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Credit crunch, timori anche in Europa Lagarde: interverremo

La stretta sul credito a imprese e famiglie, nonostante i tassi viaggino ai minimi storici, è iniziata nell’area dell’euro con un «significativo irrigidimento delle condizioni» nel terzo trimestre ed è destinata a continuare nel quarto trimestre, in un contesto pandemico riacutizzato dalla seconda ondata di contagi e nuove misure di contenimento. Per contrastare e contenere questa tendenza sul credito, la Bce, come riconfermato dalla presidente Christine Lagarde al Forum sulle banche centrali, è pronta ad intervenire e a ricalibrare lo strumento principale dei prestiti mirati all’economia Tltro (che già consentono alle banche di finanziarsi a -1%) per «continuare a sostenere il settore bancario» e garantire che le condizioni dei finanziamenti restino favorevoli.

I primi segnali di credit crunch sono stati intercettati dalla Bce nell’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro condotta in ottobre e riportata nel Bollettino economico pubblicato ieri. Nel terzo trimestre le banche hanno inasprito i criteri di concessione dei prestiti a imprese e famiglie a causa di un aumento del rischio percepito e nel quarto trimestre. E questo si è verificato nonostante le «misure tempestive e consistenti» adottate dalle autorità monetarie, di bilancio e di vigilanza dall’inizio della pandemia. Sebbene le garanzie pubbliche sui prestiti abbiano concorso a rendere meno rigidi i criteri di concessione del credito, le banche hanno indicato il rischio percepito (legato al peggioramento delle prospettive macroeconomiche e alla situazione specifica delle imprese) come il principale fattore dell’inasprimento.

Nel terzo trimestre le banche partecipanti all’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro hanno inoltre segnalato un moderato calo della domanda netta di prestiti da parte delle imprese, per effetto del minore fabbisogno di liquidità di emergenza e dell’indebolimento della dinamica degli investimenti fissi. Per il quarto trimestre del 2020 si aspettano un rinnovato incremento della domanda di prestiti alle imprese e di un calo della domanda di prestiti alle famiglie, fattori che potrebbero indicare un aumento del fabbisogno di liquidità delle imprese nel contesto di una seconda ondata.

La stretta rischia di estendersi nel quarto trimestre 2020: le banche prevedono «un ulteriore irrigidimento netto» dei criteri per la concessione del credito a imprese e famiglie. E anche le Pmi si aspettano «un deterioramento del loro accesso al credito», segnala il Bollettino. La Bce intende intervenire per mitigare questo inasprimento: «le imprese che si sono indebitate pesantemente finora hanno bisogno della certezza che il rifinanziamento resterà disponibile a condizioni convenienti», ha sostenuto Lagarde al Forum Bce, enfatizzando che il rischio di tenere in vita aziende “zombie” non c’è mentre c’è il pericolo di un effetto “moltiplicatore”: le aziende che sono sopravvissute finora aumentando l’indebitamento potrebbero decidere, colpite dalle nuove restrizioni, che non ha più senso continuare la loro attività d’impresa. Riducendo, con la chiusura, la produzione di altre aziende. Un avvitamento che peggiora la crisi e andrà evitato.

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