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Credem, salvataggi solo stile venete

In casa Credem da anni la parola d’ordine è crescere in maniera sostenibile. Sia sotto il profilo della redditività (nel 2017 l’utile netto è salito del 41%, a 186 milioni), che del capitale, tanto che oggi la banca può vantare il cuscinetto patrimoniale di sicurezza più ampio tra tutte le banche italiane monitorate da Bce. Se a questo si aggiunge il bassissimo livello di crediti deteriorati a bilancio, si capisce perchè la banca sia oggi nelle condizioni di guardare al mercato da una posizione di forza. Tanto che il tema dell’aggregazione non è più un tabù. Così il radar è acceso: e va da Banco Desio («banca con cui ci sono delle affinità di business», spiega il Dg Nazzareno Gregori in questa intervista al Sole 24Ore) ad altre ipotesi. Che oggi non contemplano Carige e Creval, ad esempio. Se poi si presentassero, per astratto, «altre situazioni che richiedessero salvataggi secondo lo schema visto nel caso delle Venete” allora “si potrebbero anche valutare», ma solo «qualora ci fossero le giuste condizioni».
Partiamo dalla situazione politica: l’incertezza politica prolungata può rimettere in moto una fase di volatilità dannosa per le banche italiane?
Lo vedremo. Fino alle elezioni abbiamo vissuto una fase di ripresa sia degli investimenti che dei consumi, e questo è una notizia positiva, anche in vista della riduzione degli Npl, che è un processo che deve continuare. D’altra parte, una fase di stallo prolungato non può fare bene all’economia e al comparto. Serve un assetto istituzionale che sia credibile e in tempi brevi.
Nel 2017 Credem è cresciuta sul fronte della redditività e degli impieghi. Che obiettivi vi date per il 2018?
Nel 2018 contiamo di accrescere gli impieghi di altri 500 milioni sul 2017 e il margine di interesse intorno al 3,5% grazie ai volumi. Per farlo cercheremo nuova clientela puntando sul credito al consumo e small buiness. Anche il segmento della gestione del risparmio sarà decisivo: prevediamo di incrementare le masse di 2,5-3 miliardi.
Credem ha oggi un Npe ratio del 5,2%, uno dei livelli più bassi in Italia. Sono possibili ulteriori miglioramenti?
La condizione in cui ci troviamo, che è frutto di un lavoro costante nel corso degli anni, ci permette oggi di non avere alcuna pressione sugli Npl. Ma anche se nessuno ce lo ordina, vogliamo migliorare ancora. Ci potranno essere operazioni di alleggerimento, con un Npe ratio in discesa anche sotto al 5%, anche se tutto dipenderà da utile e impieghi. In ogni caso, prevediamo di avere un costo del credito attorno a 30-35 punti base, anche se i flussi attuali sono al momento più favorevoli.
Oggi avete un Cet1 al 13,6% contro un requisito Srep del 7,4%. C’è spazio sia per operazioni straordinarie che per remunerare gli azionisti.
Vogliamo essere pronti a qualsiasi evenienza, ma anche a continuare a pagare i nostri azionisti. Abbiamo sempre assicurato un dividendo ai nostri soci, e la proposta del Cda è di aumentare quello in pagamento nel 2018.
Il buffer di capitale è tale da consentirvi di partecipare attivamente al processo di consolidamento del settore. Il 2018 potrebbe essere l’anno giusto?
Credo che ci voglia ancora tempo perchè sul mercato si verifichino le giuste condizioni. Il 2018 potrebbe essere ancora un anno di preparazione, e i frutti potrebbero vedersi nel 2019.
Il comparto bancario italiano, tassello dopo tassello, sta mettendo in sicurezza tutti i casi difficili. Qualora però si presentasse un nuovo focolaio di emergenza, Credem potrebbe intervenire?
Se ci fosse una banca in emergenza, e solo qualora ci fossero le condizioni giuste, come abbiamo ad esempio visto nel caso delle due banche venete, potremmo prendere in esame il dossier. Certo questa non è la nostra prima opzione.
Qual è allora la vostra prima opzione?
Fare un’aggregazione che produca un effetto serio in termini dimensionali. Di sicuro non guardiamo a una banca più grande di noi o con grandi esposizioni a crediti deteriorati.
Sul mercato si parla di Carige e Creval come vostri target potenziali.
Entrambe le banche stanno vivendo una fase di profonda trasformazione. Carige ha un piano da realizzare, Creval sta facendo un aumento di capitale. Ad oggi entrambe le ipotesi non sono nel nostro radar.
Banca Popolare di Sondrio?
È una banca interessante, ma anche in questo caso c’è una trasformazione in Spa che è un tema ancora aperto.
In Italia ci sono diverse banche medio-piccole in saluteche potrebbero essere un target potenziale. Tra queste, Banco Desio: è una banca privata, radicata in una zona ricca del paese come la Brianza, e con una cultura aziendale simile alla vostra. Potrebbe essere un’opzione valida?
È vero, con Banco Desio ci sono tante analogie e abbiamo un ottimo rapporto. È un istituto che ha fatto buoni risultati e un piano, presentato in giugno, che valorizzerà ancor di più il loro modello di business. Per noi non sarebbe un game changer, ma nel caso potrebbe avere un senso, benchè non ci sia alcun dossier aperto. Qualora volessero aprirsi al mercato, saremmo aperti al dialogo. Nessuna forzatura, insomma.
Se non emergessero altre opzioni?
Non abbiamo alcuna urgenza di aggregarci. Quando al ballo non trovi il partner giusto, puoi anche stare bene da solo.

Luca Davi

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