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«Credit Agricole punta sull’Italia» Dossier BancoBpm in stand by

Il gruppo bancario francese Credit Agricole punta a superare i 6 miliardi di utile netto nel 2025, ad aumentare al 12% il ritorno sul patrimonio netto tangibile (Rote) e a implementare un piano di investimenti in IT e digitale da 20 miliardi di euro. Per quanto riguarda la controllata Credit Agricole Italia, sesta banca commerciale del Paese con una quota di mercato del 5,5%, il gruppo intende «accelerare la propria crescita sul digitale, Esg e su quattro segmenti della propria offerta: immobiliare, agri-agro, assicurazioni danni, risparmio gestito». Nel piano al 2025 di Ca Italia è previsto anche un investimento nelle «persone attraverso un piano di ricambio generazionale (Next Generation) che prevede oltre 1.200 assunzioni, in special modo di profili tecnici e specialistici a supporto della trasformazione digitale». 

Sono questi i punti chiave del nuovo piano a medio termine 2022-2025 (chiamato «2025 Ambitions») che i vertici del gruppo Credit Agricole hanno presentato ieri a Parigi alla stampa e alla comunità finanziaria. In Italia l’attenzione era focalizzata sui piani di crescita esterna. Ma su questo versante, i vertici di CA hanno preso tempo. Alla domanda se il gruppo stesse valutando un ingresso nel capitale di Mps, il vice direttore generale Xavier Musca ha risposto che «per noi non è una tematica di attualità» aggiungendo poi che «oggi la strategia che è stata data chiaramente dallo Stato Italiano, è di sviluppo, di rafforzamento del capitale, quindi la domanda non si pone».

Apparentemente in fase di stallo anche il più “caldo” dossier BancoBpm, dopo che poche settimane fa l’Agricole ha annunciato di essere diventato il primo azionista singolo con una quota del 9,2% del capitale. «Siamo rimasti sotto al 10% e, se volessimo superare il 10%, dovremmo chiedere l’autorizzazione alla Bce e non l’abbiamo fatto», ha commentato il vice dg Jerome Grivet. Ogni decisione futura, sembra di capire, dipenderà dal percorso che BancoBpm deciderà di intraprendere sulla bancassurance, business assai ambito dal Credit Agricole. «Il Banco Bpm ha chiesto a vari assicuratori di fare delle proposte per la ripresa di partnership assicurative che aveva con altre compagnie sia per il vita che danni. Ad oggi, senza svelare grandi cose, non si è ancora deciso sulle modalità di un’eventuale ripresa di questi accordi», ha commentato Musca. 

A delineare a livello generale la strategicità per Credit Agricole delle attività italiane, guidate da Giampiero Maioli, è intervenuto il group ceo Philippe Brassac: «Il nostro modello prevede di dare la priorità alla crescita organica, attraverso la banca universale, ovvero quella di Crédit Agricole Italia che si sta fondendo con Creval e CA FriulAdria, e lo sviluppo delle nostre attivita». Una presenza, sottolinea Brassac, che è il frutto di una strategia di lungo termine. «Noi siamo attivi in Italia da più di 30 anni, e non solo negli ultimi anni, questo è un punto importante. Abbiamo una traiettoria molto lunga in Italia e cerchiamo, regolarmente, di sviluppare questo modello che coniuga la banca tradizionale, Crédit Agricole Italia, e le attività del gruppo, che sono tutte presenti in Italia». Tra queste c’è anche uno dei leader europei dell’asset management Amundi, cresciuto anche grazie all’acquisizione di Pioneer da UniCredit. È prevedibile una nuova fase di shopping in Europa e in Italia? «Per quanto riguarda l’asset management, ovviamente siamo aperti a tutte le opportunità di crescita esterna possibili in Europa – ha commentato Musca – sottolineo che abbiamo già una posizione molto solida in Europa, siamo il numero tre del mercato e pensiamo che, forse in Italia soprattutto, abbiamo la capacità di svilupparci in modo organico nell’ambito dell’asset management. In ogni caso, guardiamo a come si evolve la situazione in Italia con ottimismo. È un Paese nel quale siamo presenti da molto tempo e pensiamo di poter crescere molto».

Quanto al contributo dell’Italia al piano industriale di gruppo, Grivet ha spiegato quali sono le attese di Parigi: «Crédit Agricole Italia, cioè la banca più le varie attività, ora rappresenta quasi il 15% del risultato di Crédit Agricole. Nei 6 miliardi e più che ci prefissiamo per il 2025, è quella che deve essere la quota dell’Italia. Ci aspettiamo che l’Italia continui a rappresentare un 13-14-15% di questo totale. Poi vedremo come questo si esplicita. L’Italia è molto importante rispetto all’insieme del gruppo ed è ben redditizia».

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