 18 maggio. «Crediamo che il controllo completo delle attività svizzere resti la via migliore e che ne varrà la pena per gli azionisti», ha affermato il presidente del consiglio di amministrazione, Urs Rohner.
Lo stesso Rohner sarà intanto uno dei protagonisti nell’assemblea ordinaria degli azionisti che si svolgerà domani. Alcune società di consulenza per gli investitori (come Iss e Glass Lewis) e la fondazione elvetica a difesa degli azionisti Ethos nelle settimane scorse lo hanno infatti messo nel mirino, criticando, seppur in diverso grado, la politica di bonus ai top manager e più in generale la linea d’azione del presidente del cda. La proposta iniziale del vertice era di un pacchetto complessivo di remunerazioni variabili pari a 78 milioni di franchi, ma dopo le critiche e dopo colloqui del vertice anche con i maggiori azionisti la cifra è scesa di circa il 40%, a 48 milioni di franchi. Le critiche si sono così attenuate, ma non sono scomparse. Società e fondazioni che sono all’opposizione fanno notare che la banca è comunque reduce da due esercizi in rosso, anche se le perdite sono legate in larga parte al riassetto di bilancio attuato e alla maxi multa negli Stati Uniti collegata alla vicenda dei mutui subprime.
Mentre il ceo franco-ivoriano Tidjane Thiam, ex Prudential, è impegnato nel ridare centralità alla gestione di patrimoni e nello snellire l’investment banking, lo svizzero Urs Rohner, avvocato, in gioventù atleta nei 110 metri ostacoli, deve far fronte al grosso delle critiche e alla richiesta di Ethos di non rieleggerlo presidente. Con ogni probabilità Rohner supererà senza grandi difficoltà l’ostacolo in assemblea, ma il dibattito sulla sua linea ci sarà.

Lino Terlizzi

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