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Crédit Agricole, Opa su Creval. «È un’offerta amichevole»

Non solo per la pandemia: nel mondo del credito il 2020 sarà ricordato anche come l’anno del risiko. Ha iniziato Intesa Sanpaolo il 17 febbraio con l’acquisizione di Ubi. Ieri la seconda mossa: il Crédit Agricole Italia ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto (Opa) da 737 milioni di euro sulla totalità delle azioni del Credito Valtellinese, di cui già possiede il 9,8 per cento, dichiarandosi pronto a pagare 10,5 euro azioni che venerdì scorso valevano in Borsa 8,695 euro. Un premio del 21,4 per cento, che sale al 53,9 se si considera la media dei prezzi dell’ultimo semestre, con il titolo che ieri ha chiuso a 10,758 euro (+23,73%).

Un’operazione che appare destinata a sbloccare prossime future aggregazioni. Infatti l’Agricole, dopo non aver trovato un accordo con il Banco Bpm all’inizio del mese, ha continuato la propria strategia aggregativa in Italia, dove i primi investimenti risalgono a trent’anni fa, rendendo palese una verità spesso taciuta: le banche italiane, anche se di non grandi dimensioni come il Creval, possono contenere valore anche agli occhi di uno dei maggiori gruppi creditizi europei, a patto siano ben gestite e abbandonino logiche provinciali, come ha saputo fare il Valtellinese sotto la gestione di Luigi Lovaglio.

Si tratta di un’offerta amichevole, ha più volte sottolineato Giampiero Maioli, ceo di Crédit Agricole Italia, che ha evidenziato la crescita del gruppo negli ultimi anni: nel 2007 l’Agricole contava in Italia 500 mila clienti, oggi sono 2,1 milioni nel retail, che con l’acquisizione del Creval diventeranno 2,8 milioni e più di 5 milioni se si considera anche il risparmio gestito e il credito al consumo. Il nuovo gruppo avrà una quota di mercato compresa tra il 6 e il 10% in Lombardia, Emilia-Romagna e Sicilia. «Dovevamo decidere se uscire o prendere il controllo. Abbiamo dovuto accelerare anche per la particolare fase di mercato, ma lo abbiamo fatto nel pieno accordo con le fondazioni, i sindacati, le autorità e informando preventivamente anche i vertici del Creval. In questa fase — ha evidenziato Maioli — sono necessarie economie di scala e tutte le banche, ma specialmente le piccole, dovranno sopportare l’onda d’urto post covid. Bisogna rinforzare gli argini».

Dando comunicazione dell’operazione, l’Agricole ha evidenziato come la combinazione delle due banche «consoliderà la posizione del gruppo come banca commerciale al sesto posto in Italia, facendo leva su una cultura condivisa di continuo supporto alle comunità locali».

Si tratta, è scritto, di una «alleanza di due banche solide e caratterizzate da una buona performance», che permetterà «una significativa creazione di valore, a beneficio di tutti gli stakeholder» e, per «i clienti di Credito Valtellinese: un gruppo ancora più forte, con un’attraente offerta di soluzioni»; con «un Return on investment (indice della redditività degli investimenti, nda) stimata superiore al 10 per cento in 3 anni».

Dal punto di vista sistemico, dopo questa operazione che ha già l’adesione del fondo Algebris con il 5,4 per cento, restano altre due grandi partite aperte. Banco Bpm viene dato sempre più vicino a Bper: nascerebbe il terzo polo italiano; mentre solo Unicredit sembra in grado di poter approfittare, per capienza di volumi, dei due miliardi di benefici fiscali che potrebbero derivare dalla acquisizione del Monte dei Paschi di Siena.

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