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Crédit Agricole va controcorrente “Scommettiamo sul futuro italiano”

Crédit Agricole non teme la politica italiana riottosa, né la crescita fiacca che attende il suo secondo mercato mondiale, dove la banque verte impiega 44 miliardi e che stima a un + 1% di Pil nel 2019. L’istituto anzi rilancia su tutti i fronti operativi nel Paese dove l’insoddisfazione popolare è salita al governo, puntando su obiettivi a lungo termine: «Sull’Italia ci sono elementi di preoccupazione, ma restiamo fiduciosi sul fatto che sia un grande Paese, e che non sia in discussione la vocazione europea — ha detto l’ad Philippe Brassac in un incontro con la stampa italiana nella sede di Montrouge, realizzata da Renzo Piano —. Investiamo con orizzonte di 25- 30 anni e la strategia funziona molto bene, e non cambia in base a tensioni di breve termine » . Così l’Agricole interpreta tranquillamente il ruolo di primo investitore estero nel debito italiano, come quello di banca attenta a ulteriori opportunità di crescita: siano Carige, Creval o altri, ma « piccoli perché le nostre acquisizioni devono essere incrementali, non di trasformazione», ha aggiunto il manager. I numeri finora danno ragione: la banca al 30 settembre ha un patrimonio Cet1 al 14,9%, il rating migliore tra le francesi, utili netti per 5,27 miliardi di euro — un decimo fatti in Italia — e un rendimento del capitale investito al 13%.
Una premessa tecnica per raffreddare il rischio Italia è nella contabilizzazione dei 7 miliardi di Btp che le reti locali dei francesi detengono: «Abbiamo avuto la prudenza di non contabilizzarli a valore di mercato — ha detto Brassac — quindi non abbiamo quasi avuto impatto dallo spread: ogni 100 punti base di allargamento l’impatto sul Cet1 di gruppo è soli 3 punti base » . Iscrivere i Btp come immobilizzazioni li sterilizza ( oltre che dalle perdite) da plusvalenze e altre lucrative operazioni finanziarie. Non a caso diverse banche italiane negli ultimi mesi stanno cercando di spostare i loro Btp nelle immobilizzazioni: anche se la Vigilanza non sempre lo permette senza che si paghi dazio al loro deprezzamento. Raffreddato il problema spread, la banca di origine contadina continua a vedersi giocatore importante in Italia, come si vedrà nel prossimo piano strategico di febbraio 2019. La patata bollente del bond Carige, 320 milioni che le banche di buona volontà si accolleranno il 30 novembre, non disturba troppo: «Noi abbiamo intenzione di aderire e di non far mancare quest’impegno di solidarietà al Fondo interbancario di tutela dei depositi » , ha detto il responsabile del gruppo in Italia, Giampiero Maioli. L’ammontare dell’” obolo” dipenderà da quanti si tireranno indietro, ma in partenza dovrebbe ricalcare il 3-4% che equivale alla quota di mercato di Agricole in Italia. Su Creval, dove il gruppo francese ha il 5% al servizio di un accordo bancassicurativo, è invece possibile un arrotondamento: « Potremmo aumentare un po’ fino a poco meno del 10% se questo sarà accompagnato da un’espansione della partnership » , ha detto Brassac; un’ipotesi potrebbe riguardare il risparmio gestito, dove con Amundi i francesi sono il leader europeo.
Sul fronte dell’innovazione tecnologica, che per Maioli sarà tra i cardini della prossima strategia ( già ora vede investimenti di gruppo per 3 miliardi l’anno), l’Agricole ieri ha annunciato la prima apertura italiana del Village, un polo di innovazione che la banca condivide con investitori e giovani imprese, per diffondere la digitalizzazione delle economie locali. In Francia ne sono nate 28 in cinque anni, a Milano la prima italiana, affidata alla dirigente Gabriella Scapicchio, sorgerà su 2.700 metri quadrati in un ex convento del ‘700, dove far posto a 50 startup a costi di gestione dimezzati.

Andrea Greco

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