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Credit suisse ha evaso in Usa

Si è chiusa con una ammissione di colpevolezza e il pagamento di una multa di 2,6 miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) la lunga querelle fiscale tra il colosso finanziario elvetico Credit suisse e l’agenzia delle entrate a stelle e strisce. La banca ha ammesso di aver cospirato per aiutare facoltosi clienti americani a evadere le tasse accettando di pagare l’ingente ammenda pur di chiudere l’indagine avviata dal dipartimento di giustizia americano.

L’intesa, che pone fine ad annose controversie giuridiche, non implica tuttavia la revoca della licenza bancaria ed esclude la trasmissione di dati sulla base del diritto di necessità. Stando a quanto dichiarato da Credit suisse, il capo di imputazione ammesso sarebbe relativo alla sola associazione per delinquere. La società, in altre parole, avrebbe riconosciuto di aver fornito assistenza ai suoi clienti affinché presentassero dichiarazioni dei redditi non corrette. Credit suisse diventa così la prima banca negli ultimi vent’anni a dichiararsi colpevole di un reato negli Stati Uniti: l’ultima volta era infatti successo alla giapponese Daiwa Bank nel 1995. L’intesa, che riguarda solamente l’entità bancaria svizzera del gruppo Credit suisse sa, è arrivata al termine di un’indagine durata anni e che vede implicati anche altri 13 istituti elvetici, la cui posizione rimane per il momento immutata.

«Questo caso mostra come nessuna istituzione finanziaria, qualunque sia la sua dimensione, è al di sopra della legge», ha affermato il ministro di giustizia elvetico Eric Holder a Washington. «Credit suisse ha cospirato per aiutare i cittadini americani a nascondere i propri attivi offshore al fine di evadere le tasse», ha sottolineato Holder, spiegando che centinaia fra dipendenti e manager della banca hanno avuto un ruolo nell’aiutare i ricchi americani ad aggirare il fisco. «Quando una banca è impegnata in una tale cattiva condotta, deve attendersi di essere perseguita penalmente dal dipartimento di giustizia». Nel dettaglio, l’intesa prevede il pagamento di 2 miliardi di dollari per il dipartimento di giustizia statunitense (importo che tiene però conto anche dei 196 milioni già versati in febbraio alla Sec, l’autorità americana di vigilanza dei mercati finanziari), di cui un terzo destinato all’Internal revenue service (Irs, il fisco statunitense). Altri 715 milioni andranno al New York state department of financial services (l’agenzia dello stato della Grande mela responsabile per la regolamentazione dei servizi finanziari) e 100 milioni alla Federal reserve (la banca centrale americana). Il totale complessivo è quindi di 2.815 milioni di dollari cui vanno tolti i 196 milioni già versati alla Sec, per una sanzione odierna di 2.619 milioni di dollari.

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