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«Crédit Agricole investe perché ha fiducia nell’Italia»

«Con l’Opa da oltre 700 milioni su CreVal, il gruppo Crédit Agricole porta a oltre 4 miliardi gli investimenti realizzati in Italia negli ultimi quattro anni. Continuiamo a farlo perché abbiamo grande fiducia nel Paese, abbiamo dimostrato di essere investitori di medio lungo periodo che non si fanno impressionare dalle altalene dello spread. Crédit Agricole è il decimo gruppo bancario al mondo, ma si considera europeo, francese e italiano». Il Ceo di Crédit Agricole Italia e Head of Crédit Agricole S.A. Group per l’Italia Giampiero Maioli ha pilotato negli ultimi anni la crescita del gruppo in Italia ed è convinto che, come lui, anche a Parigi i vertici della “banque verte” considerino l’Italia come casa loro. Non da oggi, ma da decenni. A partire dalla prima chiamata italiana per il salvataggio del Banco Ambrosiano. I tempi sono cambiati e, nell’era della crisi pandemica, gli Stati della Ue sbandano tra europeismo e rigurgiti nazionalisti. L’intervista esclusiva che Maioli concede al Sole24Ore parte proprio da qui.

In Italia proprio pochi giorni fa il Copasir ha lanciato l’allarme sui rischi di un’offensiva sul risparmio italiano da parte di gruppi bancari e assicurativi francesi. Temete che l’Italia attivi il golden power? O avete già avvisato il Governo e ottenuto un informale via libera preventivo?

Non abbiamo avuto alcun via libera preventivo dal Governo ma, come facciamo sempre da anni, ovviamente abbiamo informato le autorità di Vigilanza italiane ed europee.

Sì, ma il golden power? L’italianità del risparmio? Come risponde a chi politicamente cavalcherà l’argomento?

Guardi, non entro nel merito delle valutazioni politiche. Le posso dire chi siamo e cosa facciamo. Siamo un gruppo ben radicato in Italia che, con l’aggiunta dei dipendenti del Creval, arriverà a dare lavoro a 16.000 persone nel nostro Paese. La banca è tra le più attive nel concedere credito all’economia reale, nel risparmio gestito abbiamo acquistato Pioneer e non abbiamo trasferito risorse fuori dall’Italia, anzi le abbiamo accresciute. Aggiungo che l’Opa su CreVal sarà lanciata da una banca italiana, Crédit Agricole Italia, anche con il pieno supporto del 15% del capitale che fa capo ad azionisti italiani a partire dalle Fondazioni. Certo, la capogruppo ha sede in Francia. E io sono molto orgoglioso che abbiano deciso di investire ancora in Italia in un momento così difficile come quello attuale.

Veniamo all’operazione appena annunciata. Perché proprio ora? E perché proprio CreVal? Da Mps a BancoBpm è lunga la lista delle banche italiane in cerca di alleanze…

Ci siamo mossi ora perché in tutta Europa, non solo in Italia ma anche in Spagna, è partita una fase di consolidamento del settore. Questo deriva da alcune considerazioni economiche, finanziarie e industriali, più che per le pressioni dei regolatori: crescente pressione sui margini, necessità di investimenti di rilievo in tecnologia e capitale umano, aumento dei rischi su crediti nella fase post Covid. Perché proprio CreVal? Con loro avevamo già una partnership nella bancassurance e una partecipazione azionaria del 5% che poi è salita al 9,8%. Li conosciamo bene, hanno una tradizione da ex cooperativa con migliaia di soci e grande attenzione al territorio e alle persone che è culturalmente simile al modello dell’Agricole. Avevano problemi di capitale, ma dopo la ricapitalizzazione, il derisking e il piano di taglio dei costi, hanno completato il turnaround. Ora possiamo contribuire a un rilancio commerciale che, con le nostre società prodotto, può ridare slancio alla banca valtellinese.

Se volevate crescere in Italia l’opzione BancoBpm, con cui avete avuto qualche contatto, non era l’occasione per il salto dimensionale? Ora quell’ipotesi è da considerarsi chiusa?

Storicamente siamo cresciuti attraverso progressive acquisizioni, che ci permettono di gestire il nostro sviluppo perché consentono una migliore e più veloce integrazione anche per tutti i collaboratori. Per quanto riguarda BancoBpm siamo felici di avere una forte partnership nel consumer finance.

Da una fusione gli investitori si attendono maggiore redditività e quindi sinergie. Le prime stime degli analisti parlano di 140-150 milioni di euro a regime. Come pensate di ottenerle? Sono in vista tagli al personale?

I risparmi arriveranno innanzitutto da riduzione del costo del funding, che è dovuto al solido rating di Crédit Agricole. Certo ci saranno sinergie di costo, attraverso l’ottimizzazione degli acquisti e la razionalizzazione delle infrastrutture IT. Nella nostra storia abbiamo sempre avuto un buon dialogo con i sindacati, concordando con loro solo piani volontari a fronte di numerose assunzioni di giovani. Ci saranno anche sinergie da ricavo ma le quantificheremo nei prossimi mesi.

Gli analisti hanno per ora giudicato il prezzo che pagate “fair”. In attesa di capire se il cda del CreVal giocherà al rialzo, la valutazione offerta è pari a poco più di 0,4 volte il patrimonio tangibile. Ne deriva un badwill lordo di quasi un miliardo. Giusto?

La cifra definitiva la sapremo solo alla fine dell’operazione. Posso solo dire che l’intenzione è di utilizzarlo per accelerare il derisking e portare l’Npe a livelli tra i più bassi in Italia e in media europea.

L’Opa sarà lanciata da Crédit Agricole Italia, che per il 15% fa capo a Fondazioni e piccoli azionisti. Se l’offerta andrà a segno, avete detto che volete procedere alla fusione di CreVal in Agricole Italia. L’obiettivo è di avere un gruppo quotato o puntate al delisting?

L’obiettivo è il delisting. Poi la fusione societaria e infine l’integrazione nel primo semestre 2022.

Agricole è chiamata anche la “banque verte”, una lunga tradizione che trova conferma nella leadership nelle emissioni di green bond. Basterà per essere ben accolti nella verde Valtellina? Più concretamente: CreVal ha una struttura di direzione generale divisa tra Milano e Sondrio. Già pensato a come avverrà l’integrazione?

Per ora le posso solo dire che non abbiamo alcuna intenzione di sguarnire la presenza in Valtellina. Anzi. La storia delle nostre integrazioni dimostra che, dal Friuli alla Romagna fino alla Toscana, abbiamo sempre mantenuto forti presidi sul territorio. Non dimenticate mai che il Crédit Agricole deriva la sua forza e la sua identità dalle caisses regionali che ne sono azioniste. E quella cultura ha contraddistinto anche la lenta ma costante crescita in Italia.

Quando viene lanciata un’Opa, nei primi giorni le quotazioni spesso si portano sopra il livello di offerta confidando in un rilancio. Avete definito la vostra Opa amichevole ma, nei fatti, non è concordata. Credete che il cda del CreVal vi chiederà un rilancio?

L’offerta è a premio del 21% rispetto ai prezzi di Borsa di venerdì e di oltre il 50% rispetto a quelli medi degli ultimi sei mesi. A questo aggiungerei che la nostra offerta ha già un extra premio perché è tutta cash. Non è un dettaglio di poco conto.

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