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Credit Suisse, cambio al vertice L’ivoriano Thiam è il nuovo ceo

Dall’americano Brady Dougan al franco-ivoriano Tidjane Thiam. Il cambio al vertice del Credit Suisse è una medaglia a due facce. Una abbastanza prevista e l’altra invece a sorpresa. Il ritiro di Dougan era nell’aria anche perché il top manager americano era ceo dal 2007, un tempo ragionevolmente lungo nello scenario attuale delle grandi banche. Per l’assunzione della carica da parte di Thiam, che sarà ceo a fine giugno, non c’erano state invece avvisaglie.
Thiam è ceo del big assicurativo britannico Prudential. Nato in Costa d’Avorio 52 anni fa, è cresciuto in Francia. Dopo vari anni passati presso McKinsey & Company, ha lavorato per il Governo ivoriano, anche come ministro dello Sviluppo, carriera interrotta a causa di un colpo di Stato militare nel 1999. Nel 2000 è tornato a lavorare per McKinsey e dal 2002 al 2008 ha avuto funzioni dirigenti presso la britannica Aviva, prima di raggiungere Prudential come direttore finanziario. Nel 2009 è stato nominato ceo, diventando il primo manager nero alla testa di una delle 100 maggiori società britanniche quotate in Borsa.
Urs Rohner, presidente del cda del Cs, ha espresso riconoscenza al ceo dimissionario: «Brady Dougan ha modellato in maniera significativa e con successo il nostro gruppo, ha mantenuto sulla buona strada la banca in questi ultimi anni, malgrado un ambiente complesso e grandi sfide per l’industria finanziaria globale». Per il presidente del cda Credit Suisse, il successore designato Tidjane Thiam è un leader rispettato e di valore, che vanta successi nell’industria dei servizi finanziari. «La sua vasta esperienza internazionale costituisce una solida garanzia per dirigere l’istituto» ha affermato Rohner.
Brady Dougan è entrato in Credit Suisse First Boston, l’allora ramo investment banking del gruppo, nel 1990 e nel 2003 è diventato membro della direzione di Credit Suisse Group. È uno dei pochi dirigenti di una grande banca internazionale a essere uscito indenne dalla crisi finanziaria del 2008-09, che Cs ha superato senza aiuti statali. Le sue dimissioni in tempi più recenti erano sono state più volte oggetto di voci di mercato, anche in seguito alla multa di 2,8 miliardi di dollari inflitta negli Usa all’istituto, a causa delle vertenze fiscali con le autorità americane. I suoi critici hanno indicato un’eccessiva attenzione all’investment banking, i suoi sostenitori hanno invece sottolineato l’equilibrio creato con il business centrale della banca, il private banking. Durante il suo mandato Dougan ha percepito uno stipendio annuo medio di 12 milioni di franchi, senza contare le gratifiche, né il discusso bonus di 71 milioni incassato nel 2009.
La notizia della nomina di Thiam ha sorpreso più di un osservatore, ma è stata accolta favorevolmente dagli esperti. In Borsa ieri a Zurigo i Cs è salito del 7,76% a 25 franchi. Secondo Roger Degen, analista di Julius Bär, la scelta è stata giudiziosa. Andreas Venditti, analista Vontobel, sottolinea che il futuro numero uno di Credit Suisse non proviene dal mondo bancario, ma che come capo di Prudential ha comunque esperienza dei mercati asiatici, un’area importante per Cs. Andreas Brun, analista alla Banca cantonale di Zurigo, prevede che Thiam riorienterà le attività, puntando sulla gestione patrimoniale (private banking soprattutto), più stabile e redditizia sul lungo periodo. Il presidente del cda Urs Rohner ha sottolineato che non ci saranno cambiamenti strategici: «È chiaro che proseguiremo sulla via di un rafforzamento della gestione patrimoniale e di una riduzione dei rischi, ma non sono previsti cambi di strategia».

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