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“Credit crunch, problema numero uno la Bce può tagliare ancora i tassi”

È l’ennesima revisione al ribasso, quella annunciata ieri sera dal Fondo monetario internazionale sull’economia dell’area euro. E il suo significato è che è inutile chiedersi per chi suona la campana: fino a quando i paesi della cosiddetta «periferia» restano intrappolati nella peggiore recessione dal dopoguerra, neanche la Germania e il Nord Europa possono cavarsela da sole. La crisi è di tutti i soci del club e non di alcuni, come constata il direttore esecutivo per l’Italia all’Fmi AndreaMontanino.
Come si spiega questo taglio delle stime del Fondo, che vede una contrazione del Pil dello 0,6 per cento nell’area euro?
«Ne abbiamo discusso a fondo nella riunione del consiglio dell’Fmi che si è appena tenuta — risponde Montanino — . Troviamo che continui a essere un po’ lento tutto il processo di ripresa e di riduzione della frammentazione finanziaria in Europa».
Frammentazione finanziaria significa che il denaro gira poco fra i paesi e la stretta al credito continua. Come si risolve?
«L’Fmi riconosce che questo oggi è il problema numero uno. È fondamentale che i prestiti alle piccole e medie imprese vengano offerti a tassi ragionevoli soprattutto nei paesi dove la recessione è più forte, fra i quali l’Italia. Per questo è importante andare avanti in fretta con il progetto di unione bancaria».
In concreto cosa significa?
«Va fatta una revisione seria e approfondita della qualità degli attivi nei bilanci delle banche, cioè dello stato effettivo dei loro prestiti alle imprese e alle famiglie. Su quella base, se emergono aspetti critici, vanno affrontati e vanno ricapitalizzate le banche. Il Fondo incoraggia l’area euro acontinuare su questa strada».
Pensate che anche la Banca centrale europea debba fare di più?
«Una premessa: se le banche sono fragili e poco redditizie ma non le si ricapitalizza e non le si ristruttura per renderle profittevoli, nessun’altra misura servirà a molto. Ma anche la Bce può avere un ruolo. L’Fmi per esempio fa riferimento al “funding for lending”,lo schema della Bank of England che cerca di favorire i prestiti alle imprese medio-piccole ».
Un piano della Bce di acquisti di titoli di credito alle imprese, in stile Federal Reserve, potrebbe servire?
«Il Fondo non dà indicazioni di questo tipo. Piuttosto, osserva che in Europa c’è un vero e proprio problema di debolezza della domanda interna. Per questo una politica monetaria più accomodante potrebbe servire a sostenere la domanda e dunque la ripresa nel breve termine. Per il Fondo Monetario, qualcosa per esempio si può fare sul fronte dei tassi d’interesse ufficiali».
L’Fmi continua a sostenere la cosiddetta linea dell’austerità, cioè un ritmo di risanamento di bilancio accelerato?
«Sui conti pubblici molto si è fatto e molto resta da fare, ovviamente. E non discutiamo i casi singoli di questo o quel governo per ora. Ma, rispetto al passato, forse adesso in alcuni paesi c’è più spazio per prestare più attenzione al sostegno alla domanda nel breve periodo. È possibile farlo se resta chiara la cornice di risanamento di medio-lungo periodo».
L’Fmi questa volta sottolinea molto il problema della disoccupazione giovanile. Quale ricetta indicate?

«È un problema che riguarda tutti, persino in Germania sta aumentando. Sono questioni strutturali con radici profonde, per questo bisogna continuare a migliorare la tipologia dei contratti di lavoro in modo da favorire l’occupazione dei più giovani».
Sembra di capire che il Fondo non consideri più in crisi solo alcuni paesi dell’euro ma l’intera area. È così?
«Questa recessione non è un problema solo del Sud Europa. Noi prendiamo l’area euro come un unico grande paese. Certo, alcune parti al suo interno vanno meglio e altre meno. Ma anche la Germania è legata al resto dell’area da rapporti finanziari, commerciali, culturali. E se non si supera il problema della frammentazione finanziaria e della stretta al credito, non ci sarà ripresa sostenibile per l’intera zona euro».
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