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Credem non cambia: «Niente acquisizioni»

«Non abbiamo nessuna intenzione di partecipare al risiko. Piuttosto, vogliamo crescere acquisendo nuova clientela e aumentando gli impieghi, esattamente come stiamo facendo da anni». Credem si sfila dal potenziale processo di consolidamento che sembra oramai pronto ad aprirsi nel mercato bancario italiano. E conferma così, con le parole del dg Adolfo Bizzocchi, la strategia adottata da anni: quella di crescere non tramite l’acquisto di marchi ma per linee interne. «Cerchiamo volumi, ma che abbiano una qualità buona. Cerchiamo clienti, ma che devono avere profili coerenti con il nostro business. Qualora trovassimo opportunità simili, potremmo pensare a fare acquisizioni. Il punto è che, onestamente, di occasioni simili a disposizione sul mercato non ne vediamo», dice il manager al Sole 24 Ore. L’unica vera “apertura” in prospettiva è quella verso «istituti esteri, che possono avere la nostra stessa natura, con cui potremmo stringere partnership ma finalizzate a sviluppare l’export delle nostre imprese», dice Bizzocchi.
L’attenzione dunque è concentrata sugli impieghi. «Intendiamo erogare un miliardo di prestiti in più nel corso del 2015 così da superare i 22,5 miliardi a fine anno, replicando il tasso di crescita del 2014». In virtù di questo incremento, che si potrebbe tradurre nell’acquisizione di 110 mila nuovi clienti, «mi aspetterei di veder crescere la quota di mercato italiano sugli impieghi core del Credem dall’1,35% attuale all’1,5% a fine anno». Un obiettivo ambizioso, che si inquadra in un contesto di mercato sostanzialmente in contrazione. «Mentre il mercato in media nel 2014 ha ridotto gli impieghi dell’1,8%, Credem li ha aumentati dell’8%». Stesso approccio anticiclico sui costi: «Tra il 2009 e il 2010, quando si pensava ci potesse essere una ripresa, abbiamo fatto un’attenta analisi del portafoglio crediti e ridimensionato gli organici, dell’8%, con 400 uscite. Oggi che tutte le banche tagliano sui costi, noi invece li aumentiamo». Le previsioni sono per una crescita delle spese del 5% nel 2015 anche in virtù dell’assunzione «di 230-250 persone».
Tornando all’aumento degli attivi ponderati a rischio, va detto che la politica inevitabilmente impatterà sui ratio patrimoniali. La banca – che si è rivelato il più solido istituto italiano dopo lo stress test avverso della Bce e ha chiuso il 2014 con utile in crescita del 31% a 152 milioni – d’altra parte conta di liberare capitale utile agli impieghi con la validazione dei modelli interni dei rating su corporate e retail. Banca d’Italia dovrebbe dare l’ok a mesi, e gli effetti potrebbero essere registrati già nella semestrale. I benefici sul Cet 1 ratio, spiega Bizzocchi, «dovrebbero aggirarsi sui 150 punti base, così da portare il ratio al 12% circa». Intanto, alla luce della nuova interpretazione dell’Authority che ha escluso dalla computabilità del patrimonio i Tier 2 con ammortamento e scadenza entro i 5 anni (e che hanno reso sostanzialmente inutili 270 milioni di emissioni del gruppo ai fini dei ratio patrimoniali), il gruppo corre ai ripari: è pronto a lanciare a marzo un subordinato a 10 anni da 150 milioni in private placement.

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