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Credit Suisse costretta all’aumento di capitale pesa la multa negli Usa

Dopo la perdita di 2,9 miliardi di franchi (2,67 miliardi di euro) registrata lo scorso anno, a inizio 2017 Credit Suisse torna a rivedere l’utile di 596 milioni di franchi (548 milioni di euro). Almeno sotto il profilo dei conti sembra che le cose vadano decisamente meglio per la seconda più importante banca svizzera. Ma ieri i vertici hanno, pure, annunciato un aumento di capitale da 4 miliardi di franchi (3,7 miliardi di euro). In sostanza l’istituto svizzero ha seguito la via già percorsa da Deutsche Bank e da Unicredit. «Non bisogna però dimenticare – spiega a
Repubblica Giovanni Barone Adesi, professore di Finanza all’Università di Lugano – che l’aumento di capitale è stato determinato dalla multa di 5 miliardi dollari, decisa dagli americani per risolvere la vertenza con Credit Suisse sui subprime». Come dire che si trattava di un atto necessario, per chiudere i conti con un passato disinvolto. L’alternativa, per la banca svizzera, sarebbe stata quella di quotare in Borsa la propria entità più redditizia, ovvero la filiale elvetica. «È stata una buona idea, perché la prospettiva di vendere quell’entità stava indisponendo alcuni grandi azionisti», ha commentato, per il quotidiano Le Temps, l’analista finanziario Loïc Bhend, di Bordier & Cie. «Abbiamo ritenuto l’aumento di capitale più efficace e più interessante», ha spiegato il Ceo franco-ivoriano di Credit Suisse, Tidjane Thiam confermando il taglio di 5500 posti nel corso del 2017. La borsa di Zurigo ha apprezzato e, dopo mesi di passione, ha premiato il titolo della banca con un più 2,68%. Pure Morgan Stanley giudica positivamente l’operazione, perché «consentirà a Credit Suisse di concentrarsi, maggiormente, sugli obbiettivi di crescita». L’aumento di capitale verrà sottoposto agli azionisti il 18 maggio, in occasione di un’assemblea straordinaria. Venerdì prossimo si svolgerà quella ordinaria per la quale, a causa dei bonus che il management riceverà ugualmente nonostante la perdita miliardaria del 2016, il Ceo Thiam ed il presidente del Cda, Urs Rohner, finiranno nel mirino della contestazione. Anche se, per correre ai ripari, nel frattempo, gli emolumenti sono stati ridotti del 40%, da 26 a 17 milioni di franchi. Ma, a quanto pare, non é bastato se un politico moderato come il ministro liberale dell’economia, Johann Schneider-Amman, ha definito «un’idiozia le retribuzioni troppo elevate», con chiaro riferimento a quelle del Credit Suisse. A soffiare sul fuoco della protesta ci saranno in prima fila due società statunitensi di consulenza agli azionisti, ISS e Glass Lewis, oltre alla fondazione svizzera senza fini di lucro, Ethos. Per il Financial Times, in caso di bocciatura dei bonus, potrebbe cadere la testa di Tidjane Thiam. Ipotesi già smentita dall’interessato. «Con l’utile di oltre mezzo miliardo di inizio 2017 e con la rinuncia a vendere l’entità svizzera penso che Thiam, a questo punto, possa stare tranquillo, anche se ci saranno sicuramente degli oppositori all’assemblea», l’opinione di Giovanni Barone Adesi. La prospettiva di nuove grane legali, causate come in passato da violazioni di norme fiscali, ritiene sia ancora possibile o la banca ha tolto tutti gli scheletri dai propri armadi? «Per quanto si sa non ce ne sono, però non possiamo escludere nulla, vista la complessità di un istituto di queste dimensioni ». Insomma, navigazione tranquilla a meno che, come é stato per Hsbc, non salti fuori un Falciani, sventolando una “lista Lagarde”.

Franco Zantonelli

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