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Credit crunch, l’allarme di Visco

«L’economia italiana si trova immersa in una fase di difficile transizione» che richiede il contributo di tutti i suoi protagonisti e «il sistema bancario deve fare la sua parte» perché «non vi potrà essere ripresa duratura in mancanza di un sufficiente sostegno finanziario alle imprese». È un appello forte a irrobustirsi e a non far mancare il sostegno alla crescita quello rivolto ieri dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco al sistema creditizio italiano nel corso dell’assemblea annuale dell’Abi. Il governatore ha infatti esordito spiegando che la situazione dell’economia italiana «è difficile e lo si vede anche nelle valutazioni degli analisti» con un implicito riferimento ai giudizi di S&P. Ma, ha aggiunto «la prospettiva è di ripresa, come è stato sottolineato da diversi organismi internazionali fra cui, ieri l’Fmi».
Intanto, però, il 2013 sarà duro: nelle previsioni che Bankitalia presenterà «la contrazione del prodotto nell’anno in corso sarebbe vicina ai 2 punti percentuali» e una modesta ripresa arriverà a fine anno per produrre una crescita «superiore al mezzo punto percentuale nel 2014». A sostenere la ripresa contribuirà una politica monetaria accomodante, ha spiegato Visco. Però i margini di incertezza restano elevati e occorre tenere la barra della finanza pubblica perché «non possiamo rischiare di perdere la fiducia degli investitori, fragile ed esposta alle valutazioni degli analisti». Inoltre,«la politica monetaria aiuta ma non sostituisce i necessari interventi strutturali e quelli di sostegno alla nostra economia». Anche perché la contrazione dei prestiti alle imprese si è accentuata nella prima metà di quest’anno «superando il 5% su base annua nei tre mesi terminanti in maggio».
La rarefazione del credito,dovuta alla recessione che frena la domanda e alle sofferenze bancarie che irrigidiscono l’offerta(il tasso d’ingresso in sofferenza dei prestiti alle imprese è stato pari al 4,5% nel primo trimestre 2013) appare destinata a durare anche nei prossimi mesi, avverte il governatore, che invita le banche a ridurre il peso di Bot e Btp a favore delle erogazioni per famiglie e imprese. Per questo Visco ha annunciato tra l’altro che via Nazionale chiamerà a raccolta le banche per esaminare le misure tecniche da adottare per ampliare la tipologia degli strumenti finanziari che possono essere presentati come collaterale a fronte di rifinanziamenti dell’eurosistema.
Alle aziende di credito Visco riconosce che in questi anni la loro azione di rafforzamento patrimoniale è stata rilevante, ma spiega che in vista dell’Unione bancaria e alla vigilia di due nuovi esami del sangue del sistema creditizio europeo questo rafforzamento deve proseguire nello stesso interesse delle banche. Poi, però, dettaglia tre specifici richiami al sistema.
Il primo riguarda i modi con cui le banche partecipano al capitale delle aziende: il legame partecipativo «può talora distorcere le scelte di erogazione del credito» e può dar luogo ad atteggiamenti collusivi se le quote azionarie e i prestiti concessi crescono troppo; di qui la sollecitazione al rispetto delle norme sulle parti correlate. Il secondo ammonimento riguarda le Fondazioni bancarie, che in alcuni casi «tendono a interpretare in maniera molto ampia le prerogative degli azionisti. Ciò ha determinato eccessi, ostacolando talora il necessario ricambio degli organi e orientando la scelta degli amministratori in base a criteri diversi dalla professionalità». È tempo che le Fondazioni diversifichino i portafoglio «al fine di allentare i legami, talvolta troppo stretti, con i risultati della banca di riferimento e di evitare interferenze nella governance e nelle scelte imprenditoriali delle banche», mentre va vietato «il passaggio dai vertici delle Fondazioni a quelli delle banche».
Infine, Visco ricorda alle banche popolari, ma anche al legislatore, che il modello «più coerente» è quello della «società per azioni»: le popolari più grandi «devono aprirsi a questa trasformazione, agevolandola con quorum assembleari realisticamente raggiungibili».

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