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Credit Suisse, gli atti in bilico

Atti di accertamento sulle polizze vita Credit Suisse a rischio nullità. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi il pasticciaccio brutto dei dirigenti incaricati dell’Agenzia delle entrate, dichiarati illegittimi dalla sentenza 37 della corte costituzionale lo scorso 17 marzo, ha colpito anche gli atti notificati a dicembre a circa 1.000 contribuenti intestatari di polizze vita Credit Suisse. Gli avvocati sono alla caccia in questi giorni dei nomi di chi ha firmato gli atti perché con ogni probabilità sono stati funzionari incaricati privi della qualifica della dirigenza. Il passo successivo per i legali sarà quello di richiedere e verificare se quei funzionari fossero dotati di delega di firma, se così non fosse si potrebbe ipotizzare una nullità dell’atto o addirittura l’Agenzia delle entrate potrebbe agire in contropiede revocando gli atti con la procedura di autotutela.

Sempre secondo quanto risulta a ItaliOggi in uffici dell’Agenzia delle entrate stanno intervenendo ad annullare con l’autotutela (procedura con cui l’Agenzia delle entrate, se prende atto di aver commesso un errore, può annullare il proprio operato e correggere l’errore senza necessità di attendere la decisione di un giudice) atti firmati il giorno di pubblicazione della sentenza.

La sentenza della Corte costituzionale ha infatti dichiarato la pratica dell’Agenzia delle entrate di non indire concorsi e prorogare incarichi dirigenziali a funzionari incaricati contraria al buon andamento della pubblica amministrazione. Per la Corte costituzionale, dunque, quelle nomine sono affette da nullità e anche gli atti post sentenza mentre un dubbio si pone per quelli emanati prima di questa pronuncia tsunami per l’attività dell’Agenzia.

C’è infatti chi propende per il mantenimento in vita dell’atto amministrativo per via del legittimo affidamento sull’atto di un funzionario di fatto, c’è chi invece più definitivo propende per una possibile nullità in quanto la nomina è viziata all’origine e travolge l’azione.

Per quanto riguarda la vicenda Credit Suisse a dicembre con una azione coordinata dalla procura di Milano, la Guardia di finanza ha effettuato delle perquisizioni presso la sede di Milano della banca svizzera. Nel corso delle perquisizioni è stato ritrovato un file con i nomi di un migliaio di clienti italiani intestatari di polizze cosiddette mantello (una gestione patrimoniale camuffata nella quale sono gli stessi sottoscrittori a impartire alla banca le istruzioni sulle singole operazioni di investimento) gestite da Credit Suisse Bermuda e ritenute dal fisco italiano elusive.

Il valore dell’operazione è stato iscritto anche nel bilancio sociale della procura di Milano per 8 miliardi di possibile base imponibile sottratta all’erario

Per i contribuenti italiani interessati alla vicenda, dopo una corsa contro il tempo, nel presentare domanda di collaborazione volontaria per gli anni accertabili, esclusi dalle prime notifiche (alla vigilia di Natale sono stati notificati gli avvisi di accertamento per l’anno di imposta 2005 a rischio prescrizione) c’è stata l’amara constatazione dell’impossibilità di accedere alla procedura di collaborazione volontaria. Nelle settimane successive, infatti, sono stati notificati questionari fiscali per gli anni successivi al 2005 che di fatto sono considerati causa ostativa all’accesso della regolarizzazione dei capitali illegalmente detenuti all’estero.

Sulla vicenda si è poi innestata anche una controffensiva da parte dei titolari di polizze vita Credit Suisse clienti della banca. Questi hanno infatti scritto alla banca chiedendo spiegazioni sulla presenza della lista di servizi offerti da un istituto svizzero nell’ufficio italiano.

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